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Fecondazione eterologa: quando le coppie vanno all’estero

La Corte costituzionale, che ha esaminato martedì il divieto di fecondazione eterologa stabilito dalla legge 40, ha restituito gli atti ai tribunali che l’avevano investita del caso, in seguito alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 3 novembre 2011. Cosa afferma quest’ultima? La sentenza emessa il 3 novembre 2011 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, aveva legittimato il no al ricorso alla donazione di ovuli e sperma in vitro per avere un figlio, precedentemente stabilito da un tribunale austriaco che, a sua volta, aveva impedito a due coppie l’uso di tecniche di fecondazione eterologa.
Ma quante sono le coppie in Italia che hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita? Nel 2009 sono state trattate 63.840 coppie, come segnalano i dati del ministro della Salute (non a caso sono anche aumentati i centri di Procreazione medicalmente assistita, passati dai 316 del 2005 ai 350 del 2009). “Rispetto al numero delle coppie trattate con l’inseminazione semplice, nel solo 2009, l’incidenza percentuale dei diversi problemi che causano l’infertilità è stata maggiore per i casi legati a fertilità idiopatica (31,1%), ad infertilità maschile (26,4%) e infertilità endocrina ovulatoria (16,5%)”, spiega l’Eurispes nel Rapporto Italia 2012. “La percentuale delle gravidanze calcolata rispetto al numero complessivo delle inseminazioni effettuate è 11,3%, se calcolata rispetto al numero complessivo dei cicli avviati è 10,2%. Sempre nel 2009, sono state trattate con tecniche di 2° e 3° livello 39.761 coppie: l’infertilità maschile è il motivo che conduce la maggior parte delle coppie presso un centro di Pma (34,7%)”.
Non tutte le gravidanze ottenute – rilevava l’Eurispes – giungono tuttavia a termine: su 8.986 gravidanze monitorate nel 2009 il 75,4% si sono concluse con il parto”.
E per quanto riguarda la fecondazione eterologa? Partiamo da un presupposto: è il principale motivo per cui le coppie decidono di recarsi all’estero piuttosto che rivolgersi ad un centro di Pma italiano. In principio la legge n.40/2004 consentiva di produrre al massimo tre embrioni con l’obbligo di impiantarli tutti e tre contemporaneamente e impediva la crioconservazione degli embrioni. Ciò ha spinto molte coppie ad andare in altri Paesi per aggirare queste limitazioni. Poi, però, la sentenza della Corte costituzionale 151/2009 ha rimosso tali vincoli, mantenendo il divieto della donazione eterologa. Cosa che non avviene in Austria, Germania, Norvegia e Svizzera riguardo la donazione del seme e, in aggiunta, degli ovociti in Bulgaria, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Svezia. In Belgio, Cipro, Finlandia, Grecia, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna e Ucraina è consentita infine anche l’embriodonazione.
“Secondo il terzo rapporto dell’Osservatorio sul turismo procreativo – ricorda l’Eurispes – è proprio la limitazione sulla fecondazione eterologa che spinge numerose coppie italiane a varcare i confini nazionali. Nel periodo giugno 2009-luglio 2010, sono state 2.700 le coppie italiane nei centri Pma esteri. Il Paese privilegiato dagli italiani risulta la Spagna, dove, appunto è consentita la fecondazione eterologa su tutti i fronti, ovvero quella che consente la donazione di seme, di ovociti e di embrioni. Sono 1.700 le coppie che si sono rivolte ad un centro spagnolo. A seguire, molte coppie, 700, soprattutto quelle provenienti dal Nord dell’Italia hanno scelto la Svizzera, poco distante, dove è consentita la donazione di seme. Secondo l’European Society of Human Reproduction and Embriology il fenomeno procreativo – si spiega ancora nel rapporto – è largamente diffuso in Europa, ma il confronto tra paesi mette in luce un primato tutto italiano per quanto riguarda il ricorso a centri specializzati in paesi esteri: nel solo periodo che va da ottobre 2008 a marzo 2009 i ‘turisti’ italiani della fecondazione assistita sono stati 391 su un totale di 1.230 persone di diverse nazionalità, con un incidenza percentuale del 31,8%. A grande distanza, pur se in seconda e terza posizione si collocano, in questa particolare classifica, Germania (14,4%) e Olanda (12,1%). I ‘paesi meta’, a livello europeo, sono soprattutto il Belgio (29,7%), Repubblica Ceca (20,5%) e la Danimarca (12,5%)”.

 

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