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Immigrazione: una ricchezza economica per il Paese

Giovani, istruiti e sottopagati. È questo, in sintesi, il profilo che emerge dai dati presentati oggi dal presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara al convegno Lingua, immigrazione, integrazione, che si è tenuto alla Sala della Lupa della Camera dei Deputati, alla presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini, del presidente della Società Dante Alighieri, Bruno Bottai, del direttore di Limes, Luca Caracciolo, del professor Francesco Susi dell’Università Roma Tre e del presidente di Integra/Azione, Luca Odevaine.
Dai dati presentati emerge che gli stranieri in Italia al 1° gennaio 2011 sono 4.570.317, in aumento del 7,9% rispetto all’anno precedente e solo 600 mila sono cittadini italiani. La loro composizione anagrafica conferma un’età media giovane, rispetto alla media italiana: 31,8 anni in media tra gli stranieri, a fronte di 43,5 anni registrata tra gli italiani. Inoltre, è importante considerare che il 22% degli immigrati è costituito da giovani minorenni.
“Solo il 2,4% della popolazione straniera ha più di 64 anni – osserva Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes – e, in un Paese che invecchia sempre più rapidamente, questi sono dati che avranno un forte impatto economico e sociale nei prossimi decenni”.
Profonde trasformazioni sociali che stanno investendo anche il mercato del lavoro, dove ormai gli stranieri rappresentano il 10% della forza lavoro del paese: oltre 2 milioni di persone. Circa il 60% è occupato nei servizi, il 36% nell’industria (la metà nelle sole costruzioni) e il 4,3% nell’agricoltura. Senza dimenticare che sono 2 milioni e mezzo le famiglie italiane che godono di un’assistenza fornita dai lavoratori stranieri.
Sebbene siano in possesso di un titolo di studio medio-alto, gli immigrati nel nostro Paese svolgono lavori dequalificanti e sottopagati e la crisi economica sta ulteriormente ampliando questo divario: il 10,4% degli stranieri risulta sottoccupato, a fronte del 3,6% rilevato tra i lavoratori italiani. Una condizione di estrema debolezza sociale confermata anche dalle retribuzioni nette mensili medie: 973 euro al mese, contro i 1.286 euro percepiti in media dai lavoratori italiani.
“Una condizione determinata non solo dalle caratteristiche dei contratti nazionali che premiano con maggiori scatti retributivi gli anni di anzianità maturati – sottolinea il presidente Eurispes –, ma anche dalla condizione di debolezza e ricattabilità sociale in cui le normative vigenti pongono i lavoratori immigrati”. Senza il lavoro, infatti, viene meno anche il diritto al permesso di soggiorno.
Infine, ricorda l’Eurispes, gli stranieri che lavorano in Italia, rappresentano una vera e propria ricchezza economica, contribuendo per oltre il 12% alla formazione del Pil del nostro Paese, con importanti ricadute economiche anche sul versante contributivo e previdenziale grazie ai quasi 11 miliardi di euro di contributi previdenziali e fiscali versati ogni anno nelle casse dello Stato dai lavoratori stranieri. Anche sul versante dei consumi gli immigrati in Italia sono sempre più spesso protagonisti attivi dei consumi: nel 2010 l’8,7% delle abitazioni acquistate ha avuto un compratore straniero.

(com)

 

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