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Trasparenza a geometria variabile

Nella settimana appena trascorsa ne abbiamo saputo un po’ di più riguardo i redditi di ministri e manager pubblici. L’operazione trasparenza voluta dal premier Mario Monti è andata in scena martedì con la pubblicazione delle dichiarazioni degli esponenti dell’esecutivo. Tanto che il sito del governo è andato in tilt per diverse ore, preso d’assalto dai cittadini più “curiosoni”. Così abbiamo appreso che la più ricca è Paola Severino la quale ha dichiarato sette milioni di euro (e che però ha dimenticato una villa da dieci milioni nell’elenco delle sue proprietà come ha fatto notare il Fatto, salvo poi che la ministro ha spiegato essere stata una svista del commercialista). Abbiamo inoltre scoperto che l’ex amministratore delegato di IntesaSanpaolo, Corrado Passera (l’uomo più corteggiato del momento, politicamente si intende) è anch’egli molto ricco (possibile? verrebbe da chiedersi), mentre Michel Martone – il giovane viceministro che osò etichettare come “sfigati” i ragazzi che si laureano dopo i 28 anni – va in giro in Smart e in Vespa 125.
Di giovedì, invece, è stata la volta dei manager pubblici. Il ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi, ha consegnato alla commissione Affari costituzionali della Camera un elenco di quelli che percepiscono oltre i 294 mila euro, ovvero la cifra percepita dal primo presidente della Corte di Cassazione a cui anche gli altri dovranno adeguare gli stipendi. Tra questi ultimi è il capo della Polizia, Antonio Manganelli, a guadagnare di più: 621.253,75 euro.
Il quotidiano Libero ha “rimproverato” alcuni ministri, ad esempio la titolare del Viminale, Annamaria Cancellieri, per avere ritardato la pubblicazione della dichiarazione dei redditi (in altri casi per avere omesso qualche voce, ma tant’è). A ben vedere, tuttavia, il ritardo di taluni ministri è ben poca cosa rispetto al prolungamento dei tempi di deputati e senatori. Tre mesi ci hanno messo i primi. La maggior parte dei secondi, al contrario, neppure lo ha fatto. Anche i parlamentari potrebbero rendere pubbliche le proprie dichiarazioni mettendole online che altrimenti sarebbero consultabili recandosi negli appositi uffici.
Ebbene Bersani (136.885 euro di reddito imponibile nel 2010), Casini (116.986 euro) e Di Pietro (182.207 euro) sono tra i leader politici che hanno dato il buon esempio. Non pervenuti Berlusconi e Alfano (così come i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani) mentre sono reperibili quelle di Frattini (234.366 euro) e Brunetta (273.664 euro).
Detta in altri termini, solo il 27% dei parlamentari ha acconsentito alla messa online dei redditi. E ciò è un peccato non fosse altro che dovrebbe intercorrere un rapporto di fiducia tra eletto ed elettore. E proprio per questo, forse, risulta più facile agli attuali ministri. Ché loro sono dei tecnici, mica li abbiamo votati.

F. G.

 

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