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Cibo e salute, la “svolta” dei fast food

L’organo che si occupa della sanità cittadina di New York, il Board of Health, ha approvato la proposta del sindaco Michael Bloomberg il quale aveva ordinato che, a partire, dal 2013 nei punti ristoro fosse applicato il divieto di vendere bottiglie e lattine extra large, per capirci quelle superiori ai 500 ml. La decisione di Bloomberg ha finalità salutiste: New York, tra i suoi abitanti, conta il 58% di obesi. Sarà la prima città degli Stati Uniti a stabilire un divieto simile che prevede, per chi non lo rispetterà, una multa di 200 dollari (la norma entrerà in vigore entro sei mesi, a meno che un giudice decida di mettersi di traverso).
Già in una precedente occasione ci eravamo occupati della battaglia che oltreoceano è stata intrapresa per contrastare l’obesità, con studi che dimostrerebbero che eventuali tasse sulle bollicine (all’incirca pari ad un incremento del 10%) potrebbero disincentivare il consumo di queste bevande. Ma la vera rivoluzione riguarda le catene con più di venti ristoranti che a breve saranno costrette ad indicare nei menù le calorie di ogni alimento proposto. E McDonald’s si è subito messo in carreggiata, in anticipo rispetto alla concorrenza, in ossequio all’Affordable Care Act (normativa prevista dalla riforma del sistema sanitario voluta strenuamente dal presidente Barack Obama).
Ora: ci sono stime secondo cui molti americani si recano tutti i giorni – avete letto bene, tutti – da McDonald’s o ristoranti simili, molti dei quali consapevoli degli effetti a lungo termine del cosiddetto junk food. Accostare il calcolo calorico al buon senso delle persone è di per sé un espediente positivo, ma non esaustivo per combattere malattie e disagi sociali quali l’obesità. Numerosi nutrizionisti, infatti, sono concordi nell’osservare che non è una mera questione di calorie, bensì di qualità del cibo sul piatto e tanti fast food lasciano spesso a desiderare. Tuttavia, McDonald’s è tra i primi ad avere preso qualche misura in questo senso. Ad esempio recentemente ha annunciato l’apertura di due ristoranti completamente vegetariani in India (e non è un caso che ciò avvenga in India, dove la mucca è un animale sacro) che però non esclude affatto che l’esperimento non possa ripetersi altrove in futuro. Forse la vera svolta, ma è presto per definirla tale, starà nell’introduzione di nuove proposte, tipo frutta, verdura, pollo grigliato anziché fritto. Tutti accorgimenti volti a garantire maggiori benefici ai clienti, ma basterà a cambiare le abitudini dei consumatori più incalliti?

 

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