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Lega e Pdl alla ricerca del consenso perduto (e Montezemolo?)

di Matteo Romani

Con il successo dei grillini ed il crollo dei partiti tradizionali si parla con sempre più insistenza di un ritorno al civismo, ovvero a quelle liste civiche che sembrano resistere al vento dirompente dell’antipolitica.
Rumors insistenti, riportati anche nelle ultime ore da prestigiosi organi di informazione, parlano infatti di un Pdl destinato a tramutarsi in una nuova lista civica nazionale, un movimento, più che un partito, pronto ad attingere forze fresche dalla società civile. Imprenditori, artigiani, professionisti, chiunque abbia esperienza e voglia di cimentarsi nella gestione della cosa pubblica sarebbe bene accetto. Tutti tranne i politici di professione, invisi ormai tanto ai cittadini quanto allo stesso Silvio Berlusconi. Non è certo un mistero infatti che l’ex premier non abbia affatto gradito il modo con cui sono state gestite le recenti amministrative, additando precise responsabilità ai suoi colonnelli e ad Angelino Alfano. Quello stesso Alfano che solo qualche mese fa avrebbe dovuto ridare nuova linfa al Popolo della Libertà, oggi non appare in grado di gestire il tracollo di un partito che in realtà non è altro che il tracollo di un’epoca, quella della Seconda repubblica. E allora ecco la pensata: un movimento all’americana, fluido, senza politici e solo con esponenti della società civile. Niente congressi, niente coordinatori, solo uomini nuovi e idee.
Stessa crisi, soluzione differente per la Lega Nord. Alle prese con un crollo senza precedenti Maroni&Co. stanno cercando in tutti i modi una soluzione per uscire dal guado e riguadagnare i consensi perduti. La decisione di andare all’opposizione del governo Monti nasceva da una precisa strategia. Si sapeva che il professore ed i suoi ministri avrebbero finito per prendere decisioni impopolari, dunque quale migliore occasione per riconquistare voti e popolarità di opporsi a tali misure e chiudere definitivamente l’alleanza con il Cavaliere, invisa tanto alla base leghista che agli stessi esponenti del Carroccio. Strategia brillante che però non aveva fatto i conti con gli investimenti in Tanzania, la vicenda Belsito, il diploma a Tirana del Trota, i guai di Bossi. Nessuno a via Bellerio si aspettava un’apocalisse di tali dimensioni, dunque non c’era materialmente il tempo per preparare un piano B. Passate le elezioni e, si spera, la burrasca, la parola d’ordine è ripartire. Come? Semplice, uscendo dal Parlamento senza ripresentarsi alle elezioni nazionali del 2013. Una catarsi per purificarsi agli occhi del proprio elettorato ed allontanarsi dagli agi e dalle tentazioni di Roma Ladrona e per dedicarsi solo ed esclusivamente ai territori e alla questione settentrionale.
Sia il Pdl che la Lega sono dunque alle prese con una profonda crisi d’identità e alla ricerca di soluzioni estreme, seppur diverse, per tornare ad essere quello che erano. E mentre Berlusconi e Maroni si affannano per restare a galla l’intero elettorato di centrodestra è allo sbando, senza più alcun riferimento che li rappresenti. Eppure è ancora lì, deluso, sconfitto, ma non scomparso. Pronto ad essere cavalcato da un nuovo leader, magari un personaggio di successo che non appartenga agli schemi politici tradizionali e che sia pronto a sfruttare l’occasione. Perché nel centrodestra è questo il momento per entrare in campo. Certi treni, del resto, passano una volta sola e Montezemolo dovrebbe saperlo meglio degli altri.

 

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