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Il punto

di Fabio Germani

Quella del 3 ottobre, ha commentato Obama durante un’intervista, è stata una brutta serata. E i repubblicani non hanno tardato troppo a rispondere: “Obama non ha avuto una brutta serata, ma quattro brutti anni per cui gli americani hanno sofferto”. Di certo la notte del primo dibattito presidenziale a Denver, il presidente uscente se la ricorderà a lungo. In un primo momento sembrava che la “fortuna” potesse girare dalla sua pare. A poche ore dal faccia a faccia con Mitt Romney – in cui lo ha stracciato nei gradimenti 67 a 25 – il dipartimento del Lavoro ha diffuso i dati sulla disoccupazione, nel frattempo scesa dall’8,1% di agosto al 7,8% di settembre, facendo pensare ad un istantaneo capovolgimento di fronte con il recupero repentino di consensi, in termini percentuali, da parte di Obama. Non solo così non è stato, ma Romney – il quale ha contestato quei dati essendo il lavoro uno dei temi su cui vengono concentrati i maggiori sforzi della campagna elettorale – ha allungato laddove possibile. Dall’ultimo sondaggio condotto dal Pew Research Center, infatti, l’ex governatore del Massachusetts sarebbe avanti di quattro punti, attestandosi al 49% mentre Obama è al 45%. Un altro sondaggio (Washington Post-Abc), tuttavia, rileva come Obama risulti a tutt’oggi più popolare di Romney (ma, curiosità, non della moglie Michelle).
Numeri a parte, Obama pare abbia garantito ai suoi che nei prossimi dibattiti manterrà un atteggiamento maggiormente aggressivo rispetto a quello troppo pacato della scorsa settimana. Molto, però, dipenderà anche dall’esito della sfida televisiva di venerdì notte tra il vicepresidente democratico Joe Biden e il candidato vice dei repubblicani, Paul Ryan. Quest’ultimo è il beniamino del Gop, ma non avrà vita facile con Biden. Il vicepresidente è riconosciuto come uno degli uomini più esperti sia di politica interna che estera. Ma è anche un noto gaffeur e ciò potrebbe tornare utile a Ryan. Oltreoceano hanno osservato come una eventuale debacle di Biden possa essere in grado, dato il recente successo di Romney, di compromettere il cammino verso la rielezione di Obama. Ecco perché lo staff presidenziale seguirà il faccia a faccia di stanotte con particolare apprensione, gran parte della strategia che verrà adottata nei prossimi giorni sarà studiata sulla base dei risultati ottenuti al Centre College di Danville, in Kentucky.
Che le cose non siano tanto favorevoli a Obama in queste settimane, lo dimostrano pure le giravolte di improbabili alleati. Big Bird è il pupazzo giallo dello show televisivo – tra i più seguiti dal 1969 – della Pbs, Sesame Street. È stato lo stesso Romney a prestare il fianco a Obama su questo argomento. “Pur amando Big Bird – aveva annunciato Romney nel corso del dibattito di Denver – taglierò (se eletto presidente, ndr) i fondi alla Pbs, la rete pubblica che trasmette la serie”. Insomma, lo staff della Casa Bianca ha pensato bene di sfruttare l’immagine di Big Bird quale fantomatico “nemico” di Romney (Obama lo ha citato decine di volte negli ultimi comizi). Peccato soltanto che Sesame Workshop (che produce la trasmissione) abbia riferito di non avere mai approvato video per la campagna elettorale e di avere chiesto che i personaggi non vengano utilizzati a fini propagandistici. Intanto Big Bird è là, a ricordare a Romney di chi sia realmente la colpa della crisi economica e finanziaria scoppiata quattro anni fa.

 

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