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Il commento

di Antonio Caputo

Con l’annuncio, dato dall’ex senatore della Pennsylvania, il cattolico conservatore Rick Santorum, della sospensione della sua campagna elettorale per le primarie, la partita della nomination in campo repubblicano si chiude definitivamente, con la vittoria “a tavolino” per l’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney.
L’ex senatore sospende la sua campagna, per poter seguire da vicino le condizioni di salute della figlia, Belle, di tre anni, gravemente ammalata a causa di una anomalia cromosomica che la pone in serio rischio di vita.
A questo punto della corsa, anche a seguito del ritiro di Santorum, Romney diventa ormai senza più dubbi lo sfidante di Obama per le presidenziali di Novembre, cosa peraltro già chiara a seguito dell’ultimo appuntamento delle primarie, ossia il voto in Maryland, Washington/DC e Wisconsin, il cui esito aveva incoronato l’ex governatore del Massachusetts.
A partire da questo momento, i restanti appuntamenti (ancora numerosi e pesanti gli Stati che dovranno votare di qui a due mesi, tra cui New York, New Jersey, Pennsylvania, California, Texas, North Carolina) si svuotano di significato.
Nel ritirarsi, Santorum non ha espresso il suo sostegno a nessuno dei candidati rimanenti, e sarà interessante capire, sia a chi andranno i suoi voti (potenziali, registrati dai sondaggi: il 20-25%) nei prossimi appuntamenti, sia su chi si riverseranno i suoi delegati (quasi il 25% di quelli assegnati finora, il 12% del totale). Finora, infatti, le due anime del Partito Repubblicano, si erano divise: quella moderata con Romney, ed in parte, col deputato libertario Ron Paul; quella conservatrice con Santorum e, in misura minore, con l’ex presidente della Camera, Gingrich.
Gingrich e Paul sono ancora in lizza, anche se il divario in termini di delegati col miliardario mormone diventa, a questo punto, ormai incolmabile. Era così in pratica anche per Santorum, prima che annunciasse il ritiro, ma la differenza tra il candidato italo americano e gli altri due sfidanti rimasti in gara contro Romney, è che il primo, già in difficoltà dopo gli ultimi risultati, e ora piegato definitivamente dalla malattia della figlia, esce dalla partita; gli altri due proseguono imperterriti una sfida che ormai non ha più senso neppure per loro.
Fintantoché, infatti, Santorum era ancora in lizza, c’era qualche residua possibilità che Romney, pur vincendo, non ottenesse la maggioranza assoluta dei delegati e che sarebbe stato quindi costretto a “trattare” con uno degli sconfitti, offrendogli, magari, la vicepresidenza. Col ritiro di Santorum, nulla può più sbarrare la strada a Romney, e neppure esiste più la possibilità che l’ex governatore del Massachusetts sia costretto a trattare con i candidati sconfitti.
Peraltro, col suo ritiro, Santorum si preclude praticamente anche la candidatura a numero due nel ticket repubblicano, e rende così Romney più libero nella scelta del vice, ruolo per il quale potrebbero tornare in lizza personaggi mai entrati nella partita delle primarie, quali l’ex governatore dell’Arkansas, il Pastore battista Mike Huckabee (già avversario di Romney alle primarie 2008) o, soprattutto, il popolarissimo governatore del New Jersey, Chris Chrisite, un altro moderato (e peraltro cattolico) che potrebbe costituire un’arma a doppio taglio: aiuterebbe Romney a sfondare al centro, rischiando però di indebolirlo ulteriormente tra gli evangelici più conservatori, che già non lo hanno sostenuto nelle primarie, e che con una candidatura di un Vice cattolico e moderato potrebbero disertare le urne, favorendo Obama da destra.

 

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