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Il peso della corruzione sull’economia italiana

di Fabio Germani

Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha quantificato i danni all’economia provocati dalla corruzione in questi termini: “La crescita del reddito potrebbe essere superiore del 2-4% con un’efficace lotta alla corruzione. Dove la corruzione è più bassa, il settore delle imprese cresce fino al 3% annuo in più”. E come se non fosse già abbastanza: “La corruzione rappresenta una tassa del 20% sugli investimenti esteri”.
Detto francamente: Severino ha esplicitato una volta di più un malcostume di cui siamo già al corrente. Non solo per ciò che riguarda una condotta negativa, ma soprattutto per le ricadute che la stessa ripercuote sull’economia rivelandosi un freno per la crescita del Paese. Le considerazioni, del resto, sono le medesime. Nel mese di giugno l’Ocse aveva individuato la corruzione “tra le cause che spiegano la bassa crescita in Italia”. Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, aveva sentenziato in questo modo: “Il problema dei problemi in Italia è la lentezza, la pesantezza, l’incertezza, per non parlare della corruzione che si annida dove i processi non sono chiari”. La Corte dei Conti, da par suo, affermava di avere osservato “frequenti episodi di corruzione a danno della collettività”. E a voler andare più indietro nel tempo (febbraio 2010) sempre la Corte dei Conti spiegava che la “la corruzione è diventata soprattutto un fenomeno di costume”.
Parole che trovano, purtroppo, un riscontro statistico. Il recente rapporto di Transparency International sostiene che il nostro Paese si trova ai vertici della classifica per corruzione in Europa, insieme a Spagna, Portogallo e Grecia, quest’ultima maglia nera dell’eurozona. “Questi Paesi che presentano tra le peggiori performance sugli indicatori che misurano il controllo della corruzione – spiega il rapporto – sono anche quelli con deficit e debiti più elevati”. Talvolta appare come un dato distante anni luce dai problemi tangibili di una comunità, in verità è nella frivola considerazione che commettiamo il primo errore. Tra gli indicatori più importanti per misurare lo stato di salute di un’economia ci sono infatti il tasso di legalità, l’efficienza del governo e il controllo della corruzione. Tre capitoli che stando ai Worldwide Governance Indicators (Wgi) della Banca Mondiale hanno segnato nell’ultimo decennio per l’Italia una notevole flessione rispetto agli altri Paesi dell’eurozona. Bastino alcune cifre a rendere megli l’idea: la corruzione – era stato stimato non molto tempo fa – vale 60 miliardi l’anno.
A tutto questo possiamo aggiungere inoltre la lentezza del processo civile. Secondo il rapporto Doing Business 2012 – ricorda Dino Martirano sulle pagine del Corriere della Sera – siamo ancora al 158° posto, su 183 economie esaminate, per quanto riguarda il tempo necessario alla giustizia civile per risolvere una controversia commerciale tra due imprese: in Italia, per concludere un processo e ottenere una sentenza definitiva, sono necessari 1.210 giorni, a fronte dei 331 impiegati in Francia e i 394 in Germania. In linea generale, la durata media dei procedimenti in primo e secondo grado supera di due o tre volte quella degli altri Paesi dell’Unione europea”.
Il ddl corruzione, ha quindi assicurato Severino parlando a Cernobbio, resta una priorità. Ma sul tema sono ancora presenti divergenze con le forze politiche, in particolare con il Pdl soprattutto per quanto riguarda il capitolo intercettazioni (“Sulla questione della giustizia – aveva chiosato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, un paio di giorni fa – non accettiamo forzature di alcun tipo. O i tre temi riguardanti l’anti-corruzione, le intercettazioni e la responsabilità civile dei giudici procedono in parallelo nei lavori di Camera e Senato, con soluzioni condivise, oppure non c’è il nostro accordo”). Il governo vorrebbe non scendere a compromessi, ma di sicuro c’è che l’Italia – per cui è auspicabile un senso di responsabilità condiviso – non può esimersi dall’abbattere (finanche culturalmente) quei muri che di fatto ne hanno rallentato negli anni la crescita e lo sviluppo economico. E il più imponente è senz’altro la corruzione.

 

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