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Usa 2012. Verso la convention democratica

di Antonio Caputo

L’uragano Isaac che la scorsa settimana ha colpito gli Stati del Golfo, abbattendosi anche sulla Florida, sede dell’appuntamento, aveva costretto i Repubblicani a concentrare in tre giorni, anziché quattro, i lavori della loro Convention, saltando la prima giornata. I Democratici, che pure non dovevano affrontare problemi meteorologici, hanno preferito, per fair play, ridurre anch’essi la durata dell’appuntamento, saltando il primo giorno, apertosi con una festa nella città di Charlotte (North Carolina), teatro dell’evento nei prossimi giorni.
Salvo sorprese, ed oltre, ovviamente al presidente Obama, altri due saranno i protagonisti dei tre giorni dell’evento: la First Lady, Michelle, e l’ex presidente, Bill Clinton, recuperato alla causa dallo stesso Obama, nonostante più d’una divergenza, soprattutto (ma non solo) in materia fiscale, tra l’attuale presidente ed il marito di Hillary.
Il primo giorno effettivo di lavori sarà incentrato su cosa dirà la moglie di Obama, specularmente a quanto avvenuto una settimana fa, quando protagonista fu Ann Romney; due belle donne, due diverse incarnazioni del sogno americano, due discorsi, preparati dagli staff dei candidati, e lo stesso obiettivo: conquistare, ai rispettivi mariti, gli elettorati femminile ed indeciso, che faranno la differenza nelle urne il 6 novembre. Michelle Obama parte favorita: già nota da quattro anni di vita da protagonista alla Casa Bianca, ben più popolare tanto del marito Barack, quanto della rivale Ann, è considerata l’asso nella manica del presidente uscente, impegnato in una battaglia per la rielezione che si preannuncia più dura rispetto a quattro anni or sono.
Obama, già arrivato in North Carolina, ha incontrato i lavoratori dell’industria dell’auto, difendendo, in un’intervista alla Cnn in cui ha parlato dei suoi quasi quattro anni di mandato, la propria decisione di aiutare il settore automobilistico: “E’ stata una scelta impopolare, cui erano contrari i due terzi degli americani, e se avessi guardato solo all’interesse elettorale, non l’avrei fatta. Ma era una scelta necessaria: ne è valsa la pena”.
Il presidente ha anche difeso la sua riforma sanitaria: “gli sforzi fatti per approvarla sono valsi la pena. La difenderemo, anche se non è l’unica battaglia che intendiamo combattere”. Obama punta anche alla riforma dell’immigrazione, strizzando, in tal modo, l’occhio all’elettorato ispanico, e all’approvazione di un pacchetto di diritti per le coppie gay. “Puntiamo”, ha proseguito il presidente, “a far crescere l’economia, creare nuovi impieghi e favorire la classe media”, attaccando la vaghezza della proposta repubblicana sull’economia, in particolare il piano illustrato da Romney alla Convention, per la creazione di 12 milioni di posti di lavoro.
Ancora, Barack Obama ha ricordato di aver posto fine alla guerra in Iraq, e l’uccisione di Osama Bin Laden, forse, e senza forse, il suo maggior successo in questo primo mandato presidenziale. “Come presidente bisogna preoccuparsi di fare il proprio lavoro, di farlo sempre meglio, e pensare come una squadra”, ha concluso.
Romney, intanto, si trova in Florida per la campagna elettorale, e, nonostante l’indagine per presunta evasione fiscale, aperta a New York su una delle sue società, ha superato un milione di fan sui social network.
Sono state fissate, infine, le date dei tre dibattiti che tradizionalmente si tengono nel mese che precede le elezioni: il primo si svolgerà il 3 ottobre all’Università di Denver, e verterà sulla politica interna; il secondo si terrà il 16 ottobre all’Università di Hempstead, alle porte di New York, con le domande poste ai candidati dal pubblico presente, rigorosamente selezionato e suddiviso in settori, in base alla propria appartenenza politica; il 22 ottobre infine, l’ultimo confronto all’Università di Boca Raton, (area metropolitana di Miami), sulla politica estera; un dibattito, inoltre, anche tra i due vice, Joe Biden, quello uscente, contro Paul Ryan, scelto da Romney: appuntamento l’11 ottobre al Center College di Danville, in Kentucky.

 

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