Mostra del cinema di Venezia. Tutti i vincitori | T-Mag | il magazine di Tecnè

Mostra del cinema di Venezia. Tutti i vincitori

di Fabio Francesca

Ultimo giorno di proiezioni, il lido si spopola e si tirano le somme. Il concorso chiude con due pellicole molto diverse e molto discusse. La prima è la nuova fatica del veterano di Hollywood Brian De Palma, che lascia gli Stati Uniti per una trasferta europea, nello specifico Berlino, con Passion, remake del film francese Crimea d’amour di Alain Corneau. Il regista americano sostituisce le interpreti originali (Kristin Scott Thomas e Ludivine Sagnier) con Rachel McAdams e Noomi Rapace, si affida al direttore della fotografia di Almodovar José Luisa Alcaine e alle musiche di Pino Donaggio. Un film teorico sul cinema, dove si mescolano Hitchcock al cinema degli anni ottanta. Un discorso sulle immagini e il loro utilizzo, dove però non mancano i temi cari a De Palma: il doppio e il voyeurismo.
Ultimo film italiano in concorso è Un giorno speciale di Francesca Comencini. Purtroppo duole parlarne male ma la pellicola pare inadatta al concorso ufficiale. La vicenda, che parte da un’idea interessante (due ragazzi si trovano a trascorrere una giornata in macchina per le strade di Roma), purtroppo perde tutto il suo potenziale tra dialoghi banale e snodi narrativi forzati. Una regia che ha la volontà di stare addosso ai personaggi ma che invece ne aumenta la distanza dallo spettatore. I due giovani attori alla loro prima o seconda esperienza non riescono a togliersi di dosso una patina di approssimazione fornendo solo un’immagine caricaturale dei personaggi. Forse il cinema italiano per il concorso meritava scelte più coraggiose o più autoriali.
Il film di chiusura di questa sessantanovesima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia è il francese L’homme qui rit di Jean-Pierre Ameris, famoso in Italia grazie alla commedia Emotivi anonimi. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Victor Hugo, storia di saltimbanchi, freaks e bambini. Gérard Depardieu ritorna al festival e torna vestite i panni delle maschere della grande narrativa francese, per un finale dedicato alla classicità.
Alla fine il Leone d’oro non lascia sorprese, la giuria presieduta dal grande Michael Mann e composta da Marina Abramovic, Laetitia Casta, Peter Ho-Sun Chan, Ari Folman, il nostro Metteo Garrone, Ursula Meier, Samantha Morton e Pablo Trapero distribuisce con equità i premi ai migliori film in concorso. Come ci si aspettava trionfano Kim Ki-duk e The master. Rimane a bocca asciutta Marco Bellocchio e al cinema italiano solo i premi di consolazione per È stato il figlio. Olivier Asayas si porta in Francia un meritatissimo premio per la sceneggiatura con Aprés Mai. Dispiace che rimanga fuori dal palmares il film belga La cinquième saison, nostro film preferito della Mostra.

Leone d’oro per il miglior film: Pieta di Kim Ki-duk.
Leone d’argento per la miglior regia: The master di Paul Thomas Anderson.
Premio speciale della giuria: Paradise: glaube di Ulrich Seidl.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix per The master.
Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Hadas Yaron per Lemale et ha’chalal di Rama Bursthein.
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore e ergente: Fabrizio Falco per Bella addormentata di Marco Bellocchio e È stato il figlio di Daniele Ciprì.
Premio per la migliore sceneggiatura: Olivier Assayas per Aprés mai.
Premio per il miglior contributo tecnico: Daniele Ciprì per È stato il figlio.
Leone del futuro – miglior opera prima: Küf di Alì Aydin.

Nella sezione orizzonti la giuria presieduta da Pierfrancesco Favino ha premiato come miglior film San Zimei di Wang Bing e con il premio speciale della giuria il film Tango libre di Frédéric Fonteyne.
Il film vincitore della Settima internazionale della critica è Äta sova dø della regista svedese esordiente Gabriela Pichler, mentre il premio Label Europa Cinemas, che premia il miglior film europeo delle Giornate degli autori è andato a Crawl diretto dal Hervé Lasqouttes.
È stata una Venezia segnata da una alta qualità media, dove grandi autori hanno deluso, dove probabilmente è mancata l’audacia e il coraggio del nuovo, dove pochi film hanno diviso molti critici. Una Venezia che ci lascia con in mente l’immagine di James Franco che al tramonto canta Britney Spears.
Così si conclude questo diario della sessantanovesima edizione della Mostra del cinema di Venezia.

 

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