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La Lega e l’ennesima fine di un’epoca

di Fabio Germani

Una breve rassegna stampa dà il senso al de profundis a cui abbiamo assistito giovedì quando l’Agi riferiva delle dimissioni irreversibili di Umberto Bossi da segretario della Lega Nord. Due titoli su tutti riassumono il leit motiv di questo venerdì santo: Ora un’epoca è davvero finita (Il Sole 24 Ore) e La resa che chiude un’era (La Stampa).
È un tema ricorrente quello dell’epoca che tramonta. L’abbiamo sentita in diverse occasioni, ultimamente. Sono terminate le ere dei grandi rais – Ben Alì, Hosni Mubarak e Muammar Gheddafi –, è finita l’epopea del berlusconismo quando a novembre il Cavaliere rassegnò le dimissioni “per il bene dell’Italia”. La frase, inflazionata anzichenò, l’abbiamo ripetuta in tutt’altro contesto l’indomani della morte di Steve Jobs. Certe uscite di scena, naturali o obbligate che siano, provocano inevitabili cambiamenti. In meglio o in peggio, è sempre il tempo a stabilirlo.
Mancava un tassello per decretare la fine della Seconda Repubblica. Ultimo baluardo del ventennio post Tangentopoli era proprio lui, Umberto Bossi. Non era l’unica figura di questi anni – troppe ne circolano ancora tra i banchi del Parlamento –, ma di certo il Senatùr, più di altri personaggi, aveva dalla sua la responsabilità di una buona fetta della recente storia politica.
Fateci caso, è successo soltanto ieri e già parliamo al passato. Ma quando può dirsi chiusa un’epoca? Nella sua liturgia simbolica – pratoni, riti pagani, ampolle, canottiere, istanze federaliste divenute pretese di secessione –, il Carroccio muterà con ogni probabilità forma e sostanza. Sarà da valutare nei prossimi giorni chi ne erediterà il peso non solo politico poiché c’è da recuperare una base – tra le più solide – ora delusa e persino confusa. Politologi e analisti scommettono di già: Di Pietro e Grillo faranno incetta di voti leghisti. Vedremo. Prima si renderà necessario comprendere quali nuovi obiettivi caratterizzeranno il movimento padano. È presumibile che assisteremo ad una battaglia senza esclusione di colpi, tale da farci giudicare a mente più lucida un gioco da ragazzi la contrapposizione tra “cerchio magico” e “maroniani” delle precedenti settimane.
La Lega si sgretola sotto il barlume di una politica che aveva sempre deplorato, con veemenza agli albori, più pacatamente nel segno del berlusconismo. Quasi fosse una nemesi storica la Lega Nord, così come l’abbiamo conosciuta, scivola su alcuni guai giudiziari. Ed è su quest’ultimo punto che poniamo l’interrogativo. Può dirsi davvero chiusa un’era allorché, pur cambiando gli attori, chi amministra la cosa pubblica cade inesorabilmente sui soliti, medesimi errori?

 

3 Commenti per “La Lega e l’ennesima fine di un’epoca”

  1. Sai qual’è il guaio, caro Fabio?
    Che in Italia, finita un’era, se ne apre sempre un’altra.

  2. Antonio

    Condivido quel che dici: un’epoca si è chiusa; ma attenzione a dare x morta la Lega: forse si ridimensionerà, ma con Maroni (o Tosi) leader, credo proseguirà ancora a lungo. Finiranno a breve (sono d’accordissimo) i riti delle ampolle, di Pontida, etc., ma non muoiono le istanze del Nord su cui la Lega è nata: sburocratizzazione, riduzione fiscale, infrastrutture, etc.

  3. Antonio

    Problemi che la Lega (in 10 anni in cui è stata al Governo) non ha risolto

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