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Parlamento europeo. I candidati al Premio Sakharov

Nella giornata di martedì il Parlamento europeo presenterà le candidature ufficiali in vista dell’assegnazione del Premio Sakharov, che l’anno scorso andò – in maniera generica – agli attivisti artefici della primavera araba. Si tratta di un riconoscimento istituito nel 1988 e conferito alle personalità che si sono distinte nella difesa delle libertà fondamentali (il premio, infatti, è intitolato al fisico sovietico Andrej Dmitrievič Sakharov, premio Nobel per la pace). Gli eurodeputati fanno le loro proposte. Questi i candidati:

Ales Bialiatski – si legge sul sito del Pe – è un combattente per la libertà e un difensore dei diritti umani detenuto attualmente in carcere dalle autorità bielorusse. Da tutta la vita è impegnato come attivista della società civile nella lotta a favore della libertà di pensiero e di espressione in Bielorussia. Ales Bialiatski ha fondato il centro per i diritti umani Viasna, un’organizzazione non governativa che fornisce sostegno finanziario e assistenza legale ai prigionieri politici e ai loro familiari. Nominato da Jacek Saryusz-Wolski e altri 82 deputati al Parlamento europeo.

Joseph Francis è il fondatore e direttore del Center for Legal Aid, Assistance and Settlement (CLAAS, centro per l’aiuto, l’assistenza e la composizione legali).Creato nel 1992, CLAAS sostiene le vittime delle leggi pachistane sulla blasfemia offrendo loro assistenza legale e altri mezzi, fornendo loro un rifugio (case sicure) e trasferendole altrove, se del caso. Nominato dal Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei.

Victoire Ingabire Umuhoza, Déogratias Mushayidi, Bernard Ntaganda: tutti e tre sono rappresentanti dell’opposizione ruandese detenuti per aver tentato di porre fine al ciclo di violenze promuovendo il dialogo e la riconciliazione. Nominati da Willy Meyer, Rosa Estaràs, Santiago Fisas, María Muñiz, Ana Miranda e 37 altri deputati al Parlamento europeo.

Pussy Riot. Gli atti di protesta e l’arresto di queste tre giovani donne, insieme alle condizioni della loro detenzione, che rasentano la tortura, nonché alla condanna a due anni in un campo di lavori forzati, hanno fatto sì che l’attenzione del mondo si focalizzasse sulle limitazioni senza scrupoli dei diritti civili e sull’assenza dello Stato di diritto in Russia molto più di quanto l’uccisione di giornalisti o l’applicazione delle nuove leggi repressive fossero riusciti a fare presso la comunità internazionale. Nominate da Werner Schulz e altri 45 deputati al Parlamento europeo (nel caso in cui il premio dovesse essere conferito alle Pussy Riot, ciò avrebbe un chiaro significato politico, un messaggio diretto a Vladimir Putin, ndr).

Nasrin Sotoudeh è un avvocato iraniano e difensore dei diritti umani. Ha rappresentato attivisti dell’opposizione e politici iraniani detenuti in carcere a seguito delle controverse elezioni presidenziali svoltesi nel giugno 2009, nonché giovani condannati alla pena di morte. Nasrin Sotoudeh è in isolamento nel carcere di Evin, dove è rinchiusa da quando è stata arrestata nel settembre 2010 con l’accusa di diffusione di propaganda contro il sistema e di cospirazione volta a minare la sicurezza dello Stato. Nominato dal Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, il Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, il Gruppo Verde e l’Onn. José Ignacio Salafranca, Elmar Brok e altri 11 deputati al Parlamento europeo.

Gli stessi eurodeputati hanno poi proposto il nomr di Jafar Panahi, regista, sceneggiatore e film editor iraniano. Nel 1995 il suo lungometraggio di debutto “Il palloncino bianco” gli vale il suo primo riconoscimento internazionale. Al festival cinematografico di Cannes di quell’anno il film vince la Caméra d’Or, il primo importante premio aggiudicatosi da un’opera iraniana a Cannes. Le sue opere sono note per la prospettiva umanistica della vita in Iran, spesso incentrate sull’esistenza disagiata dei minori, sugli indigenti e sulle donne.

(fonte europarl.europa.eu)

 

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