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Le primarie di Genova ai raggi X

di Antonio Caputo

Terremoto, tsunami, harakiri: si sono, al solito, sprecate le iperboli nei commenti in tv e sulla stampa, sul risultato a sorpresa delle primarie genovesi del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco.
Tutti i pronostici davano incertezza su chi fisicamente avrebbe ottenuto la nomination, ma per certo che sarebbe toccato ad una delle due esponenti PD, Marta Vincenzi, Sindaco uscente e la Senatrice Roberta Pinotti. Invece, sbuca fuori a sorpresa Marco Doria, indipendente, sostenuto da SEL e dai movimenti (su tutti il prete di frontiera Don Gallo), che, nella lotta fratricida tra le due democrat, fa sua la vittoria e di conseguenza la candidatura del centrosinistra a sindaco (con la ragionevole certezza di vincere, data la vocazione a sinistra della città).
I risultati: a Doria il 46%; nettamente staccata, la Vincenzi al 27.5%; la Sindaca uscente nel derby interno al PD stacca comunque la Pinotti, al 23.6% Le briciole, infine, ai due candidati minori: Angela Burlando dei socialisti, all’1.9%, e Andrea Sassano, sinistra radicale all’1%. Bassa l’affluenza: appena 25000 votanti, in netto calo rispetto ai 35000 del 2007, quando, in un’altra sfida interna all’Ulivo, che proprio in quei mesi stava dando vita al PD, l’Eurodeputata DS Marta Vincenzi “doppiò” il Deputato della Margherita Stefano Zara; solo terzo, al 10% l’allora candidato della sinistra radicale, il Poeta Edoardo Sanguineti, scomparso di recente.
Emerge, in ciò, un parallelo con Milano: cinque anni fa un esponente ulivista (Ferrante, la Vincenzi) batte nettamente in un contesto con alta affluenza al voto un alfiere della sinistra radicale, anziano letterato illustre (Dario Fo, Sanguineti) percepito come troppo poetico. Dopo cinque anni, netto calo dei votanti, ed un uomo della sinistra radicale più credibile dal punto di vista governativo e ben radicato nella (mi si passi il termine) “aristocrazia borghese” della città (Pisapia o Doria), batte il candidato PD (Boeri, l’accoppiata Vincenzi/Pinotti).
Dall’analisi dei dati disaggregati vengono fuori situazioni strane: Doria più forte nei quartieri bene, dal centro, dove sfonda con un dato medio del 61% (Vincenzi 19, Pinotti 17%), alla riviera di Levante, abitata dall’alta borghesia, come a Nervi o nel quartiere Albaro, dalle ville stile Coppedè, zone dove ottiene il 54% (Pinotti 25, Vincenzi, solo terza, 18%); e le due donne PD che reggono bene nei quartieri popolari soprattutto del Ponente: la Pinotti che prevale a Voltri, o a Sampierdarena, e tiene botta a Pegli e Pontedecimo; e la Vincenzi che si mette dietro tutti, con notevoli distacchi, in quartieri storicamente rossi quali Cornigliano, Prà o Rivarolo dove sfonda, con punte del 56% a Begato, quartiere simbolo della Genova del disagio, tra i tornanti che portano agli orrendi palazzi-saracinesca (“dighe”), di questa zona letteralmente abbandonata, “figlia di un dio minore”, paragonabile a Scampia o allo Z.E.N. di Palermo.
Tra le motivazioni del risultato, gli osservatori citano l’alluvione di Novembre. Probabile, ma non tutti i conti tornano: le zone più colpite, come la Val Bisagno, hanno visto si la prevalenza di Doria ma assai meno nettamente (37%; Vincenzi 30, Pinotti 25) del resto della città. Più che l’alluvione in sé, dunque, potrebbe aver influito la martellante campagna dei giornali, Secolo XIX su tutti (ma anche Repubblica). Don Gallo invece, parla del degrado morale che ha scosso il PD. Qualcuno sostiene che il PD paga l’appoggio al Governo Monti, perdendo una fetta di elettorato a sinistra che alle primarie genovesi ha scelto Doria. C’è chi dà la colpa alla bassa affluenza: quando votano in pochi, i più radicali che vanno sempre alle urne, pesano di più. Vero, ma Doria ottiene 11500 voti, oltre il triplo di Sanguineti cinque anni fa; i voti della Vincenzi nel 2007 invece, si riducono dei due terzi: di essi una parte sarà sicuramente passata al candidato vendoliano, che non beneficia, dunque, solo del calo dei moderati, che peraltro all’epoca votarono Zara, sostenuto da Confindustria e mondo cattolico. L’analisi più vera, a mio giudizio, viene proprio dalla Vincenzi, la quale ha attaccato il PD che non ha mai entusiasmato la gente, spaccatosi, e che non l’ha mai amata, l’ha lasciata sola: conseguenze che sarebbero state diverse se lei “avesse dato qualche mazzata in più”.
Conseguenza del risultato: saltano le teste del Segretari Provinciale, Victor Rasetto, e regionale Lorenzo Basso, del PD, che all’atto dei risultati hanno rassegnato le dimissioni. Il segretario nazionale, Bersani, parla di conseguenze inevitabili “quando il partito si spacca su più candidati, circostanza che d’ora in poi andrà evitata” e bisogna vedere se si riferisce alla situazione genovese o se parla in chiave nazionale.
Un’ultima considerazione: un anno fa erano alla guida di tre tra le più importanti città italiane tre donne (Letizia Moratti a Milano, Rosa Russo Jervolino a Napoli, Marta Vincenzi a Genova; quattro, se si considera l’attuale Ministra dell’Interno Anna Maria Cancellieri, Commissaria Prefettizia a Bologna); tempo tre mesi e non ci sarà nessuna donna sindaco di una grande città italiana. D’altronde, tranne la Jervolino (e qualche anno prima la Poli Bortone o la leghista Dal Lago a Vicenza) è difficile trovare donne che abbiano bissato il proprio mandato: come la Moratti, un’altra donna di centrodestra fu battuta alla riconferma a Milano, la ex Presidente della Provincia Ombretta Colli nel 2004, superata nettamente da Filippo Penati. Due anni fa, infine, la Governatrice del Piemonte Mercedes Bresso, sostenuta da un’amplissima coalizione di centrosinistra (dall’UdC a Rifondazione), viene sconfitta dal leghista di origini foggiane Roberto Cota. Ci si lamenta sempre della poca presenza politica femminile, ma quando poi le donne ci sono non le si vota, e i tanti proclami (solo retorici forse senza un vero interesse?) di colpo scompaiono.

 

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