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Europa-Italia: la sfida del multilinguismo

Pubblichiamo di seguito uno stralcio della sintesi della ricerca Eurispes-Eunic "Conosci le lingue estere"

La diversità linguistica è una sfida. L’Euromosaico delle lingue è, per tutti gli Europei, una grande sfida culturale, economica, sociale, politica. Se, da un lato, nel contesto europeo, l’utilizzo della propria lingua è riconosciuto come un diritto fondamentale dei cittadini, dall’altro, non vi è dubbio che la conoscenza delle lingue estere apre delle opportunità e degli orizzonti più vasti di quelli limitati dal proprio ambito nazionale o locale; spinge i cittadini ad aprirsi all’Europa. In tal modo ne rafforza la coesione e l’integrazione.
Multilinguismo come valore. L’Unione Europea rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo. È questo l’impegno sancito nell’art. 2 del Trattato di Lisbona (2007), il documento fondamentale che ha riorganizzato la struttura ed il funzionamento della comunità. Nel Trattato è stata inserita anche la Carta europea dei diritti fondamentali che, all’art. 22, già contemplava il rispetto della diversità culturale, religiosa e linguistica.
Multilinguismo come risorsa. La diversità delle lingue è una risorsa per l’Europa, non un limite… un patrimonio comune. È su questa base che la Commissione ha deciso di operare per la valorizzazione del multilinguismo, secondo le linee guida di una precisa Comunicazione adottata nel 2010 (Comunicazione COM 2008 del 18 settembre 2008).
Quante sono le lingue in Europa? A seguito del recente allargamento, l’Unione riconosce 23 lingue ufficiali (2007), espresse in 3 Alfabeti, alle quali si aggiungono oltre 60 lingue riconosciute come tali e parlate nelle regioni e da gruppi etnici particolari.
Le politiche europee: costruire “ponti” e “opportunità”. Sulla base del principio generale dell’Unione, unità nella diversità, le politiche puntano a garantire una coesistenza armoniosa tra le varie lingue, a promuovere un multilinguismo positivo. Infatti, la tutela delle lingue, da un lato, e la diffusione della loro conoscenza, dall’altro, possono servire da ponte verso altre persone e dare accesso ad altri paesi e culture promuovendo la conoscenza reciproca… (possono) migliorare le opportunità nella vita dei cittadini… aumentare l’occupabilità, facilitare l’accesso a servizi e diritti… accrescere la solidarietà, grazie a un maggior dialogo interculturale e una migliore coesione sociale.
I programmi europei: numerosi fronti di azione. Il lavoro, innanzitutto, perché la conoscenza delle lingue contribuisce in modo determinante alla eliminazione delle barriere ed alla mobilità di studenti, tirocinanti, lavoratori e giovani imprenditori, incrementando occupazione e sviluppo. Quindi, l’insegnamento, perché la conoscenza di un maggior numero di lingue apre nuovi orizzonti conoscitivi. A tal fine concorrono la qualificazione degli insegnanti, la loro mobilità insieme a quella degli studenti, l’adozione di metodologie efficaci di apprendimento, i partenariati culturali e scolastici. Un altro grande fronte di azione riguarda le nuove tecnologie linguistiche, di informazione e di comunicazione le quali, anche collegate ai servizi di traduzione, sono essenziali per incrementare la conoscenza delle lingue e il dialogo interculturale. Le tecnologie attuali, ad esempio, consentono l’insegnamento delle lingue a distanza via Internet, di organizzare video conferenze tra le classi delle scuole o gruppi di cittadini, di promuovere gli scambi virtuali, di sviluppare l’educazione ricreativa – edutainement. Infine, vi è il grande ambito della cooperazione con i cittadini e le realtà extraeuropee, legato sia ai fenomeni migratori (almeno 175 nazionalità sono presenti nei confini della UE, secondo Eurostat), sia ai rapporti sempre più intensi tra la UE ed i cosiddetti Paesi terzi, con cui l’Unione ha promosso numerose e diverse forme di collaborazione.
Ampliare il numero delle lingue conosciute: insegnare e conoscere meglio le lingue estere, certo. A questo impegno prioritario, l’Unione Europea ne ha aggiunto di recente un altro: quello di ampliare il numero delle lingue estere conosciute. L’obiettivo è di creare le condizioni, con appositi programmi, affinchè un cittadino europeo possa arrivare a comunicare con la lingua materna ed in più con altre due lingue estere.
Le lingue regionali e minoritarie. Circa 40 milioni di cittadini europei parlano regolamente le cosiddette lingue regionali e minoritarie, trasmesse da generazioni. Questo patrimonio linguistitico e culturale non deve essere un motivo di divisione tra una maggioranza e una minoranza. È per questa ragione che l’Unione ha riconosciuto ufficialmente il valore di queste lingue e ne promuove la salvaguardia. Ciò implica interventi presi in collaborazione con gli Stati, le Regioni e le comunità locali in numerosi ambiti, tra cui le scuole, i servizi amministrativi, i mezzi di informazione e comunicazione.
Le città multietniche e la conoscenza delle lingue: quelle europee sono città sempre più multietniche per il continuo flusso di immigrati. Ai fini di una buona integrazione la conoscenza della lingua del Paese ospitante è essenziale. Ma per tutti gli abitanti della città la conoscenza delle lingue dei nuovi cittadini apre la possibilità di comprendere il valore di nuove culture, di coglierne i valori positivi, di costruire i migliori rapporti di coesistenza. Con la conoscenza delle lingue il processo di inclusione è più facilitato (ad es. anche per la cittadinanza), è incanalato sui binari giusti della costruzione di nuove opportunità per tutti. Su questo terreno delle lingue, la collaborazione stretta tra strutture pubbliche e private è indispensabile; solo essa può garantire l’organizzazione di servizi (ad es. gli sportelli unici linguistici) ed iniziative di assistenza adeguati. Insomma, mai come in questo caso, la conoscenza delle lingue riflette un vero interesse pubblico.
L’“industria delle lingue”. Il Business Forum for Multilinguism del 2008 ha messo in evidenza i vantaggi economici che la conoscenza delle lingue può apportare soprattutto alle Piccole e Medie Imprese e il contributo che può venire da chi fornisce servizi di traduzione (“La lingua europea è la traduzione”, secondo Umberto Eco), di interpretariato, di assistenza, di corsi di lingue professionali per settori ed attività specifiche.
L’ “Indicatore” europeo delle lingue: è uno strumento in via di elaborazione in base ad un importante progetto europeo, Language Rich Europe, che consentirà sia di valutare l’efficacia delle politiche e delle pratiche di promozione della conoscenza delle lingue in vari ambiti – dal lavoro, alla scuola, al business – sia di costruire una base educativa e dei servizi comuni.
La Giornata Europea delle Lingue. È dal 2001 che il 26 settembre di ogni anno, il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea celebrano insieme una Giornata dedicata espressamente a stimolare nei cittadini l’interesse per l’apprendimento delle lingue estere, dentro e fuori il contesto scolastico. È l’iniziativa European Day of Languages – E.D.L. che, per mezzo del Consiglio d’Europa, arriva a coinvolgere i 47 Stati membri, quindi un ambito di azione ben più ampio di quello comunitario in senso stretto.
La Rete Europea EUNIC: EUNIC è l’acronimo di European Union National Institutes for Culture. Essa rappresenta la rete europea degli Istituti di Cultura nazionali che operano al di fuori del proprio territorio nazionale. EUNIC è presente in 25 Paesi della UE. L’obbiettivo è di promuovere iniziative culturali multilaterali per rafforzare la molteplicità culturale e la comprensione tra le società europee.

 

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