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Il tonfo di Angela Merkel in Nord Reno-Westfalia

di Antonio Caputo

Con le elezioni in Nord Reno – Westfalia (il Land più popoloso ed industrializzato della Germania), si completa il quadro della primavera elettorale tedesca, che aveva già visto chiamati al voto gli Stati della Saar (a fine marzo) e dello Schleswig – Holstein, una settimana fa.
Nei primi due appuntamenti (entrambi anticipati rispetto alla scadenza naturale: in un caso, Saar, per l’eterogeneità della coalizione “Giamaica”, ossia giallo-verde-nera, tra FDP, CDU e Verdi, che aveva determinato un’interruzione anticipata della legislatura dopo poco più di due anni; nell’altro, Schleswig – Holstein, per la maggioranza risicatissima, che aveva impedito, anche qui dopo due anni e mezzo, all’alleanza CDU – FDP di proseguire con l’azione di governo) erano emersi dei tratti comuni: la tenuta della CDU della cancelliera Merkel; il crollo della FDP, uscita dal Parlamento della Saar, e pesantemente ridimensionata anche nello Schleswig – Holstein, crolli che hanno impedito la riproposizione dell’alleanza “giallo-nera” (la stessa che governa a livello federale); l’avanzata socialdemocratica, che costringe in entrambi i casi il partito della Merkel ad allearsi proprio con la SPD; l’irruzione, con un buon successo elettorale, nell’Assemblea di questi due Stati della formazione dei Pirati, già emersa l’anno scorso, in occasione del voto nella Città – Stato di Berlino; il crollo della Linke, formazione di sinistra radicale che mette insieme gli scissionisti di sinistra della SPD, capeggiati dall’ex segretario socialdemocratico Lafontaine, con i post comunisti della Ex Germania Est; infine, la sostanziale tenuta dei Verdi.
Ma l’appuntamento più atteso della primavera elettorale si è avuto con le regionali di domenica in Nord Reno – Westfalia: si tornava al voto anticipatamente a due anni dal precedente, che non determinò una maggioranza nel Parlamento statale, con un governo di minoranza SPD – Verdi, guidato dalla socialdemocratica Hannelore Kraft.
La SPD guadagna in due anni il 4 e mezzo percento, passando dal 34.5 al 39.1, e potendo questa volta contare, sempre grazie all’alleanza coi Verdi (in leggero calo dal 12.1 all’11.3%), sulla maggioranza assoluta nel Parlamento di Dusseldorf. Tengono i Liberali, in crescita (dal 6.7 all’8.6%) in questo Land nel quale hanno da sempre avuto risultati discreti, ed in ogni caso più ampi del dato nazionale. Ancora un crollo per la Linke, che, passando dal 5.6% del 2010, all’odierno 2.5%, esce dall’Assemblea statale. Ancora un’ottima performance per i Pirati, già presentatisi, ma senza successo (1.6%) alle elezioni di due anni fa, e che ora ottengono il 7.8%; Pirati la cui crescita esponenziale sta frenando quella che solo un anno fa sembrava un’avanzata impetuosa ed inarrestabile dei Verdi. Gli ecologisti nelle tre elezioni svoltesi quest’anno hanno sostanzialmente mantenuto le posizioni ma senza segnare aumenti: gli appuntamenti dell’anno scorso, invece, avevano tutti visto una forte crescita verde, che intercettava il voto post ideologico, ora, evidentemente, appannaggio proprio dei Pirati.
La vera sconfitta di questo turno elettorale è però la CDU della Merkel, che in questo Land candidava a governatore, in contrapposizione alla Kraft, il ministro (federale) dell’Ambiente, Norbert Roettgen, con una campagna che puntava a fare di questo voto un test politico per il governo federale. La sconfitta è doppia: sia per il tracollo in termini di voti, dal 34.6% (era il primo partito) del 2010, all’attuale 26.3, minimo storico per il partito, molto peggio delle già negative previsioni dei sondaggi; sia soprattutto proprio per l’impostazione della campagna elettorale in termini di referendum sul governo nazionale e sulla sua linea di rigore finanziario.
Con il successo, Hannelore Kraft può puntare alla leadership della SPD, un partito per molti versi esangue e punito dai sondaggi nazionali; la governatrice smentisce il suo interesse per la cancelleria, ma se di qui ad un anno (le elezioni per il Bundestag si terranno a settembre 2013) le cose non cambieranno, potrebbe esser spinta dal partito a candidarsi: è l’unica in grado di poter competere con la Merkel, a differenza dei rivali interni, i quali non avrebbero nessuna possibilità di detronizzare la cancelliera. Potrebbe, dunque, profilarsi un interessante scontro tra donne il prossimo anno, per la guida della maggiore economia europea.

 

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