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L’analisi

di Fabio Germani

Sostiene Hilary Clinton, segretario di Stato Usa, in un’intervista alla Cnn e a Fox, che la responsabilità di quanto accaduto a Bengasi (l’uccisione dell’ambasciatore Christopher Stevens) è sua e non del presidente Barack Obama. “Guido il dipartimento di Stato che impiega 60 mila persone nel mondo intero, in 275 sedi, e il presidente e il vicepresidente non sarebbero certamente a conoscenza delle decisioni prese dal personale della sicurezza. Le decisioni riguardanti la sicurezza sono prese da professionisti della sicurezza, ma rivedremo ogni cosa per essere certi che stiamo facendo ciò di cui c’è bisogno in un ambiente sempre più rischioso”. Una manna dal cielo per Obama? Difficile a dirsi. C’è da ricordare, infatti, che il presidente degli Stati Uniti è il comandante in capo delle forze armate. La dichiarazione della Clinton, in questo senso, più che una difesa potrebbe apparire – agli occhi del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney – come un’ammissione di debolezza dell’attuale amministrazione. E l’argomento potrebbe tornare utile nella notte, quando Obama e l’ex governatore del Massachusetts saranno di nuovo faccia a faccia in occasione del secondo dibattito che si terrà nell’Università di Hofstra (Long Island), nei pressi di New York.
Secondo molti, il confronto televisivo di questa notte potrebbe risultare decisivo. Alla fine della scorsa settimana, stando ai sondaggi, Romney ha goduto del massimo dei favori. Le ultime rilevazioni – complice, forse, la buona performance in tv del vicepresidente Biden (sebbene ai punti abbia vinto Paul Ryan) – danno l’attuale inquilino della Casa Bianca in leggera risalita, riportando così il duello a distanza a tre settimane dal voto in parità. Sostanzialmente – è l’analisi di molti giornali e analisti statunitensi – Obama resta ancora il favorito, ma il margine di vittoria si è talmente ridotto da indurre a pensare che non sarà affatto una passeggiata di salute, anzi. Il rischio che il 6 novembre si riveli una clamorosa débacle per il presidente uscente è dietro l’angolo.
Consapevole del pericolo, già nei giorni scorsi Obama aveva promesso ai suoi una “conduzione” del dibattito certamente più aggressiva al fine di evitare che sia Romney a ad avere in mano le redini del gioco, proprio come accadde a Denver il 3 ottobre. Racconta Federico Rampini su La Repubblica che gli staff di Obama e Romney avranno presumibilmente un’avversaria comune stanotte: Candy Crowley, la più autorevole anchorwoman della Cnn. La quale ha rivendicato il proprio ruolo, rifiutando l’idea di essere una figura passiva. Ovvero, la giornalista cercherà di dare del filo da torcere ad entrambi i candidati.
Possibile che sarà il secondo dibattito presidenziale a decretare chi si posizionerà alla guida dell’America nei prossimi anni? Anche in questo caso è difficile a dirsi. Obama, nel frattempo, può vantare un primato assoluto per la politica a stelle e a strisce: il superamento di quattro milioni di donazioni per la sua campagna elettorale. Un dato da tenere in considerazione – come ha osservato Jeremy Bird, tra i direttori della campagna di Obama – poiché starebbe a significare che circa un americano su 75 sente il dovere di contribuire alla rielezione del presidente.
Curiosità: la firs lady ha già votato per posta. “Non ce la facevo ad aspettare”, ha spiegato Michelle Obama. A testimoniarlo una foto pubblicata su Flickr.

 

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