Com’è “Pubblico”, il nuovo giornale di Luca Telese | T-Mag | il magazine di Tecnè

Com’è “Pubblico”, il nuovo giornale di Luca Telese

di Claudia Carmenati

La nascita di un nuovo quotidiano è sempre una vittoria della democrazia e quindi una notizia di cui gioire. Ciò vale per qualsiasi giornale e ovviamente anche per Pubblico, diretto da Luca Telese.
Pubblico, uscito il 18 settembre, si presenta in una veste grafica molto simile a quella di Liberation, storico quotidiano della sinistra francese fondato nel 1973 da Jean-Paul Sartre. E a questa osservazione, arrivata da più parti, quelli di Pubblico hanno risposto su Facebook con un eloquente “estiquaatsi”. Telese nel suo primo editoriale ha presentato la squadra con entusiasmo, risultando tra lo scolastico e l’autoreferenziale nel dettagliare le iniziative editoriali. Lo ringraziamo di averci spiegato cosa si intenda con dalla parte degli ultimi e dei primi che ci ha fatto venir voglia di rispondere con altrettanto giovanilismo “ma-anche-no”. Manca però quell’allure filosofica, delle parole ispirate, e quella brezza epica che non è del tutto assente ma che ci saremmo aspettati più enfatizzata nell’avvio di una grande avventura, quell’impresa per coraggiosi che è fondare un giornale, tanto più in un paese di pigri lettori come l’Italia. Un’impresa che richiede sicuramente l’esser radicati nella realtà, conoscere i fatti e i protagonisti, ma non può prescindere dal librarsi e liberarsi, almeno sul numero uno, dalla concretezza.
Sfogliando il giornale ci si accorge che non si può classificare Pubblico come una testata di stretta attualità, ma sembra mirare a porsi tra l’approfondimento e il giornalismo d’inchiesta. Apprezzabile l’apertura della prima uscita sui call center, soprattutto nell’analisi realistica e umana di Paola Natalicchio. Si ha l’impressione, nient’affatto negativa, che il giornale si sviluppi più che sull’indicazione di un editore o di un leader (come nel Fatto di Travaglio) in un coro di voci, nello stile e negli argomenti volutamente non omogeneo.
Ci è piaciuto l’ampio spazio dedicato alla cultura e anche l’oroscopo, perché basta con l’immaginario collettivo del lettore di sinistra sempre occhialuto e impegnato.
Si riscontra, infine, una contraddizione: il giornale nasce da tanti incontri in giro per l’Italia, tante storie sono raccontate, però nell’impaginazione e in prima pagina sembra che i fatti romani siano sempre, troppo in primo piano. Promosso alla prima (e anche alla seconda con l’apertura su Vendola che tiene in braccio il leader Pd: “Voglio un figlio, ecco perché mi alleo con Bersani”) , per le critiche (costruttive, si intende) ci sarà tempo.

 

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