Carceri, il dibattito su amnistia e indulto | T-Mag | il magazine di Tecnè

Carceri, il dibattito su amnistia e indulto

di Antonio Caputo

Domenica il Santo Padre si è recato in visita nel carcere di Rebibbia, accolto, in rappresentanza delle istituzioni, dal ministro della Giustizia, Paola Severino, per portare, in vista dell’imminente festività natalizia, la sua vicinanza ai detenuti.
Toccanti le parole del Papa, che ha parlato di dignità dei reclusi e della condizione di Cristo, a suo tempo detenuto e condannato a morte dopo un ingiusto processo, bollando come “inaccettabile supplemento di pena” la condizione di sovraffollamento in cui versa gran parte dei penitenziari. L’appello del Papa si inserisce in un dibattito già aperto, sul varo di provvedimenti svuota-carceri.
La sensibilità dei Pontefici sul tema della condizione carceraria non è nuova. Basti ricordare gli interventi a più riprese di Giovanni Paolo II per un atto di clemenza verso i detenuti sia durante il Giubileo, sia nel discorso alla Camera nell’ottobre 2002, che aprì il dibattito, trasversalmente alle forze politiche, sulla opportunità di un qualche sconto di pena.
Dopo qualche mese il Parlamento, nell’estate del 2003, varò il cosiddetto “indultino”, con la previsione di un beneficio di due anni per i detenuti, a determinate condizioni (su tutte il non esser recidivi, l’aver già scontato oltre metà della pena, e, soprattutto, il non tornare a delinquere nei cinque anni successivi, pena l’annullamento dello sconto). Le forze politiche si spaccarono, soprattutto la maggioranza di centrodestra: FI e Udc favorevoli, An e Lega contrari; si dal centrosinistra.
Si trattava, come sempre, di un palliativo che non risolse il problema, tanto che in breve tempo la situazione carceraria tornò al punto di partenza. Alla morte di Giovanni Paolo II, i radicali chiesero un nuovo gesto di clemenza ma immediata fu la levata di scudi della Lega (che con Roberto Castelli guidava all’epoca il ministero della Giustizia) che minacciò la crisi di governo e la cosa si trascinò per un anno finché, con la vittoria di Prodi, la maggioranza di centrosinistra (in cui erano anche i radicali, partito tradizionalmente sensibile all’argomento, in una inusuale consonanza col mondo cattolico) affrontò il tema dell’indulto.
Per indulto e amnistia occorre una maggioranza parlamentare di due terzi prescritta “articolo per articolo e sul voto finale”, in Costituzione, modificata allo scopo nel 1992. La revisione costituzionale del 1992 interruppe una pratica, quella dell’amnistia concessa dal Quirinale, che, con i presidenti della Repubblica di manica larga, produsse conseguenze devastanti sulla certezza della pena. Dopo ciò, 11 anni di silenzio, fino all’indultino, e poi all’indulto del 2006, primo piano inclinato per il governo Prodi che, insediatosi da poche settimane, proprio per l’indulto (nonostante si trattasse di un provvedimento trasversale), cominciò a perdere quel già di per sé avaro consenso che l’elettorato gli aveva tributato. Anche qui spaccature trasversali: maggioranza a favore, tranne DiPietro e centrodestra spaccato, con il si di FI e Udc e il no, ancora una volta di An e soprattutto della Lega, che da anni fa del tema della sicurezza un suo cavallo di battaglia.
L’indulto, che prevedeva per quasi tutti i reati (eccetto terrorismo, reati sessuali, mafia, usura e sequestro di persona) commessi entro il 2 maggio 2006, uno sconto di pena di tre anni, a condizione che il beneficiario non tornasse a delinquere per cinque anni (pena l’annullamento del beneficio) fu un altro pannicello caldo che non risolse il problema, né carcerario (in due, tre anni gli istituti di reclusione erano tornati ai livelli di giugno 2006) né processuale: il provvedimento di indulto prevedeva (come nella natura dell’istituto) lo sconto a chiunque avesse commesso reati entro il 2 maggio 2006, anche non ancora processato. D’altronde l’indulto estingue la pena per i reati commessi, a differenza dell’indultino, che riguardava solo chi fosse già in carcere, come dell’amnistia, che estingue, oltre alla pena, anche il reato (e quindi il processo). Il non aver accompagnato l’indulto all’amnistia ha portato (anzi continua a portare, visto che non si sono certo conclusi tutti i processi per reati commessi fino a cinque anni e mezzo fa) comunque la “macchina della giustizia” a “girare a vuoto”, celebrando processi per reati non estinti, che in buona parte finiranno con condanne a pene già estinte.
Il tema è impopolare, ma l’accento posto da Benedetto XVI sul supplemento di pena non può lasciare insensibili: un condannato a cinque anni, è come se ne scontasse sette per le condizioni in cui versa in cella (sovraffollamento, carenze igieniche, violenza verso i detenuti più deboli, omosessualità forzata): inaccettabile. Il dibattito è aperto, ma la soluzione non sono i provvedimenti di clemenza, anche perché demolendo la certezza della pena, frustrerebbero ulteriormente le vittime dei reati che si vedrebbero ancora una volta beffate dalla giustizia. Un’idea l’ha fornita la ministra Severino e riguarda l’adozione del braccialetto elettronico, che dovrebbe finalmente entrare in funzione; un’altra soluzione potrebbe essere la riapertura di carceri di massima sicurezza e la costruzione di nuovi istituti di pena. Tema fondamentale, posto anche dal Papa, è poi quello dei detenuti in attesa di giudizio, quasi il 40% di chi è in cella. La carcerazione preventiva dovrebbe essere l’extrema ratio, ma spesso, purtroppo, per lo stato comatoso della giustizia italiana, finisce per essere l’unica pena effettivamente scontata, dato che di frequente i processi finiscono in prescrizione. Incivile ciò in un Paese culla del diritto da oltre 2000 anni.

 

4 Commenti per “Carceri, il dibattito su amnistia e indulto”

  1. Renato

    L’amnistia in questo momento è l’unica strada percorribile, il braccialetto elettronico costa troppo in termini economici e come ben sappiamo danaro da sperperare non c’è ne più, inoltre, come tutti gli apparecchi elettronici risultano obsoleti ogni 3/4 anni ergo altri soldi da spendere.
    Costruire nuove carceri con i 57 milioni di euro stanziati dal governo mi sembra una follia se si pensa che alcune carceri italiane stanno letteralmente cadendo a pezzi per non parlare poi delle condizioni igienico sanitarie all’interno delle stesse.
    La detenzione domiciliare attuata dalla Ministro Severino mi sembra un’ottima idea e alternativa al carcere, ma mi chiedo tutti i carcerati extracomunitari che una casa non ce l’hanno dove vanno? Non possiamo mica farli sparire quindi che si fa?
    Continuo fermamente a credere che L’amnistia in questo momento storico, in questa situazione esplosiva sia l’unica via percorribile con successo, pensate che a differenza di una prescrizione a mio avviso vera certezza dei processi utaliani che realmente mina le basi della certezza della pena poiché lascia disattese le speranze di giustizia delle vittime di reati, l’Amnistia potrebbe essere concessa condizionata ossia a condizione di risarcire il danno causato dal proprio misfatto magari anche con lavori socialmente utili che possano reinserire il detenuto amnistiato nella società.
    Credo che i politici debbano svegliarsi da questo torpore e proporre, nel caso ci siano, altre valide alternative sempre a costo zero in modo da permettere al governo di vagliarle immediatamente.
    Dopo tutta questa piacevole riflessione, resto ancora convinto che L’amnistia sia il mezzo giusto per rispondere alla prepotente urgenza dichiarata dalla massima carica dello stato nonché garante della nostra costituzione.

    • Sono d’accordo con Renato bisogna fare subito qualcosa per risolvere il problema nelle carceri Italiane ,il nuovo Ministro di Giustizia ha un ottimo programma mi auguro solo che non venga ostacolata ,io sono uscito da solo due mesi ho scontato 22 mesi per un reato non commesso e nonostante siano decadute le accuse il processo va avanti portando spese di Avvocati ,molti Politici sono contrari alla Amnistia dicono che non è una soluzione dicono che chi sbaglia deve restare in carcere e vogliono la pena certa ,giusto chi sbaglia deve pagare iniziassero a dare esempio facendo pagare con il carcere e dando pene severe e certe ai Politici che anno commesso reati ,poi dopo possono avere voce in capitolo,su internet ci sono ancora articoli infamanti nei miei confronti e conosco ex pezzi grossi che rappresentavano lo Stato condannati a pene minime per reati gravi e non scontano la loro pena in carcere ,ma questo alla popolazione non lo dicono ,i carceri Italiani sono scuola di malavita e un detenuto ,magari un giovane che finisce in carcere per la prima volta non ha possibilità di capire il suo errore perchè nessuno lo aiuta non esiste riabilitare qualcuno se non ci sono mezzi lavoro scuole e altro nei carceri ,uno cambia solo se l’esperienza lo ha spaventato se debole si impicca altrimenti diventerà un delinquente ,per parlare di carceri e detenuti bisogna prima sapere di cosa si parla e da dire cene tanto ,spero che facciano realmente qualcosa e aggiungo il Ministro dovrebbe anche obbligare i Magistrati di Sorveglianza ad applicare la legge per chi è nei termini e ha le basi per ricevere i benefici

  2. Dimenticavo ho scritto un libro anche se oggi non riesco più a scrivere bene come in passato per problemi di salute ,nel mio libro racconto 20 anni di Camorra e tante verità mai rivelate vorrei un aiuto per farlo pubblicare di me si parla ancora e su internet nelle voci operazione mare verde o il Boss Sarnataro Antonio troverete articoli infamanti in particolare mare verde ,lo Stato ha speso miliardi di vecchie lire per arrestare Mafiosi i Politici di allora si complimentarono con le Autorità che portarono a termine la più importante operazione di Polizia ,sapete il finale? lo dico io tutti assolti ,pensate che schifo ma il peggio e questo dice molto è il fatto che buona parte degli agenti della D.I.A. sono stati arrestati e condannati per traffico internazionale di droga ,questo dice tutto povera Italia

  3. antonio

    quello che non dici e che la dia spese per questa operazione 1.500.000 e che diede la possibilità di far prelevare dal banco di Napoli 17.500.000 bisognerebbe fare un film e i protagonisti furono tutti bravi attori ma anche una banda di sprovveduti scemi

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