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I numeri della sicurezza sul lavoro

di Fabio Germani

Calano gli infortuni (-6,4%) e le morti (-4,4%) sui luoghi di lavoro. A leggere i dati dell’Inail relativi all’anno 2011 c’è di che rallegrarsi. Ma allora servirebbe a poco scrivere fiumi di inchiostro sulla disoccupazione e sul lavoro che non si trova se i numeri, comunque più positivi rispetto al recente passato, non vengono prima contestualizzati. Si riferiscono cioè a un periodo di vacche magre. In soldoni: lavorano meno persone e, dunque, ci si fa male di meno. Nel 2011 si è registrato un lieve incremento dell’occupazione, troppo lieve però per decretare come un traguardo importante le 930 denunce rispetto alle 976 dell’anno precedente (che per la prima volta aveva fatto rilevare una quota inferiore ai mille casi).
La questione è molto più complessa, certo, ma non si può negare come la sicurezza sul lavoro e la crisi economica siano andate di pari passo in questi anni. Molto, se consideriamo l’incidenza del lavoro nero nel sistema produttivo che di fatto costituisce tutto il sommerso non solo al fine di individuare quanti evadono le tasse, ma anche di avere a disposizione dati sugli infortuni che siano maggiormente corrispondenti alla realtà.
Al dettaglio, ad ogni modo, il calo degli infortuni appare più evidente nell’industria (-9,9% a fronte di un calo occupazionale dello 0,6%), seguita dall’agricoltura (-6,3%, in presenza di un calo degli occupati dell’1,9%) e dai servizi (-4,2% allorché gli occupati sono aumentati dell’1%).
Nelle costruzioni il risultato migliore: -11%. Tuttavia il dato è viziato dal significativo calo degli occupati nel settore (-5,3% rispetto al 2010). Riguardo i casi mortali è nei servizi che si registra la contrazione più alta (-8,8%), in aumento nell’agricoltura (+2,7% pari a tre decessi in più rispetto al 2010). Che la flessione degli infortuni sui luoghi di lavoro dipenda anche dalla crisi occupazionale si evince, probabilmente, dalle differenze tra Nord e Sud. Se al Nord (così come al Centro) la contrazione è stata del 6%, nel Mezzogiorno è stata rilevata una flessione pari al -8,1%.
Le malattie in compenso sono aumentate. Ma questo dipende anche delle “nuove” patologie tabellate. Le stime dell’Inail riferiscono di un incremento di quasi il 10% delle malattie professionali che dopo il boom registrato nel 2010 (circa 7.600 casi in più rispetto al 2009), si attestano nel 2011 a circa 46.500 denunce (questo ambito colpisce in particolare l’agricoltura).
La riduzione degli infortuni sul lavoro ha riguardato sia gli uomini che le donne con un decremento maggiore per i primi (-6,8%). Lo 0,4% in più degli occupati, di cui parlavamo all’inizio, è dipeso infatti dalla componente femminile che è aumentata dell’1,2% contro il -0,1% maschile. Le donne, in compenso, hanno fatto registrare un aumento dei decessi (+15,4%), passando dai 78 casi del 2010 ai 90 stimati del 2011. Conseguenza soprattutto dei casi “in itinere”che hanno rappresentato più della metà dei decessi femminili.

 

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