“L’uomo è un animale simbolico” | T-Mag | il magazine di Tecnè

“L’uomo è un animale simbolico”

Intervista a Paolo Luigi Branca, professore già ricercatore in Islamistica del dipartimento di Scienze religiose all'Università Cattolica di Milano
di Fabio Germani

“Il messaggio che dobbiamo lanciare al mondo musulmano è che ci aspettiamo che lavorino con noi per assicurare la sicurezza al nostro personale. Ci aspettiamo piena collaborazione perché è questo l’unico modo in cui funzionano questo tipo di cose in tutto il mondo”. Barack Obama parla con David Letterman, sulla Cbs. E si rivolge al mondo islamico dopo le proteste delle folle dinanzi alle ambasciate per colpa di un film – la cui origine resta un punto interrogativo – ritenuto blasfemo e irrispettoso dei precetti religiosi. Ma soprattutto dopo che al Qaeda, approfittando del momento, ha esortato i musulmani ad uccidere gli ambasciatori americani. La primavera araba ha consegnato degli Stati sulla via della democrazia, ma non ancora pacificati. In Egitto si è insediato un governo filo-islamico, con il sostegno importante dei Fratelli musulmani, sul quale la Casa Bianca qualche dubbio pare nutrirlo. Eppure dovrebbero essere questi i momenti in cui vale la pena intensificare il dialogo. Se non altro per tentare di evitare il ripetersi di scene che hanno segnato negativamente il recente passato. La realtà dei fatti dice altro, però. Iran e Siria – dove non si è ancora compiuto un rovesciamento – sono “sorvegliati speciali”, anche se per motivi diversi. In Afghanistan regna la confusione e c’è sempre il timore, vero o mediatizzato, di un conflitto tra Israele e Teheran. “L’uomo è un animale simbolico e i conflitti mediatici su questioni anche ‘immateriali’ – spiega a T-Mag Paolo Luigi Branca, professore già ricercatore in Islamistica del dipartimento di Scienze religiose alla Cattolica di Milano – sono sempre pericolosi perché hanno a che fare con l’inconscio, l’emotività, le viscere. Ma è chiaro che all’indomani delle rivolte, Paesi come l’Egitto, più di 80 milioni di abitanti, non potranno risollevarsi senza l’aiuto della comunità internazionale. Conviene a tutti voltare pagina, ma sicuramente qualcuno non smetterà di pescare nel torbido”.
Taglia corto il professore nella sua analisi: “Se gli islamisti hanno assunto responsabilità di governo, dovranno dimostrare di saperle gestire. Si apre una fase interessante, ma con molte incognite. Finché si trattava di opporsi ai regimi erano un fronte unito, ora saltano fuori divisioni e concorrenza tra varie sigle”.
Alla vigilia delle elezioni statunitensi questa nuova ondata di proteste cela una distanza mai del tutto colmata e pone interrogativi anche in chiave futura, molto più in fase di bilancio a seguito della dottrina Obama, ben diversa da quella adottata dalla precedente amministrazione. C’è da capire, per farla breve, quanto di “politico” e quanto di “religioso” abbia pesato sulle reazioni delle folle in Libia, Egitto e Yemen dopo la diffusione via web di un film già criticato dalle stesse autorità americane. “Di ‘religioso’ – risponde Branca – c’è solo il fatto che se qualcuno che non è della ‘mia’ fede, anche calcistica per fare un esempio, si permette di toccare le cose che per ‘me’ sono sacre, non gliela lascio passar liscia. Credo che già l’esperienza quotidiana dimostri come perfino tra parenti sia meglio trattare con delicatezza alcuni temi, anche per nulla religiosi, in modo da evitare di prendersi per i capelli”. Al contrario, prosegue, “di politico c’è moltissimo” e può essere spiegato con “l’anniversario dell’11 settembre in cui, guarda caso, viene messo online il trailer di un fantomatico film-spazzatura neanche recente, la vendetta per un capo terrorista ucciso e le elezioni presidenziali Usa”. E l’emulazione che si è verificata negli ultimi giorni di Paese in Paese? “Quella tra hooligans, per rimanere al paragone calcistico, è scontata. Un certo numero di disoccupati, un po’ disadattati e addirittura prezzolati, non si fa certo fatica a raccoglierli. Anche perché così si distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dai risultati finora deludenti delle primavere arabe”.
Dunque, è il ragionamento, le proteste in Medio Oriente nascondono in verità una situazione molto più complessa di come appare. “Molti mesi di proteste e rivolte – è la conclusione del professor Branca – hanno indebolito le già fragili economie e i risultati di una transizione verso la democrazia ancora non hanno migliorato le condizioni di vita che, anzi, si sono complicate”.

 

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