Palestina, Amnesty International: “Il voto dell’Onu apra la porta alla giustizia” | T-Mag | il magazine di Tecnè

Palestina, Amnesty International: “Il voto dell’Onu apra la porta alla giustizia”

Lo storico riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro da parte delle Nazioni Unite comporta obblighi di diritto internazionale.
La Palestina è ora nella posizione di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale e altri trattati del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, assumendo dunque responsabilità riguardo alle violazioni dei diritti umani e ai crimini di diritto internazionale.
“Ciò significherebbe, per le vittime di violazioni dei diritti umani, aprire la porta verso la giustizia e dar loro il potere di reclamare i loro diritti” – ha dichiarato Widney Brown di Amnesty International – “e significherebbe fare passi avanti verso la ricerca della giustizia internazionale per i crimini di guerra e i possibili crimini contro l’umanità commesse da tutte le parti coinvolte nel conflitto del 2008-2009 a Gaza e nel sud d’Israele”.
“La Palestina dovrebbe immediatamente accedere allo Statuto della Corte penale internazionale, affermando di accettare la giurisdizione della Corte sui crimini commessi a partire dal 1° luglio 2002. Le vittime del conflitto del 2008-2009 attendono giustizia da toppo tempo. La Palestina dovrebbe agire per assicurare che non vi sia ulteriore ritardo” – ha aggiunto Brown.
È preoccupante, da questo punto di vista, che diversi stati tra cui Regno Unito e Stati Uniti d’America avrebbero fatto pressioni sui diplomatici palestinesi perché rinuncino ad accedere ai meccanismi per l’accertamento delle responsabilità dei crimini di diritto internazionale.
“L’accesso alla giustizia delle vittime non è qualcosa che si possa barattare” -ha sottolineato Brown. “Un atteggiamento particolarmente preoccupante alla luce delle violazioni del diritto internazionale umanitario commesse a Gaza e in Israele nel corso delle recenti ostilità tra Israele e i gruppi armati palestinesi”.
Un altro sviluppo preoccupante relativo al voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite è costituito dalla minaccia israeliana di non versare all’Autorità palestinese le somme a essa spettanti.
Già le limitazioni al movimento di beni e persone da parte di Israele hanno stretto alla gola l’economia palestinese e hanno reso molti palestinesi dipendenti dagli aiuti umanitari. Vi è poi il blocco di Gaza, una punizione collettiva a danno di un milione e 400.000 persone in violazione del diritto internazionale, che Amnesty International sollecita a rimuovere del tutto.
“Trattenere denaro o risorse renderà più grave la situazione umanitaria. Sulla base del diritto internazionale Israele, in quanto potenza occupante non può imporre punizioni collettive ed è responsabile del benessere delle persone che vivono sotto la sua occupazione”.
E’ quanto riporta un comunicato stampa diffuso da Amnesty International.

 

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