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La disoccupazione che aumenta un po’ ovunque

A partire dalla fine del 2007, il numero dei disoccupati nei paesi dell’area Ocse è cresciuto considerevolmente, fino a toccare la quota record di 48 milioni. Circa 15 milioni in più rispetto alle rilevazioni di poco meno di cinque anni fa.
Il dato, quanto mai preoccupante, è contenuto nell’Outlook dell’Ocse sul mercato del lavoro. In sostanza, per ritornare ai livelli pre-crisi occupazionale sarebbe necessario creare circa 14 milioni di posti di lavoro.
Per quanto concerne lo stesso discorso in percentuali, queste sono le cifre: a maggio 2012, il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’11,1%, in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,8 punti percentuali rispetto al 7,3%, il punto minimo registrato nel marzo del 2008.
Stando alle rilevazioni contenute nell’Outlook, la situazione della disoccupazione nei paesi dell’Ocse resta molto diversificata. I tassi restano tra 3,5 e 5,5% in nove paesi (Australia, Austria, Giappone, Corea, Lussemburgo, Messico, Olanda, Norvegia e Svizzera) mentre è scesa sensibilmente dall’inizio della crisi in Germania dal 8,2% nel dicembre 2007 al 5,6% nel maggio 2012. Al contrario nove paesi dell’area dell’Ocse hanno una disoccupazione a due cifre a maggio (Estonia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Portogallo, Repubblica slovacca, e Spagna).
Questa, a grandi linee, la situazione internazionale. Nel nostro Paese, invece, il tasso di disoccupazione è stato del 10,1%, in leggerissimo calo rispetto al mese precedente (10,2%).
Ma mentre il tasso di disoccupazione cala sensibilmente, discorso leggermente diverso per il Pil. L’organizzazione internazionale di studi economici, infatti, ha confermato di fatto le stime diffuse a maggio: -1,7% nel 2012 e -0,4% nel 2013.
Ciò che più preoccupa, tra i tanti dati contenuti nel rapporto Ocse, è la crescita tra il 2010 e il 2011 della disoccupazione di lunga durata. L’anno scorso il 51,9% dei disoccupati lo era da più di 12 mesi contro 48,5% nel 2010. L’occupazione in Italia che era aumentata dello 0,4% nel 2011 rispetto al 2010 (-0,7% rispetto a 2009), dovrebbe registrare un calo dello 0,3% nel 2012 e nel 2013 rispetto all’anno precedente.
Cresce, invece, tra il 2010 e il 2011 l’occupazione a tempo parziale che passa dal 16,3% al 16,7%: il 76,6% di questo tipo di occupazione nel 2011 è realizzato dalle donne.
La disoccupazione giovanile in Italia è aumentata lievemente, passando dal 26,8% del 2010 al 27,1% (15-24 anni). Le donne sono i soggetti maggiormente interessati dal fenomeno, con un tasso di disoccupazione passato dal 29,4% al 32,1% mentre quello degli uomini dal 27,9% al 29,1%.
Il 49,9% dei lavoratori con un’occupazione a tempo parziale nel 2011 erano giovani tra i 15 e i 24 anni (46,7% nel 2010, 44,4% nel 2009 e 26,2% nel 2000). A maggio il tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto passando dal 35,3% ad aprile al 36,2% a maggio.
L’Ocse non ha posato il suo sguardo solo sulla situazione attuale del nostro Paese, ma anche sull’iniziative della classe dirigente per far fronte alle difficoltà del sistema economico italiano. La riforma del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, “è un passo importante” e “se immediatamente e completamente applicata”, può “ridurre significativamente la segmentazione del mercato del lavoro” oltre ad essere “in grado di ridurre il costo sociale delle future recessioni e dell’aumento della disoccupazione”.

 

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