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La demografia d’impresa in Italia

Pubblichiamo di seguito il report dell'Istat sulla demografia d'impresa (anni 2005-2010)

Nel 2010 sono nate poco più di 265 mila imprese, quasi ventiquattromila in meno rispetto all’anno precedente. Il tasso di natalità (cioè il rapporto tra il numero di nuove nate e quello delle imprese già esistenti) si attesta al 6,7%, il valore più basso degli ultimi sei anni. Sono i settori delle Costruzioni e degli Altri Servizi a registrare una marcata diminuzione (-1,9 punti percentuali per il settore delle Costruzioni e -1,1 punti percentuali per il settore degli Altri Servizi). Viceversa, l’Industria in senso stretto e il Commercio fanno registrare un aumento (rispettivamente, +0,4 e +0,5 punti percentuali).
Se il fenomeno della natalità è stato caratterizzato da una maggiore variabilità negli ultimi anni, la mortalità è più stabile, facendo registrare una leggera diminuzione (a livello nazionale 7,7% nel 2010 contro 7,9% del 2009). Nel 2010 sono soprattutto le Costruzioni a presentare un tasso di mortalità inferiore rispetto all’anno precedente (-1,4 punti percentuali). Anche nel settore dell’Industria in senso stretto il tasso scende di 0,1 punti percentuali, mentre Commercio e Altri Servizi presentano tassi di mortalità più alti rispettivamente di +0,1 e +0,2 punti percentuali rispetto al 2009.
Visti gli andamenti dei tassi di natalità e di mortalità, assume particolare rilievo la dinamica demografica complessiva, misurata in termini di turnover (dato dalla differenza tra il tasso di natalità e quello di mortalità), che presenta per il terzo anno consecutivo un bilancio negativo (-1,0% nel 2010). Per la prima volta si registra un turnover negativo nel comparto degli Altri Servizi (-0,4%); si confermano, invece, i tassi di turnover negativi degli altri settori: Industria in senso stretto (-1,7%), Costruzioni e Commercio (-1,6%).
Il calo di natalità registrato nel 2010 è attribuibile essenzialmente alla riduzione del tasso di natalità delle imprese senza dipendenti. Queste ultime, che costituiscono l’82,1% di tutte le nuove imprese, presentano nel 2010 un tasso di natalità dell’8,0%, un punto percentuale in meno rispetto al 2009. La differenza tra il 2009 e il 2010, invece, è positiva nelle altre classi dimensionali: +0,3 punti percentuali per le imprese della classe 1-4 dipendenti e per le imprese della classe con 10 dipendenti e più, e +0,1 punti percentuali per le imprese della classe 5-9 dipendenti. Diverso è l’andamento del tasso di mortalità: solo per le imprese senza dipendenti si registra un aumento di +0,3 punti percentuali, mentre per tutte le altre classi dimensionali il tasso di mortalità si riduce, soprattutto nella classe 1-4 dipendenti (-1,4 punti percentuali).
Nel 2010 il tasso di natalità dei settori appartenenti al comparto dell’Industria in senso stretto è molto variabile (Prospetto 2): dal 3,2% dell’Industria del legno, carta e stampa e della Fabbricazione di macchinari e apparecchiature n.c.a., al 23,9% del settore Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata. Al di sopra del tasso medio del comparto dell’Industria senso stretto (4,9%), si attestano anche i tassi di natalità dei settori del Tessile e abbigliamento (6,9%), della Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici (5,1%), della Fabbricazione di autoveicoli e altri mezzi di trasporto (6,7%) e della Fornitura di acqua e reti fognarie (5,8%). La variabilità dei tassi di natalità è abbastanza elevata anche all’interno del comparto degli Altri servizi, con valori che vanno dal 5,0 % delle Attività immobiliari al 17,1% del settore delle Telecomunicazioni. Sempre all’interno di questo comparto è da segnalare il marcato ribasso del tasso di natalità del settore delle Attività finanziarie e assicurative che passa dal 15,2% nel 2009 al 7,5% nel 2010.
Con riferimento alle cessazioni di imprese, nel 2010 vengono confermati, in generale, i tassi di mortalità del 2009; le differenze più significative si riscontrano per il settore della Ricerca scientifica e sviluppo, per il quale si registra un tasso di mortalità dell’11,7% (9,6% nel 2009), per il settore delle Costruzioni, con una diminuzione del tasso di mortalità di -1,4 punti percentuali. In leggero aumento appaiono i tassi di mortalità del settore della Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (+1,8 punti percentuali), dell’Estrazione di minerali (+1,3), della Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici (+1,3), della Fornitura di acqua e reti fognarie (+1,1) e della Produzione di software e consulenza informatica (+1,3). Tutti gli altri settori registrano, sia in positivo che in negativo, differenze tra i tassi di mortalità del 2010 e quelli del 2009 che non superano un punto percentuale.
Nel 2010 il turnover netto risulta negativo in tutti settori economici; uniche eccezioni sono il settore della Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (+15,7%), delle Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (+0,8%) e Pubblicità e ricerche di mercato; Altre attività professionali, scientifiche e tecniche; Servizi veterinari (+0,7%).
Nel 2010 la diminuzione del tasso di natalità di impresa riguarda soprattutto il Nord-ovest e il Centro (-0,8 punti percentuali), mentre il Nord-est e il Sud e Isole presentano una diminuzione più contenuta (rispettivamente -0,2 e -0,4 punti percentuali). In particolare Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria sono le regioni del Nord-ovest che presentano le riduzioni più significative, mentre al Centro sono Umbria e Lazio le regioni con le variazioni negative più alte (rispettivamente -1,0 e -1,1 punti percentuali). Nel Nord-est la diminuzione del tasso di natalità non supera mai i -0,5 punti percentuali: l’Emilia-Romagna è la regione con il tasso di natalità più alto (5,9%), mentre le province di Trento e Bolzano fanno registrare i tassi di natalità più bassi (4,9%). Sud e Isole, insieme al Centro, continuano ad essere le aree geografiche con i tassi di natalità più alti (7,1% e 7,5%).
I tassi di mortalità per regione riferiti al 2010 mostrano differenze poco significative rispetto all’anno precedente e comunque al di sotto del mezzo punto percentuale. Unica eccezione è la Sardegna, dove un aumento della mortalità di 2,0 punti percentuali ha riportato il tasso di mortalità di questa regione al di sopra del 7%.
Nel 2010 il turnover netto risulta negativo in tutte le regioni, con il valore più basso per la Calabria (-1,8%) e il valore più alto (-0,5%) per le province di Trento e Bolzano.
Nel 2010 il tasso di sopravvivenza delle imprese a un anno dalla nascita è pari all’85,8%, in leggero aumento rispetto a quello registrato nel 2009.
La tendenza a un aumento del tasso di sopravvivenza a un anno dalla nascita si manifesta nei settori dell’Industria in senso stretto (dall’86,9% all’87,4%) e degli Altri Servizi (dall’86,7% all’88,3%), mentre nei settori delle Costruzioni e del Commercio si registra una diminuzione del tasso di sopravvivenza a un anno, rispettivamente, di 0,4 e 1,7 punti percentuali.
In generale, il tasso di sopravvivenza delle nuove imprese risulta abbastanza diversificato per settore di attività economica. A differenza degli anni precedenti, i valori più elevati si rilevano nel settore degli Altri Servizi, mentre nell’Industria in senso stretto, da sempre caratterizzata da tassi di sopravvivenza relativamente più alti, si registra un calo soprattutto a due anni dalla nascita (dal 77,1% del 2009 al 73,8% del 2010). I settori con i tassi di sopravvivenza più bassi continuano ad essere il Commercio e le Costruzioni, dove, a cinque anni dalla nascita, risulta ancora attivo rispettivamente il 46,8% e il 46,5% delle nuove imprese.
L’analisi a livello territoriale conferma quanto già rilevato negli anni precedenti. Per la coorte del 2005, i tassi di sopravvivenza più elevati si registrano nelle regioni del Nord-est (sempre al di sopra della media nazionale) e del Nord-ovest, mentre Centro e Sud e Isole sono le aree con tassi di sopravvivenza mediamente più bassi.
Le imprese nate nel 2005 e ancora attive a cinque anni dalla nascita, subiscono, tra il 2009 e il 2010, una riduzione dimensionale, passando da 2,5 a 2,4 addetti medi (Prospetto 5). È da evidenziare come, in generale, i primi segni di arresto della crescita dimensionale si evidenziano già al quarto anno di sopravvivenza (tra il 2008 e il 2009). In particolare, nell’Industria in senso stretto, che ha sempre rappresentato e continua a rappresentare il settore con dimensione media maggiore, si manifesta per la prima volta una diminuzione del numero medio di addetti (da 4,4 nel 2009 a 4,1 nel 2010). Il settore delle Costruzioni conferma nel 2010 la diminuzione già registrata nel 2009, con una riduzione del numero medio di addetti di un altro decimo di punto (da 2,6 a 2,5). Fra il 2009 e il 2010 rimane stabile il numero medio di addetti negli Altri Servizi (2,3) e nel Commercio (2,1), che si confermano i settori con la dimensione media più bassa. A livello di ripartizione geografica la dimensione media non presenta differenze significative; ciò vale sia nell’anno di nascita, in cui tutte le ripartizioni territoriali presentano valori tra 1,4 e 1,5 addetti medi, sia nei vari anni di sopravvivenza, dove la differenza tra le quattro ripartizioni non supera mai in media 0,4 addetti.
Mettendo in relazione i tassi di sopravvivenza della coorte del 2005 con la dimensione media, emerge che l’Industria in senso stretto si conferma il settore con i tassi di sopravvivenza più alti fin dal primo anno, accompagnati da dimensioni medie più elevate. Seguono le Costruzioni, dove però, in corrispondenza di dimensioni medie più elevate rispetto al settore degli Altri servizi, si registrano tassi di sopravvivenza più bassi. Il Commercio è il settore dove si registrano i tassi di sopravvivenza più bassi, accompagnati da dimensioni medie più contenute.

In cinque anni 15,3% di occupati in meno

Dal punto di vista dell’occupazione, l’aumento del numero medio di addetti per impresa non compensa la perdita di occupazione dovuta alla mortalità d’impresa intervenuta nel periodo: le imprese nate nel 2005 e sopravvissute nel 2010 occupano circa 380 mila addetti, contro i 449 mila che le stesse assorbivano nell’anno di nascita; la perdita di occupazione è pari al 15,3%. Le imprese dell’Industria in senso stretto sono le uniche che presentano un aumento dell’occupazione rispetto all’anno di nascita (+8,1%); tutti gli altri settori registrano un saldo negativo.
Ponendo uguale a 100 l’occupazione totale registrata nel 2005 dalla coorte di imprese nate in quell’anno, si nota che le imprese operanti nell’Industria in senso stretto e ancora attive nel 2006 registrano per tale anno un indice pari a 149. Questo valore può essere scisso in due componenti: gli occupati presenti alla nascita delle sopravvissute (pari a 93) e quelli assunti in seguito al loro sviluppo (pari a 56). Quest’ultima quota, che indica la creazione di nuovi posti di lavoro da parte delle imprese nate nel 2005 e sopravviventi nel periodo in esame, presenta un andamento sempre crescente nei primi tre anni di sopravvivenza (dal 2006 al 2008), passando da 56 nel secondo anno di sopravvivenza a 73 nel terzo per poi ridursi a 63 nel quarto anno (2009) fino a 54 nel quinto anno di sopravvivenza (2010), con una crescita occupazionale rispetto alla nascita dell’8,1%.
Il settore delle Costruzioni determina un aumento di occupazione pari al 35,0% nel primo anno di sopravvivenza per poi arrivare al 47,0% nel secondo anno; nel terzo anno di sopravvivenza (2008) la componente relativa alla creazione di nuovi posti di lavoro subisce una prima diminuzione, passando al 45,0%; nel quarto e quinto anno di sopravvivenza tale percentuale diminuisce in modo più significativo (rispettivamente, al 36,0% e al 29,0%) e non è sufficiente a compensare la perdita occupazionale: nel 2010, a cinque anni dalla nascita, gli addetti delle imprese sopravvissute sono il 74,7% degli addetti delle imprese alla nascita.
Il Commercio presenta una lieve crescita solo nei primi due anni, per diminuire fin dal terzo anno di sopravvivenza. La quota di addetti impiegata dalle imprese che sopravvivono non riesce, infatti, a compensare la perdita occupazionale dovuta a quelle che muoiono: il numero di occupati delle imprese della coorte del 2005 si attesta nell’anno 2008 al 95% rispetto al totale degli addetti alla nascita, per scendere al 79,3% nel 2010 . Anche la quota di occupazione creata dalle imprese sopravvissute nei vari anni è la più bassa rispetto ai settori analizzati, ed è pari al 20,0% nel primo anno per crescere limitatamente negli anni successivi, fino a stabilizzarsi intorno al 31% a partire dal terzo anno di sopravvivenza.
Infine, anche nel settore degli Altri servizi la creazione di nuovi posti di lavoro nelle imprese che sopravvivono è sufficiente solo nei primi tre anni di sopravvivenza a compensare la perdita di occupazione dovuta alle imprese che non sopravvivono. Nel quarto e quinto anno di sopravvivenza si registra una perdita occupazionale: gli addetti delle imprese sopravvissute nell’ultimo anno sono l’86,2% degli addetti delle imprese alla nascita.

 

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