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“Perché non mi piacerebbe perdere La7”

di Claudia Carmenati

Non mi piace l’idea di poter perdere La7. Ha fatto scelte in questi anni contro corrente: teatro in prima serata, documentari scomodi, satira libera, un tg d’opinione. Con la notizia della vendita da parte di Telecom dell’asset della comunicazione tv è ufficialmente aperta l’asta per il miglior offerente, entreranno quindi in campo i veri editori, quelli che tagliano e censurano. No, proprio non mi piace. Perdiamo un canale originale e raffinato, con una cura dell’estetica sia nella forma che nella parola. Mi piacciono pure gli spot de La7, sempre curati, eleganti. Mi piace soprattutto il tg, nonostante sia una sky tg 24 addict, mi piace sentire un tg d’opinione in cui la notizia non è cruda e decontestualizzata. Perché questo è il notiziario de la 7: un telegiornale in cui gli avvenimenti non accadono soltanto, ma vivono all’interno di una giornata di eventi. Può capire di sentire una notizia di cronaca collegata ad un fatto politico o internazionale, si rivive la consecutio della realtà, permettendo quindi di attivare un’area critica nello spettatore. Pregio davvero poco frequente nelle altre reti generaliste. Piccoli fenomeni sono usciti da La7: le invasioni barbariche della Bignardi, G’day eccezionale Geppi Cucciari, Anni Luce di Vaime e tra poco Saviano e Fazio. Troveranno ora spazio in prime time? Migreranno verso altre reti, con l’apertura di una specie di calciomercato della tv? Sono scettica, anche perché non sempre il ricollocamento è stato un successo, vedi Vittoria Cabello e la stessa Daria Bignardi su Rai2.
In un mercato televisivo noioso e annoiato, in cui i guizzi di creatività sono relegati in quarta o quinta serata o nelle reti del digitale terrestre, la vendita de La7 non può essere accolta con favore. Almeno da chi la tv la ama e la considera ancora, nonostante una concorrenza spietata da parte dei new media, uno straordinario caleidoscopio di talenti e tendenze. Non faccio il funerale de La7, perché mi auguro sinceramente che possa continuare a trasmettere, ma sento la fine di una fase, di grande qualità. I cambi di editore in questi anni hanno prodotto un impoverimento delle testate, ed il periodo di assestamento potrebbe congelare programmi o progetti. Sarebbe peccato.

 

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