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Il lato umano delle Olimpiadi

di Fabio Germani

Le emozioni che regalano le Olimpiadi non sono solo quelle contenute nelle consuete foto di rito, quelle sul podio con le medaglie, chi al collo e chi le morde. Sono le storie degli atleti, in verità, a suscitare particolari sensazioni. Ogni singola gara non è esclusivamente una competizione sportiva, ma il frutto di un lavoro durato anni. Un lungo percorso fatto di sacrifici e sudore di cui l’Italia pallonara (e ad ognuno il suo) viene a conoscenza a intervalli di tempo regolari.
Perché a parte il solito calcio, i Giochi permettono agli sportivi da salotto di scoprire discipline che altrimenti non seguirebbero. E ancora di scoprire volti, sorrisi, pianti, urli di gioia o di dolore. Come quelli di Rosalba Forciniti, medaglia di bronzo nella categoria 48 kg di judo. O di Diego Occhiuzzi, sciabolatore napoletano, giunto secondo, ma capace di superare in pedana un pezzo da novanta quale Aldo Montano. Per non parlare dell’oro conquistato dagli azzurri nel tiro con l’arco. Ora, onestamente: alzino la mano quanti possono definirsi appassionati di questa disciplina (esclusi i praticanti, si intende). Eppure sono storie autentiche quelle di Frangilli, Galiazzo e Nespoli, bravissimi a sovvertire qualsiasi pronostico.
E sono storie autentiche anche quelle dei “famosi”, atleti che si erano messi in mostra nelle passate edizioni facendo sobbalzare di gioia i tifosi. C’è Valentina Vezzali che non è più la regina incontrastata della scherma femminile, ma non si fa intimorire e rilancia la sfida – con il sorriso – alle colleghe più giovani salite sui gradini più alti del podio. C’è Federica Pellegrini la quale al contrario, sebbene giovanissima, annuncia il bisogno di staccare un po’ la spina dopo una gara così così nei 400 stile libero e una decisamente migliore nei 200. Stanchezza, probabilmente non solo fisica. Stare assiduamente sotto i riflettori, giudicata per gli amori vecchi e nuovi Luca Marin e Filippo Magnini ancor prima che per le vittorie in carriera, può essere motivo di stress. Chissà.
Poi ci sono le celebrazioni, le feste, i numeri sui soldati impiegati per garantire la sicurezza delle persone, le polemiche, la accuse di doping (tipo quella degli Stati Uniti che hanno contestato il record nel nuoto della sedicenne cinese Ye Shiwen), le splendide cornici di una città come Londra. E le medaglie. Di nuovo pianti e sorrisi. E in definitiva storie che meritano di essere raccontate.

 

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