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Un italiano su tre a casa di mamma e papà

di Matteo Buttaroni

Un italiano su tre, a causa della crisi, vive con i genitori o comunque li ha a “portata di mano”. E’ quanto emerge dall’ultimo studio condotto da Coldiretti e Censis intitolato Crisi: vivere insieme, vivere meglio.
Sembra quindi che la crisi economica abbia spinto le famiglie a tirar fuori quello spirito di protezione degno della tradizione italiana. Non per niente una delle etichette più diffuse all’estero è “italiani mammoni”.
Nel dettaglio lo studio spiega che il 31% degli italiani abita con la propria madre. Una percentuale che sale al 60,7% se si considerano i giovani che ricoprono la fascia di età che va dai 18 ai 29 anni.
Altro dato che si legge nel rapporto è che il 42,3% ha i genitori che abitano a un massimo di trenta minuti dalla sua abitazione mentre il 54% ha comunque padre e madre raggiungibili a piedi, per quanto riguarda i giovani compresi tra i 18 e 29 anni la parcentuale è del 26,4%.
Analizzando le altre fasce di età risulta che del totale degli italiani di età compresa tra i 30 e i 45 anni il 25,3% abita con i propri parenti stretti mentre il 42,5% abita nei pressi, mentre per gli adulti della fascia 45-64 anni l’11,8% abita con i genitori e il 58,5% abita in prossimità della loro abitazione.
La crisi non ha solo riportato i figli nelle case delle mamme, ha anche riavvicinato gli italiani a ciò che è più caro alla nostra cultura, quella Mediterranea: la cucina e il piacere di stare davanti ai fornelli.
Questa riscoperta della cucina, talvolta un po’ forzata, ha portato gli italiani, soprattutto nel weekend, a passare circa 69 ore davanti a fornelli, pentole e tegami. Secondo il rapporto le donne passerebbero addirittura 21 giorni pieni, all’anno, a preparare pasti. La media annuale per ogni italiano è di circa 11 giorni passati in cucina, circa sette ore a settimana, quind 56 minuti al giorno nei giorni feriali e 69 nel week end o nei giorni festivi.
Per quanto riguarda gli uomini italiani la media scende rispetto alla componente di sesso femminile, calando a otto ore e dimostrando così che in cucina, almeno in Italia, comanda sempre la donna.
Il rapporto evidenzia anche un’alta concentrazione dei prodotti culinari fai-da-te, infatti 21 milioni di italiani dichiara di preparare in casa alimenti come yogurt, pane, gelato o conserve. Circa la metà asserisce di farlo regolarmente. Per combattere la crisi, evidenzia l’indagine, gli italiani rinunciano durante il lavoro, anche sporadicamente, ai pranzi nei vari bar, ristoranti, tavole calde e fastfood: circa 7,7 milioni di italiani si portano cibo preparato in casa, di questi 3,7 milioni dichiarano di farlo regolarmente. Per quanto riguarda la spesa gastronomica risulta che l’85% degli italiani continua a fare acquisti quotidiani nei piccoli e spesso poco economici negozi di alimentari di quartiere. Il motivo principale? Il loro rilevante ruolo sociale.
Il crescente desiderio di fare comunità, come sottolinea la Coldiretti nello studio, è dovuto al numero crescente di italiani che vivono da soli: nel Belpaese sono circa 7,4 milioni, un numero aumentato del 24% tra il 2006 e il 2011. Le regioni dove il fenomeno è stato più rilevante sono la Sardegna, dove il numero di persone che vivono sole è cresciuto del 54%; in Abbruzzo, dove il numero è lievitato del 45%; in Umbria con un +42%.
Un importante ruolo va attribuito anche alla Rete per quanto riguarda l’arte ai fornelli. Quasi 15 milioni di italiani, infatti, dichiarano di ricercare in internet ricette, di confrontare i prezzi e tenere d’occhio la qualità dei vari prodotti. Regolarmente lo fanno circa 5,7 milioni di italiani. Circa 415 mila dichiarano invece di partecipare regolarmente a community e forum, online, in cui condividono ricette e “dritte”, mentre il numero sale a 1,4 milioni di persone comprendendo anche chi accede a queste piazze informatiche di tanto in tanto.
Analizzando invece il rapporto di Save the Children, si apprende che forse c’è una seconda causa per tutto ciò e riguarda la condizione delle mamme italiane: nel testo si legge che “quasi due donne con figli su tre sono senza lavoro e negli ultimi anni sono state 800 mila le interruzioni di lavoro forzate a causa di una gravidanza. Pesantissime sono le ricadute sui figli: quasi il 23% dei minori è a rischio povertà, percentuale che sale al 28% per i figli di mamme sole.
Insomma, gli effetti della crisi colpiscono le mamme in modo sempre più grave e la difficile condizione delle madri nel nostro Paese è uno dei fattori chiave che determinano una maggiore incidenza della povertà sui bambini e sugli adolescenti. E’ interessante infatti notare come il tasso di occupazione si attesta a circa il 50% per le donne senza figli (ben al di sotto comunque della media europea – 62%), ma scende al 45% al primo figlio, fino a perdere circa 10 punti nel caso di due figli.

 

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