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Sì ai “matrimoni misti”. Ma non per la propria figlia…

L'Istat fotografa i sentimenti degli italiani rispetto ad alcuni argomenti per molti ancora tabù, facendo emergere aperture ed evidenti contraddizioni

Il recente report dell’Istat su I migranti visti dai cittadini dedica un paragrafo ai matrimoni cosiddetti misti, ovvero tra persone di diversa cittadinanza. Lo studio dell’Istat rileva come gli italiani sostengano i vantaggi di una società multiculturale e come sia presente una particolare apertura verso l’integrazione dei bambini stranieri. Eppure sul matrimonio qualche dubbio ancora c’è, soprattutto se coinvolge la propria figlia.
Il 30,4% degli intervistati dall’Istat ritiene positivo (molto 9,1%, abbastanza 21,3%) che negli ultimi anni siano sempre più frequenti i matrimoni e le unioni miste tra italiani e immigrati, a fronte di un quinto circa (20,4%) che considera negativamente il fenomeno considerato. La restante metà (49,2%) si colloca su una posizione intermedia, esprimendo una valutazione né positiva né negativa.
Ma immaginando che sia la propria figlia a voler sposare un immigrato, si rilevano reazioni molto variabili a seconda dell’origine dell’ipotetico genero. L’unica nazionalità rispetto alla quale la maggioranza dei rispondenti non avrebbe nessun problema (63,6%) è quella statunitense; anche in questo caso tuttavia, più di un quarto degli intervistati avrebbe qualche problema (27,9%), l’8,2% addirittura molti.
All’opposto si collocano i Rom/Sinti: avere un genero Rom/Sinti creerebbe problemi all’84,6% dei rispondenti (“molti” al 59,2%, “qualche” al 25,4%). Oltre un terzo degli intervistati avrebbe molti problemi (37,2%) e quasi altrettanti qualche problema (31,7%), se l’ipotesi riguardasse un immigrato rumeno. Seguono, nell’ordine, gli albanesi (molti problemi il 33,8%, qualche problema il 34%), i marocchini (molti problemi il 27,9%, qualche problema il 39,6%), i cinesi (rispettivamente 28,6%, e 35%), i nigeriani (26,2% e 37,7%) e, infine, i peruviani (19,9%, 37,4%).
A conferma cioè che i vantaggi di una società multiculturale percepiti dai cittadini possono lasciare il posto a pregiudizi nei confronti degli immigrati soprattutto se appartenenti ad alcune specifiche comunità e nazionalità.
Tuttavia, sebbene recente, il matrimonio tra persone di diversa cittadinanza è un fenomeno in aumento. Così come – e stavolta ci viene in soccorso il report su Separazioni e divorzi in Italia – è in crescita in questo senso l’instabilità delle coppie.
Nel 2005 sono state infatti pronunciate nei tribunali italiani 7.536 separazioni riguardanti “coppie miste” di coniugi, contro 4.266 concesse nell’anno 2000, con un incremento pari al 76,7%. Successivamente – rileva l’Istat –, si è registrata una battuta d’arresto sia in valori assoluti che percentuali: nel 2010, le separazioni sono state 7.173, pari all’8,1% di tutte le separazioni (contro il 9,2% del 2000). La discontinuità nell’evoluzione di questa tipologia di separazioni si riscontra in parte anche nei matrimoni che coinvolgono un cittadino straniero e uno italiano. In più di sette casi su dieci, la tipologia di coppia mista che arriva a separarsi è quella con marito italiano e moglie straniera (o che ha acquisito la cittadinanza italiana in seguito al matrimonio). Questo risultato appare strettamente connesso con la maggiore propensione degli uomini italiani a sposare una cittadina straniera.
Per quanto riguarda i divorzi di “coppie miste” la tendenza è in crescita, anche se l’entità del fenomeno è piuttosto contenuta (4.163 nel 2010, pari al 7,7% del totale).

 

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