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Due o tre cose sulla legge elettorale

di Antonio Caputo

A seguito del richiamo del presidente Napolitano, che giorni fa ha sollecitato i partiti al varo, anche a maggioranza, di una riforma elettorale, è ripreso il dibattito sul tema, e starebbe tornando in auge quel che era l’accordo “ABC” sulla legge elettorale, che sembrava naufragato a seguito dello tsunami elettorale delle amministrative.
L’intesa ABC prevedrebbe un sistema basato su un mix tra collegi uninominali e voto di lista (bloccato) su base circoscrizionale, ribattezzato “ispano-tedesco”: la parte spagnola è costituita dall’assegnazione dei seggi su base circoscrizionale, quella tedesca dall’assegnazione del 50% dei seggi in collegi uninominali. La proposta è un compromesso tra le posizioni dei partiti, e risale, appunto, a qualche mese fa; il dibattito si è riacceso all’improvviso, e si collega a quello sulle riforme costituzionali, con la complicazione delle posizioni in campo.
Tra le novità più rilevanti, il si del Pdl (soprattutto degli ex An) al ripristino delle preferenze, un tentativo, tra l’altro per giocare di sponda con l’Udc fautore, da sempre, del ritorno al voto di preferenza, avversato, invece, dal Pd. Il partito di Bersani punta piuttosto al ritorno dei collegi uninominali. Un’altra differenza non da poco la si riscontra sul meccanismo del “premio” di maggioranza, col Pd che punta a farlo rimanere di coalizione, ed il Pdl che al contrario auspicherebbe un surplus di seggi solo per il primo partito, come avviene in Grecia; fautore del proporzionale l’Udc.
Il dibattito sulla legge elettorale non è mai neutro: è evidente come ogni partito tenti di proporre meccanismi in grado di massimizzare i vantaggi per sé (almeno nell’immediato); che poi tali tentativi si rivelino spesso maldestri e ottengano l’effetto opposto, è un’altra storia: avvenne nel 2005, con il Porcellum, varato dall’allora maggioranza di centrodestra, per cercare di limitare i danni di una sconfitta annunciata, e avversato dal centrosinistra, che temeva l’azzoppamento della sua annunciata vittoria. Risultato: il centrodestra, fatta la legge per limitare i suoi danni, perse, col nuovo meccanismo, decine di seggi alla Camera, e qualcuno anche al Senato, rispetto a quanti ne avrebbe ottenuti mantenendo il vecchio meccanismo; la limitazione della vittoria, in entrambi i rami del Parlamento ci fu sì, ma a scapito proprio del centrodestra, alle successive elezioni 2008; il centrosinistra, che si oppose alle nuove norme temendo di esserne danneggiato, fu, al contrario, premiato da un bonus di deputati e senatori sia nel 2006 (decisivo per la vittoria), sia due anni dopo (con le vecchie norme il trionfo di Berlusconi nel 2008 avrebbe garantito al Cavaliere una maggioranza inattaccabile, che gli avrebbe permesso di riassorbire la scissione finiana senza dover prima ballare per un anno, e poi mollare Palazzo Chigi).
In pratica, un intero ceto politico che non capisce il meccanismo elettorale, ossia ciò che determina la trasformazione dei voti in seggi decretando la vittoria o la sconfitta elettorale non fa ben sperare su quel che sarà il processo di riforma di una materia, tanto ostica ai più, quanto delicata dal punto di vista degli equilibri politici del Paese, quale è appunto la legge elettorale.
Veniamo all’accordo ABC e a cosa non va nel meccanismo “ispano-tedesco”: la nostra Costituzione prevede che l’assegnazione dei seggi alle circoscrizioni vada fatta sulla base dei risultati dell’ultimo censimento, che per la cronaca si è tenuto nell’ottobre scorso, ed i cui dati definitivi non sono ancora stati resi noti. Ora, assegnandosi i seggi alle circoscrizioni in base alle risultanze del censimento, per le quali si deve attendere l’autunno inoltrato, il disegno dei collegi uninominali non potrà partire, ben che vada, prima di Natale, richiedendo, la divisione del territorio in collegi uninominali (maggioritari o proporzionali che siano), la preventiva assegnazione dei seggi alle circoscrizioni; e, necessitando tale operazione di tempi (quattro mesi nel 1993) piuttosto lunghi, verrebbe completata tra fine aprile e inizi maggio; ma, dovendosi sciogliere il Parlamento al massimo in febbraio, non vi sarebbero i tempi tecnici per il disegno dei collegi, se uninominali li si vuole. In altri termini, se non si conosce preventivamente quanti seggi spettino ad una circoscrizione, come si fanno a disegnare, al suo interno i collegi uninominali, quale che sia la loro quota sul totale dei seggi (il 50% previsto dall’accordo ABC; il 75% come prevedeva il vecchio Mattarellum; persino un eventuale 100%, se prevalesse una volontà iper maggioritarista)?
Stupisce che nessuno degli attori politici, più o meno innamorati di modelli stranieri, abbia pensato a tale aspetto tecnico: il rischio di produrre un pasticcio, dunque, per l’ennesima volta è tutt’altro che fugato.

 

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