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I principali interventi per rafforzare la crescita

Pubblichiamo di seguito una sintesi dell'intervento alla Camera del capo del Servizio studi di Struttura economica e finanziaria della Banca d’Italia, Marco Magnani, sull'indagine conoscitiva preliminare della Commissione europea relativa all’analisi annuale della crescita per il 2012

L’analisi annuale sulla crescita per il 2012 della Commissione europea individua i principali ambiti d’intervento di una politica per rafforzare le prospettive di crescita dell’Unione in un contesto di estrema difficoltà, segnato dagli effetti non ancora sopiti della crisi finanziaria internazionale e da quelli ancora ben vivi della crisi dei debiti sovrani in Europa. Il lento processo di riforma della governance europea innescato dalla crisi non si è ancora concluso. Le cinque priorità che nel documento si indicano riprendono la strategia “UE 2020” e gli obiettivi che si sono andati definendo nel corso dell’azione di riforma della governance: “portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita, ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia, promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro, lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi, modernizzare la pubblica amministrazione” […].
L’analisi della Commissione sottolinea come la debolezza del quadro congiunturale rafforzi l’urgenza di agire. Le difficoltà di crescita delle economie europee sono oggetto di riflessione da tempo; la crisi del debito sovrano e il rallentamento del commercio mondiale le hanno accentuate. Nel quarto trimestre dell’anno scorso l’attività economica nell’area dell’euro si è contratta dello 0,3 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Nonostante la lieve flessione delle esportazioni, l’interscambio con l’estero ha continuato a sostenere la dinamica del PIL. La domanda interna si è ulteriormente indebolita. I segnali congiunturali sono divenuti meno sfavorevoli nei primi mesi di quest’anno.
In assenza di shock negativi, si stima che l’attività economica dell’area tornerebbe ad accelerare gradualmente nel corso della seconda metà di quest’anno; secondo le recenti proiezioni dello staff della Banca Centrale Europea, l’aumento si colloca tra lo 0 e il 2,2 per cento nella media del 2013. Il lento recupero continuerebbe a risentire dei piani di consolidamento dei bilanci pubblici e privati e delle avverse condizioni di finanziamento in molti paesi. La domanda mondiale rimarrebbe il fattore di espansione principale.
Nel nostro paese la situazione congiunturale è più debole. Nel quarto trimestre dello scorso anno il PIL è ancora diminuito (-0,7 per cento rispetto al periodo precedente; in estate era diminuito dello 0,2), comprimendo l’incremento medio annuo allo 0,4 per cento. La contrazione proseguirebbe anche nel primo trimestre di quest’anno, soprattutto per la perdurante debolezza della produzione manifatturiera che rimane di circa il 20 per cento al di sotto dei livelli pre-crisi. In febbraio il clima di fiducia delle imprese italiane è ulteriormente peggiorato, ma le attese a breve termine sono divenute anche da noi meno sfavorevoli; in particolare le valutazioni delle famiglie, pur restando pessimistiche, appaiono ora in miglioramento, anche se la domanda interna rimane estremamente debole. Le prospettive della domanda estera sono incerte.
Le peggiori condizioni macroeconomiche dell’Italia rispetto a quelle degli altri maggiori paesi dell’area dipendono, oltre che dai fattori strutturali che frenano la crescita della nostra economia ormai da un quindicennio, dai più forti effetti scaturiti dalla crisi del debito sovrano. All’aumento del premio per il rischio sui nostri titoli di Stato le autorità hanno risposto approvando nella seconda metà dell’anno scorso ingenti misure di correzioni del bilancio pubblico, da ultimo in dicembre con il decreto Salva Italia. Dai picchi raggiunti in novembre (575 punti base), lo spread sui titoli decennali tedeschi è sceso a circa 300 punti nei giorni scorsi.
Il Bollettino economico della Banca d’Italia dello scorso gennaio ha presentato due diversi scenari previsivi. Nel secondo scenario, più favorevole, si assumeva, come finora avvenuto, un parziale riassorbimento delle tensioni sui mercati, con uno spread rispetto ai titoli decennali tedeschi pari a 300 punti base e con una moderata
attenuazione delle condizioni restrittive nell’offerta di credito. Sotto queste ipotesi, l’attività economica si ridurrebbe di circa l’1,2 per cento quest’anno per poi tornare a crescere nel 2013, a un ritmo di poco inferiore all’1 per cento. Nel 2013 verrebbe conseguito il pareggio del bilancio pubblico e inizierebbe a flettere il rapporto debito/PIL.
Un fattore cruciale, come indicato nello stesso documento della Commissione, per scongiurare un’ulteriore flessione dei livelli di attività risiede nella capacità di evitare nuove restrizioni all’erogazione del credito. Dalla metà del 2011, le condizioni dei mercati del credito nell’area dell’euro e in Italia sono state condizionate in misura determinante dall’evoluzione della crisi dei debiti sovrani.
Dopo una prima parte dell’anno, caratterizzata da un ampio ricorso da parte delle banche europee ai mercati della provvista all’ingrosso, la diffusione della crisi del debito sovrano alla Spagna e all’Italia si è riflessa in un brusco peggioramento delle condizioni di raccolta: alcuni segmenti del mercato si sono completamente inariditi; nei mercati ancora funzionanti sono significativamente aumentati i costi di finanziamento.
Anche per le banche italiane dalla scorsa primavera il mercato della provvista a breve termine in dollari e quello obbligazionario non garantito si sono contratti.
Sebbene i depositi da residenti e il collocamento di obbligazioni presso la clientela siano rimasti stabili, escludendo le operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema, la raccolta complessiva ha progressivamente decelerato, fino a registrare variazioni negative da novembre; nell’intero 2011 si è ridotta del 2,8 per cento […].
La crisi dei debiti sovrani è l’ultima tappa di un lungo periodo d’instabilità che ha preso avvio nel 2007. In questi anni, il sistema bancario italiano si è dimostrato solido e in grado di assorbire perturbazioni anche di forte intensità, grazie anche agli aumenti dei coefficienti patrimoniali realizzati in condizioni di mercato assai difficili. La capacità delle banche italiane di alimentare il capitale attraverso l’autofinanziamento trova però un limite in modesti margini reddituali, a cui contribuiscono in misura significativa le perdite sui crediti.
Tra il 2008 e il 2011, i prestiti in condizioni di anomalia (che includono, oltre a quelli in sofferenza e in situazione di incaglio anche quelli ristrutturati e scaduti o sconfinanti) sono aumentati da 85 a 192 miliardi. Costituiscono oggi il 10,8 per cento del totale; per i finanziamenti alle imprese la quota è pari al 14,9 per cento, per quelli alle aziende con meno di 20 addetti è del 15,8.
Nel biennio 2009-2010 le perdite e gli accantonamenti determinati dal deterioramento della qualità del credito sono stati pari a più di 26 miliardi, la metà del reddito operativo. I tassi di insolvenza permangono elevati.
Il ritorno, seppur graduale, a livelli di rischiosità dei prestiti in linea con quelli registrati prima dell’inizio della crisi economica e finanziaria è un presupposto necessario per migliorare le condizioni di accesso al credito per le imprese, soprattutto per quelle di minore dimensione […].
È stato più volte sottolineato come la scarsa concorrenza deprima i livelli produttivi e occupazionali di molti settori e riduca la competitività e la capacità innovativa dell’intero sistema produttivo. In questo quadro, la liberalizzazione dei settori, soprattutto dei servizi, in cui gli ostacoli alla concorrenza sono più forti, è obiettivo essenziale da perseguire. La definizione di un più favorevole contesto istituzionale per l’attività delle imprese, dipende in misura essenziale dal funzionamento del sistema di regolamentazione e dalla qualità di taluni servizi garantiti dalla Amministrazione pubblica. Gli obiettivi da cogliere sono: maggiore
stabilità e certezza del quadro normativo, semplificazione della regolamentazione amministrativa, correzione del malfunzionamento della giustizia civile.

 

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