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Da Urbe a Roma Capitale. Ecco come cambia la città eterna

di Matteo Romani

E alla fine arrivò il via libera dal governo al secondo decreto su Roma Capitale. Un iter, quello che ha caratterizzato la nascita del nuovo soggetto istituzionale, lungo e tortusoso, durato più di due anni e sempre caratterizzato da profonde difficoltà. Prima l’ostruzionismo leghista, poi le incomprensioni tra Regione e Comune sul passaggio di competenze, infine la crisi economica e il cambio di guardia a Palazzo Chigi. Ma è stato proprio il governo Monti a sbloccare una situazione ingarbugliata.
La scorsa settimana infatti il Consiglio dei ministri ha varato il secondo decreto, quello che sancisce funzioni e prerogative del nuovo Ente. Il decreto legislativo era già stato approvato dallo stesso organismo, in via preliminare, il 21 novembre 2011 e successivamente aveva acquisito l’intesa della Conferenza unificata e i pareri delle Commissioni parlamentari.
Molte e sostanziali le novità contenute nel provvedimento. D’ora in poi Roma potrà determinare i costi connessi al ruolo e alle funzioni di capitale della Repubblica, detraendoli dal Patto di Stabilità per liberare nuove risorse da destinare agli investimenti.
I costi legati allo svolgimento di manifestazioni, cortei e spese di rappresentanza saranno esattamente quantificati da un organismo denominato “Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale”, che si avvarrà della collaborazione dell’Istat e dell’Ifel (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale). Gli oneri potranno essere detratti dalla manovra di bilancio del Campidoglio.
Altro importante elemento contenuto nel decreto, la possibilità di realizzare interventi infrastrutturali – connessi al ruolo di Capitale – con una sorta di procedura abbreviata, rivolgendosi al Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). L’iter previsto dal decreto: stipula di un’intesa di programma con la Regione Lazio, invio dell’intesa al Cipe per l’approvazione su proposta del Consiglio dei Ministri. Gli interventi potranno venir finanziati da Roma Capitale anche con gli introiti della fiscalità autonoma: addizionale sui diritti aeroportuali e contributo di soggiorno.
Il decreto, poi, delinea nuove funzioni per Roma Capitale. In materia di tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio, si supera lo storico frazionamento di competenze grazie a un nuovo organismo, la Conferenza delle Soprintendenze, di cui faranno parte le Soprintendenze statali e quella capitolina. In tema di beni ambientali e fluviali viene attribuito a Roma Capitale il compito di individuare le riserve statali sul proprio territorio (non comprese in parchi nazionali) e gliene viene affidata la gestione. Nuove funzioni anche nel settore produttivo e delle fiere, in quello della protezione civile e dell’organizzazione amministrativa (con la decisione autonoma della Giunta capitolina sull’entità del personale di Roma Capitale, “in ragione dell’acquisizione e dello sviluppo delle funzioni conferite”).
Infine, come accennato sopra, nelle disposizioni finanziarie c’è la possibilità di tenere fuori dal Patto di Stabilità “le risorse trasferite dal bilancio dello Stato e le spese, nei limiti delle predette risorse, relativamente alle funzioni amministrative conferite a Roma Capitale”.
Tuttavia la parola fine su questa vicenda appare ancora lontana. Infatti, oltre alle competenze statali, a Roma Capitale dovranno essere trasferite anche alcune prerogative spettanti attualmente alla Regione Lazio. Il passaggio di consegne avverrà con leggere regionale, in tempi presumibilmente brevi (politicamente parlando). Tra Pisana e Campidoglio nelle scorse settimane si sono registate frizioni che però non dovrebbere essere di particolare ostacolo alla stesura di una legge condivisa.
Va ricordato come a settembre 2010, sotto l’allora governo Berlusconi, fosse già stato approvato il primo decreto che aveva disegnato il profilo istituzionale del nuovo soggetto amministrativo. In particolare il provvedimento prevede che il Consiglio comunale assuma la denominazione di “Assemblea Capitolina” e che i municipi passino dagli attuali 19 a 15. Taglio anche per il numero dei consiglieri capitolini che da 60 unità sono ridotti a 48.
Dopo il nome e l’assetto istituzionale sono arrivate, ad un anno e mezzo di distanza, anche le nuove funzioni e l’autonomia finanziaria. Un passaggio storico che pone Roma al pari delle altre grandi capitali europee e mondiali, già da tempo governate con legge speciali.

 

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