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La crisi economica e l’euroscetticismo

Giovedì è stata una di quelle giornate che ti fa tornare indietro di qualche mese, quando nelle piazze europee i cittadini manifestavano contro l’austerity e la crisi mieteva vittime. In Grecia un uomo è morto d’infarto durante i cortei di protesta ad Atene. Un altro uomo, un cittadino rumeno, si è dato fuoco a Roma davanti al Quirinale perché licenziato. Tutto è accaduto mentre i Ventisette si riunivano a Bruxelles.
Dei suicidi provocati dalla crisi non si parla più, o almeno con minore insistenza. Il premier italiano Mario Monti ammette l’incremento di un populismo euroscettico tanto da annunciare un summit che si terrà nei prossimi mesi a Roma sul tema ed è curioso, quasi beffardo, che ciò avvenga ad una settimana dall’assegnazione del Nobel per la Pace (pare che a ritirare il premio andranno il presidente della Commissione Barroso, quello del Consiglio Van Rompuy e quello del Parlamento Schulz). “Il rigetto dell’integrazione che si è manifestato nei Paesi”, del resto, è stato oggetto di discussione tra i vari leader.
Al contrario di altre volte nessuno ha presentato questa che si appresta a concludersi come una settimana decisiva per la salvezza dell’euro, né il vertice di giovedì e venerdì come “risolutivo”. Anche se la decisione presa – l’istituzione di un’autorità centrale di vigilanza per il sistema bancario – non è di poco conto e permetterà, tramite il meccanismo Esm, la ricapitalizzazione diretta delle banche. Una scelta (entrerà in vigore nel più breve tempo possibile) che a conti fatti servirà a finanziare, senza gravare sul debito pubblico, il sistema spagnolo altrimenti al collasso.
Il presidente francese Francois Hollande, il quale pochi giorni fa affermava di ritenere la crisi al capolinea, vorrebbe introdurre la Tobin Tax quanto prima. La Germania non ha nulla in contrario, ma auspicherebbe una sorta di supercommissario europeo che vigili sui bilanci dei singoli Stati membri (così da scongiurare il rischio che la periferia abbia ripercussioni negative sui Paesi virtuosi) e la Gran Bretagna potrebbe porre il veto sul bilancio pluriennale Ue 2014-2020 nel caso in cui risulti, a detta del premier Cameron, “inaccettabile”. Poi c’è la Grecia, che nessuno a parole si sognerebbe mai di estromettere dall’eurozona e che però non riesce a superare la fase delicata che la attanaglia. Insomma, abbattere la crisi non sarà una missione impossibile, ma la sua conclusione di certo non è dietro l’angolo. “Insisto nel dire che serve un progresso rapido sulle azioni da intraprendere”, esorta il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Ad esempio, è il pensiero espresso, sbloccando rapidamente “il pacchetto da 120 miliardi di euro per la crescita e l’occupazione”.

F. G.

 

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