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L’Italia segnata dalla tensione sociale

Intervista a Claudia Mariotti, docente di Sociologia politica all’Università Carlo Bo di Urbino
di Fabio Germani

Attentati, azioni solitarie, minacce. Il periodo di tensione sociale, provocato soprattutto dalle difficoltà economiche ed evocato più volte dallo stesso premier Mario Monti, è sfociato in una serie di violenze. Prima l’uomo che si è barricato, armato fino ai denti, all’interno di una sede di Equitalia nel bergamasco. Poi l’attentato ai danni di Roberto Adinolfi, manager di Ansaldo, avvenuto a Genova e rivendicato dagli anarchici del Fai con una lettera al Corriere della Sera. E ancora proteste contro Equitalia e Agenzia delle entrate – su cui gli animi più irrequieti stanno riversando il proprio disappunto – in diversi posti d’Italia. Il Viminale ha individuato 14 mila obiettivi a rischio e sottoposto a scorta o a tutela 550 personalità. Qualche giorno fa il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, aveva paventato, a proposito di terrorismo, un rischio escalation. Tutto ciò condito, per così dire, dalle missive che sempre il Nucleo Olga – Federazione Anarchica Informale Fronte Rivoluzionario Internazionale ha inviato – per quanto ci siano dubbi sull’autenticità dei messaggi – ai giornali Calabria Ora e Gazzetta del Sud nella giornata di mercoledì. “Il momento storico di tensione sociale, dal punto di vista nazionale e internazionale, è assolutamente delicato”, spiega a T-Mag Claudia Mariotti, docente di Sociologia politica all’Università Carlo Bo di Urbino. “L’insoddisfazione generale e le condizioni difficili in cui vertono le fasce più basse delle popolazioni – prosegue la professoressa che insegna inoltre alla Contemporary Italian Politics presso il consorzio di università statunitensi IES Abroad – tendono a favorire un forte clima di instabilità sociale, terreno fertile per la nascita di gruppi eversivi organizzati. Sebbene un processo di questo tipo sia complesso e le istituzioni politiche abbiano tutti gli strumenti per affrontarlo e arginarlo”.
“La spinta emotiva e sociale che porta ad un forte sentimento di antipolitica e, più in generale, di scontro con il potere costituito – continua Mariotti nella sua analisi – è data dall’instabilità sociale. L’insicurezza delle persone verso il proprio presente e, soprattutto, la mancanza di fiducia riguardo ad un miglioramento futuro generano sentimenti negativi verso coloro che avrebbero dovuto proteggere il paese da questa situazione e che, nonostante le loro responsabilità, sembrano non pagare le conseguenze delle proprie azioni e vengono percepiti come privilegiati”.
Più complesso, invece, risulta il processo per cui gruppi di persone decidano di aggregarsi e “scontrarsi” con lo Stato. “L’aggregazione – afferma la professoressa – può essere efficacemente veicolata soltanto da una struttura organizzata, che necessita di leader e di azioni eclatanti per favorire il reclutamento. L’organizzazione di gruppi eversivi è tutt’altro che semplice e immediata e può essere favorita da un forte riscontro nei media e dalla percezione da parte dei propri membri di partecipare ad una guerra contro il potere costituito che non è percepito più come legittimo, ma oppressore”.
I media, appunto. Da giorni descrivono – lo abbiamo scritto già in altre occasioni su queste pagine – uno scenario drammatico tra suicidi, forse (nessuno sembra averne la certezza), provocati dalla crisi economica. Non si corre il rischio di creare un cortocircuito in questo senso? “Il sistema mediatico – risponde Mariotti – svolge come sempre, un ruolo cruciale nella percezione che le persone hanno della propria situazione economica, politica e sociale. La storia dei suicidi è in tal senso emblematica. Negli ultimi mesi le notizie sui suicidi legati alla crisi forniscono una fotografia dell’Italia come un paese disperato in cui sempre più persone scelgono la via del suicidio per uscire da una situazione economica insostenibile. E l’ondata di suicidi sembra inarrestabile, generando preoccupazione e paure. La realtà, invece, appare molto meno netta. In una recente dichiarazione Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima indagine dell’Istat su suicidi e tentativi di suicidio in Italia, afferma che ‘ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio, con punte di quasi quattromila casi nei primi anni novanta’ e che ‘è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica senza robuste evidenze scientifiche’. Rispetto agli anni passati, quindi la variazione nell’aumento dei suicidi non appare significativa, eppure la percezione che si ha è profondamente diversa. E dal punto di vista sociologico, la percezione è altrettanto importante, se non a volte di più, della realtà. I media, quindi, ricoprono un ruolo importantissimo e in questo momento delicato sarebbe necessario un maggiore senso di responsabilità che non sempre, però, si coniuga con le logiche di spettacolarizzazione proprie di questi settori”.
Diametralmente opposto, invece, il ruolo delle istituzioni. “Le istituzioni politiche, a differenza dei media – aggiunge Mariotti –, non sono legate a dinamiche di mercato e il loro ruolo è improntato al mantenimento della stabilità del paese. Le recenti dichiarazioni di Monti riguardo le vicende di Equitalia vanno in questa direzione. Il ruolo delle istituzioni politiche, in questo periodo di crisi, deve essere assolutamente equilibrato e allo stesso tempo trasmettere fermezza. Lo Stato ha sempre avuto come ruolo fondamentale quello di allocare valori e tracciare una linea di demarcazione tra cosa è giusto e sbagliato. Al di là di alcune dichiarazioni incaute di alcune rappresentanti del governo nei primi mesi del proprio mandato, non si può non riconoscere lo svolgimento di un lavoro importante che ha portato ad un ritorno di credibilità delle istituzioni politiche, dopo il periodo berlusconiano. E in un momento di crisi la credibilità delle istituzioni politiche è uno degli elementi fondamentali per il mantenimento della stabilità sociale”.

 

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