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La produzione e la lettura di libri in Italia

Nel 2010 in Italia si contano 2.699 tra case editrici e altri enti dediti alla pubblicazione di opere librarie. Il confronto con l’anno precedente conferma la sofferenza del settore: a fronte della comparsa di 39 nuovi editori, 138 unità hanno cessato l’attività editoriale o non pubblicano più opere librarie. La demografia d’impresa del settore editoriale fa registrare per il quarto anno consecutivo un saldo negativo. A ciò si aggiunge che il 26,2% degli editori rispondenti (2.232, pari all’82,7% del totale), pur non avendo cessato l’attività, ha dichiarato di non aver pubblicato alcun libro nell’anno di riferimento.
I piccoli e medi editori, cioè quelli che pubblicano non più di 50 titoli all’anno, rappresentano quasi il 90% (87,1%) del numero complessivo di editori attivi. I grandi editori, pur costituendo una quota minoritaria (12,9% del totale), producono oltre i tre quarti dei libri proposti ai lettori (77,5% nel 2010). è quanto emerge dal report diffuso dall’Istat La produzione e la lettura di libri in Italia.
I piccoli editori, che nella prima metà degli anni ’90 erano quasi il 70%, ora sono meno del 60%, rileva ancora l’Istat. Solo in Liguria, in Veneto e in Basilicata essi rappresentano oltre il 70% delle imprese del settore. In particolare, fra il 2005 e il 2010 il loro numero si è ridotto del 9,7%, a fronte di una diminuzione del 5,2% del numero complessivo delle case editrici. La sofferenza dei piccoli editori nel quinquennio colpisce per il 16% il Nord-Ovest, per l’8,9% il Nord- Est, per l’8,3% il Centro e per il 4,8% le Isole, mentre al Sud si registra una crescita dello 0,8%.
La struttura del settore è fortemente concentrata e polarizzata anche dal punto di vista territoriale. In due sole regioni, Lombardia e Lazio, si concentra oltre un terzo (36,2%) delle case editrici, mentre nelle otto regioni del Mezzogiorno si raggiunge appena il 17,7% del totale. Inoltre, quasi ovunque gli editori si localizzano maggiormente nel capoluogo di regione, ad eccezione del Veneto, che presenta una distribuzione provinciale molto omogenea e dove la maggior concentrazione di editori è a Padova. In Toscana e in Emilia-Romagna la distribuzione territoriale, pur sbilanciata a favore di Firenze e Bologna, presenta una buona rappresentanza di tutte le province.
Nel 2010 sono stati pubblicati 63.800 libri: uno ogni 1.000 abitanti di almeno sei anni e quindi in grado di leggere. Se si considerano le copie stampate, nello stesso anno sono stati complessivamente prodotti poco meno di quattro volumi per ogni abitante.
Il 2010 segna un incremento complessivo della produzione libraria italiana, interrompendo la tendenza negativa degli ultimi anni. Rispetto al 2009, infatti, le opere pubblicate passano da 57.558 a 63.800, con un aumento del 10,8%, e le tirature, la cui ripresa è minore, da 208 milioni a oltre 213 milioni di copie (+2,5%). Se la quantità di titoli proposti aumenta in maniera considerevole, il volume complessivo di copie messe in circolazione cresce ad un ritmo decisamente inferiore, con la conseguenza che, in media, la tiratura di ciascun opera si è ridotta in un anno del 7,6% (da oltre 3.600 copie per titolo del 2009 a poco più di 3.340 nel 2010).
Se si adotta una prospettiva di medio periodo, il raffronto con i dati del 2005 descrive un mercato con il 6,8% di titoli in più nel 2010, ma segnato da un contestuale calo delle tirature medie, pari al 23,6% (da 4.373 a 3.343 copie per titolo).
L’analisi in serie storica – si legge poi nel report dell’Istat – mostra una tendenza all’aumento della quota di persone di almeno sei anni che nel tempo libero leggono libri per motivi non strettamente scolastici o professionali, anche se l’ultimo anno registra una contrazione. Nel 2011, infatti, si rileva una diminuzione della quota di lettori (dal 46,8% del 2010 al 45,3%) e la percentuale scende in ugual misura sia tra le donne sia tra gli uomini, lasciando inalterate le differenze di genere, che rimangono elevate. Anche le differenze sociali rimangono pressoché inalterate.
A livello territoriale, tra il 2005 e il 2011, la quota dei lettori nelle regioni del Mezzogiorno è cresciuta a un ritmo inferiore alla media nazionale. Inoltre, rispetto al 2010 la quota dei lettori rimane sostanzialmente stabile nel Nord, mentre diminuisce nel Sud, nelle Isole e nel Centro.
La quota più alta di lettori si riscontra tra la popolazione di 11-17 anni (60,5%), con un picco tra gli 11 e i 14 anni (62%) in corrispondenza con la massima intensità della partecipazione scolastica, e decresce all’aumentare dell’età. Già dai 25 anni la quota di lettori si colloca intorno al 50%, per diminuire drasticamente dai 65 anni in poi e raggiungere il valore più basso (22,7%) tra la popolazione di 75 anni e più
Le donne leggono più degli uomini: le lettrici, infatti, sono il 51,6% rispetto al 38,5% dei lettori. Le differenze di genere sono presenti in tutte le fasce di età e sono molto forti tra i 15 e i 17 anni, dove la quota di lettrici supera il 73%, mentre quella dei lettori si attesta al 44,5%. Le differenze di genere si riducono in modo significativo solo tra la popolazione di 65 anni e più.
Il titolo di studio influisce fortemente sui livelli di lettura anche a parità di età: si va da un massimo dell’81,1% tra i laureati a un minimo del 27,9% tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo di studio.
Se definiamo “lettori deboli” chi ha letto al massimo tre libri nei 12 mesi precedenti l’intervista e “lettori forti” chi ha letto 12 o più libri nello stesso arco temporale, i lettori di libri si confermano fondamentalmente deboli: il 45,6% ha infatti dichiarato di aver letto fino a tre libri nell’ultimo anno, mentre solo il 13,8% ne ha letti 12 o più.
Nel 2011, l’89,9% delle famiglie dichiara di possedere almeno un libro in casa: il 63,7% ne possiede al massimo 100 (il 28,8% fino a 25, il 34,9% da 26 a 100 libri), l’11,8% da 101 a 200 e il 14,4% più di 200. Il 9,9% (pari a 2 milioni e 455 mila famiglie, +0,3% rispetto al 2010) dichiara di non possederne affatto.
Libri e nuove tecnologie: Internet alleato della lettura. Il 20,8% delle persone di sei anni e più che non possiedono nemmeno un libro in casa dispone, però, di un personal computer in famiglia: tale percentuale triplica (60,1%) tra quelle che dispongono quantomeno di una modesta biblioteca domestica (al più 50 volumi). Inoltre, il 16% delle persone di sei anni e più che non hanno nemmeno un libro in casa dispone di un accesso a Internet. La quota sale al 55% nel caso delle persone che possiedono almeno una modesta biblioteca familiare (composta al più da 50 volumi).
I giovani sono la fascia di popolazione che, ovviamente, ha maggiore confidenza con le nuove tecnologie e per essi la possibilità di collegarsi alla rete Internet da casa è molto elevata. In particolare la quota di persone tra i 16 e i 24 anni che dispone di un accesso a Internet raggiunge il 92,3% tra coloro che leggono libri e aumenta al crescere del numero di libri letti.
La propensione alla lettura e il diverso grado di alfabetizzazione culturale si riflettono nei livelli e nelle forme di fruizione del web. Il ricorso alla rete per acquisire informazioni o per consultare un Wiki è tanto più frequente tra i giovani quanto più si legge, indice di una possibile complementarietà tra media tradizionali e innovativi di informazione e conoscenza. La quota di giovani di 16-24 anni che leggono o scaricano giornali, news, riviste passa dal 48,8% dei lettori deboli al 68,5% dei lettori forti, così come la quota di coloro che consultano un’enciclopedia online (Wiki) sale dal 69% dei lettori deboli all’85,5% dei lettori forti.

 

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