Pierre-Auguste Renoir (1841-1919): la gioia di vivere | T-Mag | il magazine di Tecnè

Pierre-Auguste Renoir (1841-1919): la gioia di vivere

di Stefano Di Rienzo

Attualmente presso la sede delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia si sta svolgendo un’importante retrospettiva dedicata ad uno dei massimi esponenti dell’impressionismo: Pierre Auguste Renoir (dal 14 Settembre 2012 al 16 Dicembre 2012).
La mostra dal titolo “Renoir. Le vie en peinture” (la vita e la pittura) curata da Philippe Cros attraverso una selezione di dipinti, pastelli e disegni ripercorrerà la carriera del grande Maestro francese mettendo in evidenzia il ruolo dell’artista nella storia dell’arte moderna. Il pubblico avrà la possibilità di ammirare importanti lavori alcuni dei quali esposti in Italia per la prima volta provenienti da prestigiose realtà museali internazionali tra cui National Gallery of Art di Washington, il Columbus Museum of Art (Ohio), il Centro Pompidou di Parigi e il Palais des Beaux Arts di Lille.
Durante il suo lungo percorso artistico durato circa sessant’anni, Renoir realizzò un numero sorprendente di quadri: oltre cinquemila, ovvero l’equivalente delle opere di Manet, Cezannè e Degas messe insieme. Considerato dal grande pubblico come uno dei fondatori dell’Impressionismo Renoir non può essere considerato un artista totalmente devoto ad un’unica corrente e ad un unico stile ma piuttosto alla rappresentazione e celebrazione della bellezza elemento costante in tutta la sua produzione artistica. Egli stesso dichiarò: “per me un quadro deve essere una cosa piacevole, allegra e bella, si bella! Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita che non è il caso di crearne anche delle altre”. L’umanità e il calore dei personaggi, i colori vibranti che conferiscono ai suoi paesaggi e alle sue nature morte una tattilità e sensorialità senza pari, comunicano sentimenti di vitalità e pienezza e connotano il percorso del maestro, al di la delle differenti declinazioni di stile.
Nel corso del suo periodo impressionista, che va dal 1870 al 1882, Renoir riuscì a contraddistinguersi all’interno della corrente per il ruolo centrale attribuito alla figura umana. Se per gli artisti impressionisti il protagonista indiscusso era il paesaggio in cui l’individuo giocava un ruolo marginale, per Renoir l’aspetto umano diventa invece l’elemento principale dell’opera, celebrando sempre la bellezza femminile con riferimento ai maestri rococò e ponendosi come ideale continuatore della tradizione francese dell’Età dei Lumi. Così nei ritratti come “Jeune femme au chepeau noir” (Fanciulla con il cappello nero, 1876), il volto della ragazza dipinto con estrema delicatezza, pur sembrando quello di una bambola di porcellana diviene estremamente umano per la rilassatezza dell’atteggiamento e la carica dello sguardo, quasi come se il momento fosse vissuto come un amichevole tȇte a tȇte piuttosto che una seduta di posa. Durante la realizzazione dei ritratti Renoir cercava di instaurare un rapporto di complicità con le sue modelle in modo da far emergere la loro natura più intima come in “Madame Henriot en costume” (Madame Henriot in costume, 1874) che raffigura una delle modelle preferite dall’artista. Attraverso uno straordinario gioco di colori riflessi, Renoir riesce a far emergere dalla tela tutta l’innocenza e la fragilità di una donna agli esordi della sua carriera teatrale. Anche in “Portrait de Claude Monet” (Ritratto di Claude Monet, 1875) omaggio al collega e amico Renoir riesce a rendere viva la tela attraverso una serie di piccoli tocchi di colore giustapposti che donano un aspetto vibrante al volto del pittore.
Tutta l’intensità della vita emerge dai suggestivi paesaggi, alcuni tipicamente impressionisti come “Picking Flowers” (Raccogliere Fiori, 1875) in cui è rappresentata una coppia in una bella giornata d’estate, il campo dei fiori è reso attraverso un luccichio di tocchi di colori che riescono persino a rendere l’atmosfera quasi polverosa dell’afa estiva, “Les Collettes” (1908) è dedicato invece alla campagna intorno alla bellissima tenuta (una casa del XIX secolo immersa in un bosco centenario e in un aranceto a Cagne sur Mer) che il pittore acquistò nel 1907. La separazione dei toni di colore fa intuire che ci troviamo davanti ad un’opera dell’ultimo periodo artistico di Renoir dopo l’abbandono della tecnica cromatica impressionista. La presenza costante della figura umana, due donne intente a raccogliere fiori e frutta, conferma di nuovo la centralità del ruolo dell’individuo, quasi come se la natura senza l’individuo perdesse di significato. L’affascinante paesaggio circostante la tenuta di Collettes fu motivo di ispirazione per molte delle sue opere mature come dimostra l’opera “Paysage de Cagnes” (Paesaggio a Cagnes, 1910) la luce violenta del cielo della Provenza inonda un paesaggio perfettamente definito da differenti sfumature di colore.
La mostra presenta inoltre una serie di nature morte, genere di pittura che la corrente impressionista rivaluta con un nuovo concetto di sperimentazione di forme e colori come nell’opera “Natura morta con mele” (1905) e “Roses” (Rose) dipinto nel 1915 in occasione della morte della moglie (un mazzo di rose per dimenticare il dolore), gli oggetti rappresentati sono tutt’altro che immobili o silenziosi sembrano quasi animati dotati di una vita propria.
Molto belle infine le due litografie esposte che completano una galleria che comprende anche pastelli, acquerelli e un’interessante sezione dedicata ai disegni dell’artista nel tentativo di ripercorrere la carriera seguendo come filo conduttore la magia della sua inesauribile “joie de vivre”.

 

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