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Disoccupazione giovanile, previsto un peggioramento a livello globale

di Matteo Buttaroni

In un rapporto stilato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, Ilo, i ricercatori hanno “previsto un peggioramento del tasso di disoccupazione giovanile globale a causa del propagarsi della crisi dell’euro dalle economie avanzate a quelle emergenti”.
In particolare i dati evidenziano come la disoccupazione globale, che si attesta oggi al 12,7%, nel 2017 salirà dello 0,2%, portandosi così al 12,9%.
Procedendo con la ripartizione geografica delle popolazioni del pianeta si nota come l’aumento più vertiginoso della disoccupazione sia previsto nel Medio Oriente dove la disoccupazione giovanile passerà dal 26,4% odierno al 28,4% del 2017 (ben il 2% in più). Allarmante anche la zona meridionale orientale dell’Asia e del Pacifico dove il tasso di giovani senza lavoro passerà dal 13,1% al 14,2%.
In ordine di gravità del fenomeno troviamo ancora l’Asia dell’est che secondo le previsione aumenterà dello 0,9%, passando così da 9,5% a 10,4%; segue l’Asia del Sud con un +0,2%, da 9,6% a 9,8%; poi Europa centrale e del Sud-Est e la zona dell’America latina e dei Caraibi dove la disoccupazione giovanile, nel 2017, salirà dello 0,1%, passando rispettivamente da 16,9% a 17% e da 14,6% a 14,7%.
Le zone del pianeta in cui il fenomeno subirà un calo sono l’Africa del Nord, l’Africa sub-sahariana e naturalmente i Paesi economicamente più avanzati.
Per quanto riguarda l’Africa del Nord la disoccupazione giovanile nel 2017 riscontrerà un calo dello 0,9%, passando dall’attuale 27,5% al 26,7%.
Nell’Africa sub-sahariana il fenomeno calerà dal 12% del 2012 al 11,8% previsto per il 2017.
Un dato che sicuramente non avrà ripercussioni sul fenomeno a livello globale è quello legato alla disoccupazione giovanile delle aree più sviluppate e avanzate economicamente: dal 17,5% odierno il tasso si abbasserà di 1,9 punti percentuali andando ad attestarsi al 15,6%.
E’ proprio a fronte di quest’ultimo dato che Ekkenard Ernst, principale autore dello studio e responsabile dell’Unità sulle tendenze dell’occupazione dell’Ilo, si è espresso: “Paradossalmente, nei prossimi anni è prevista una riduzione del tasso di disoccupazione giovanile solo nelle economie avanzate. Dall’altro lato però queste sono proprio le economie dove si è registrato il maggior aumento di giovani senza lavoro a partire dall’inizio della crisi”.
Nel comunicato che l’Osservatorio ha diffuso insieme al rapporto si legge: “Anche in quei Paesi che mostrano segnali di ripresa dell’occupazione o dove si offrono nuovi posti di lavoro, sono numerosi i giovani disoccupati che trovano difficoltà a trovare un impiego. Ad esempio, un lavoratore del settore delle costruzioni che ha perso il posto a causa del collasso del mercato immobiliare potrebbe non possedere le qualifiche necessarie per trovare un lavoro in altri settori che stanno assumendo manodopera”.
“Questa situazione scoraggia i giovani con il conseguente aumento del numero dei NEET (acronimo inglese che descrive coloro che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione) tra i giovani”, ha precisato Ernst.
I sistemi di garanzia dell’occupazione e la priorità accordata alla formazione “potrebbero essere d’aiuto a chi cerca un lavoro integrandoli in attività utili, fornendo al tempo stesso una protezione contro future crisi economiche”, ha aggiunto. Secondo lo studio, questi sistemi di garanzia per i giovani hanno un costo molto limitato: meno dello 0,5% del PIL nei Paesi europei.
“In periodi di restrizioni dei bilanci pubblici, questo potrebbe essere percepito come un ulteriore carico, ma sarebbe comunque inferiore ai costi derivanti da una disoccupazione di lunga durata dei giovani che col passare del tempo perderebbero il contatto con il mercato del lavoro”.
Oltre alle rilevazioni e alle previsioni, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha anche diffuso un appello diretto ai governi e alle parti sociali: “Chiediamo di favorire una crescita ricca di occupazione e la creazione di lavoro dignitoso attraverso politiche macroeconomiche, occupabilità, politiche del mercato del lavoro, imprenditorialità e diritti dei giovani per affrontare le conseguenze sociali della crisi assicurando, al tempo stesso, la sostenibilità finanziaria e fiscale. Di promuovere politiche macroeconomiche e incentivi fiscali a sostegno dell’occupazione e che rafforzino la domanda aggregata, migliorino l’accesso al credito e aumentino gli investimenti produttivi, tenendo conto della diversa situazione dei vari paesi. Infine chiediamo di adottare misure specifiche e sostenibili dal punto di vista fiscale, come politiche anti-cicliche e interventi per rilanciare i consumi, programmi per l’impiego pubblico, sistemi di garanzia per i giovani, programmi di infrastrutture ad alta intensità di manodopera, salari e sussidi alla formazione e altri interventi specifici per l’occupazione giovanile. Questi programmi dovrebbero assicurare parità di trattamento per i giovani lavoratori”.

 

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