Le avanguardie dell’arte russa agli inizi del XX secolo | T-Mag | il magazine di Tecnè

Le avanguardie dell’arte russa agli inizi del XX secolo

di Stefano Di Rienzo

Attualmente a Roma nello spazio espositivo dell’Ara Pacis si sta svolgendo la mostra sulle “Avanguardie Russe” (dal 5 aprile 2012 al 2 settembre 2012) promossa dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale e in collaborazione con l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali.
La mostra inaugura le nuove sale dell’Ara Pacis destinate alle esposizioni temporanee, presentando al pubblico italiano 70 dipinti e modelli architettonici dell’arte Russa degli inizi del XX sec., provenienti da importanti musei quali la Galleria Statale Tretyakov e dai musei regionali russi poco conosciuti al grande pubblico come quelli di Kazan, Kirov, Krasnodar, Novgorod, Pskov, Samara, Saratov.
Si tratta di una serie di opere che documentano la nascita e lo sviluppo dell’arte di Avanguardia in Russia che partendo da influssi di artisti come Cézanne, Gauguin e Picasso e assimilando le ricerche cubofuturiste proprie dell’arte francese giungerà alle originali creazioni dell’arte non oggettiva tipica del Suprematismo (movimento artistico nato in Russia da Malevich e sviluppatosi negli anni intorno alla prima guerra mondiale che si prefiggeva di raggiungere l’estrema semplificazione degli elementi figurativi ridotti alla pura struttura). Nell’esposizione si possono ammirare artisti come: Kazmir Malevich, Vladimir Tatlin, Vasily Kandinskij, Aristarkh Lentulov, Marc Chagall, Robert Falk, Aleksandr Rodchenko e Mikhail Larionov. Molto significativa accanto a questi grandi artisti è la presenza delle donne: Natalia Goncharova, Olga Rozanova, Lubov Popova, Nadezhda Udaltsova, Aleksandra Ekster.
Dopo il successo della tappa palermitana, l’esposizione arriva a Roma accresciuta di 7 nuove opere: “Lo Spazzino e gli Uccelli” (1914) di Chagall proveniente dalla Galleria Statale d’Arte dell’Astrakhan per la prima volta in Italia, significative opere di Malevich “La Mietitrice” (1912) e “Suprematismo. Composizione non Oggettiva” (1915) le suggestive tele di Kandinskij “Meridionale”(1917), “Muro Rosso, Destino” (1909) e “Composizione. Ovale Grigio” (1917) e Rozanova “Composizione non-oggettiva” (1912).
Otto sezioni tematiche scandiscono l’esposizione delle opere:
Kazmir Malevich: dal Cubofuturismo al Suprematismo.
Dopo un’iniziale influenza postimpressionista, Malevich sperimenta una sorta di neoprimitivismo, (movimento diffusosi in Russia tra il 1907 e il 1912, in cui gli artisti per stimolare le proprie ispirazioni ritornarono allo stile dell’arte popolare russa, in particolare verso le icone) rappresentando con colori accesi e forti contrasti soggetti di ambiente contadino, realizzando figure più solide e schematizzate come “Il Falciatore” (1912), attraverso il Cubofuturismo (il Futurismo russo) esemplificato dall’opera presente in mostra “Vita in un Grande Albergo” (1913) in cui l’artista abbandona ogni relazione con la realtà e mira alla rappresentazione della purezza geometrica.
Vasily Kandinskij: dal paesaggio stilizzato all’Astrattismo.
Pur vivendo all’estero fino al 1921, Kandinskij partecipa attivamente alla vita culturale russa e la influenza fortemente con le sue rivoluzionarie teorie sull’uso del colore e sul nesso inscindibile tra opera d’arte e dimensione spirituale. Tra le opere in mostra si segnala la famosa “Mosca. Piazza Rossa” (1916), un paesaggio urbano dal sapore fantastico in cui l’artista rappresenta la sua visione della città.
Marc Chagall.
Lo stile fantastico e intimista di Chagall si caratterizza per la sua straordinaria originalità. Elementi costanti delle sue opere sono l’espressione della sua sensibilità interiore e il legame indissolubile con il mondo contadino dei villaggi russi. Nel 1914 dopo un soggiorno di alcuni anni a Parigi, Chagall rientra nella sua città natale a Vitebsk in Bielorussia dove dipinge una serie di quadri dai soggetti poetici e numerosi scorci della cittadina dipinti dal vero. A questo periodo appartengono due tele presenti in mostra: “Negozio a Vitebsk” (1914), e “Bagno di Bimbo” (1916).
Mikhail Larionov e Natalia Goncharova.
I due artisti sono uniti nell’arte e nella vita. In breve passano da uno stile Impressionista e Simbolista ad uno Neoprimitivista. Si distaccano dal gruppo “Fante di Quadri” accusandolo di sottostare troppo all’influenza straniera e fondano il gruppo “Coda dell’Asino,” (titolo di una mostra di pittura d’Avanguardia tenutasi a Mosca nel 1912 anno in cui presero parte lo stesso Larionov e Goncharova e molti altri artisti fondando questo gruppo artistico che propugnava la promozione di un’arte basata sull’ispirazione naturale recuperando l’espressività delle tradizioni iconografiche locali) per sostenere un’arte russa nazionalista. A questi anni risalgono alcuni dei dipinti presenti in mostra tra cui: “Paesaggio e Donne col il Rastrello” (1907-1908) della Goncharova, “Notte. Tiraspol” (1907) e “Rissa in un Locale” (1911) di Larionov. Anche nella loro elaborazione del Raggismo, (un movimento d’Avanguardia dell’arte russa sviluppatosi nel 1912-1916 come evoluzione e sintesi del Futurismo russo in cui gli oggetti vengono esclusi dalla pittura e si prende in considerazione il volume e la profondità) resta implicita nei due artisti l’esigenza di trovare un proprio linguaggio peculiare.
Fante di Quadri, Cézannismo e Post-Impressionismo.
Il gruppo Fante di Quadri nato a Mosca nel 1910 con il desiderio di rompere provocatoriamente con la società dell’epoca con l’intenzione di rinnovare la cultura pittorica nazionale alla luce della lezione di Cézanne, Van Gogh, Matisse. Per alcuni esponenti del gruppo come Konchalovskij, Kuprin e Mashkov diventa preponderante l’influenza di Cézanne, tanto che verranno indicati come “cézannisti russi” per la vividità cromatica e la semplificazione della materia pittorica come per esempio nelle opere esposte nella rassegna espositiva: “Piazza della Signoria a Siena e Pesche” di Konchalovskij, “Paesaggio con Chiesa” di Kuprin o “Ritratto di Poeta” di Mashkov.
Cubofuturismo.
Il futurismo russo prende il nome di cubofuturismo, movimento diffusosi in Russia nel 1913 in cui la scomposizione dei punti di vista del Cubismo si fonde con il movimento e la simultaneità del futurismo. E fondamentale anche l’influenza del neoprimitivismo per l’uso di colori vivaci e linee di contorno ma anche per l’attenzione alla dimensione popolare e mistica della cultura tradizionale. Tra le opere che si possono ammirare in questa sezione sono: “Figura Femminile (nudo)” (1915) di Rodchenko, “Natura morta” (1915) di Lubov Popova, “Composizione” di Vera Pestel.
Astrattismo.
L’astrattismo trova terreno assai fertile in Russia dove si incomincia a propagare negli anni che precedono la prima guerra mondiale (1905-1914) rielaborando in modo autonomo le tendenze che si diffondevano in Europa. A portare l’arte russa verso l’astrazione è Malevich con la sua teorizzazione del “Suprematismo” che dichiara l’illimitata supremazia delle arti figurative della pura sensibilità plastica. Collaborano al Suprematismo già a partire dagli anni 1915-1916 Aleksandra Ekster, Lubov Popova e Olga Rozanova rappresentate in mostra dai dipinti: “Paesaggio Urbano” (1916), “Architettura Pittorica” (1918) e “Costruzione di Forza nello Spazio” (1921).
Il costruttivismo.
Il costruttivismo, che si espresse in architettura così come nelle arti plastiche, è un movimento culturale nato in Russia nel 1913 che fa capo a Vladimir Tatlin e che rifiutava il culto “dell’arte per l’arte” a favore dell’arte come pratica diretta verso scopi sociali. Le prime opere costruttiviste furono: “I Controrilievi” (1914) di Tatlin, istallazioni composte da diversi materiali “non artistici” di cui ne è un esempio “Scelta di materiale di alto livello” (1914-1915) presentata nell’esposizione come altre opere costruttiviste tridimensionali. In seguito alla sua totale adesione all’ideale rivoluzionario Tatlin arriva a sostenere l’abolizione dell’arte come tale, considerata un estetismo borghese concependo come possibili solo le attività strettamente utili alla società come l’architettura, la grafica, l’arredamento e il design.
Il costruttivismo incide in modo radicale anche nella pittura dove forme astratte vengono utilizzate per creare strutture ispirate a macchinari tecnologici sospese nello spazio quasi come composizioni architettoniche, come per esempio “Disegno in una cornice” di Aleksandr Rodchenko.
La mostra si conclude con alcuni video che raccontano il contesto storico in cui sono nate le Avanguardie e da un’istallazione firmata dall’artista Pablo Echaurren, tesa a comunicare ai visitatori quanto le Avanguardie influenzarono tutte le arti, dal teatro al cinema, dalla poesia alla musica.

 

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