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Presidi residenziali, in Italia 425 mila i posti letto

L’offerta residenziale: 425 mila i posti letto disponibili
L’indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari include nell’universo di riferimento anche le strutture di tipo socio-sanitario e permette di descrivere accuratamente l’offerta, rivolgendo l’attenzione non al presidio nella sua interezza ma alle singole “unità di servizio” che operano al suo interno. Per questa ragione, nella descrizione dell’offerta residenziale, si fa riferimento alle “unità di servizio” che operano nel presidio. Inoltre, allo scopo di fornire una dimensione effettiva dell’offerta residenziale, si tiene conto dei posti letto disponibili.
Il 31 dicembre 2010 sono attivi nel nostro Paese 12.808 presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari destinati a offrire ospitalità, assistenza e cure mediche a persone in stato di bisogno. Le “unità di servizio” che operano al loro interno sono 15.520 e dispongono complessivamente di 424.705 posti letto (7 ogni mille persone residenti). Rispetto al 2009 non si osservano rilevanti variazioni del fenomeno: sia il livello sia le caratteristiche dell’offerta residenziale risultano piuttosto stabili.

Oltre il 70% dei posti letto in unità di servizio con funzione di tipo socio-sanitario
La parte prevalente dell’offerta residenziale è di tipo socio-sanitario. Le “unità di servizio” che svolgono una funzione di protezione sociale di tipo socio-sanitario sono 8.154 e dispongono di oltre 300 mila posti letto (il 72% dei posti letto complessivi).
Gran parte dell’offerta socio-sanitaria (l’81% dei posti letto) eroga trattamenti medico-sanitari estensivi o intensivi di lungo periodo a pazienti in condizioni di non autosufficienza e fornisce un livello di assistenza sanitaria medio-alto.
Soltanto il 18% dell’offerta socio-sanitaria, misurata in termini di posti letto disponibili, si colloca in unità di servizio caratterizzate da un livello di assistenza sanitaria basso o assente, in grado di garantire soltanto prestazioni sanitarie di base.
Le unità di tipo socio-sanitario si rivolgono prevalentemente a utenti anziani (autosufficienti e non), destinando a questa categoria di ospiti il 77% dei posti letto disponibili. Molto inferiore è la quota di posti letto rivolta a persone con disabilità o con problemi di salute mentale (rispettivamente il 9% e il 5%), mentre la parte residuale di posti letto (il 9%) si divide tra le altre tipologie di ospiti: minori, tossicodipendenti, adulti con disagio sociale, immigrati.

Solo il 27% dei posti letto nelle unità di servizio è dedicato alla funzione socio-assistenziale
L’offerta residenziale si riduce considerevolmente nelle “unità di servizio” che svolgono prevalentemente una funzione di protezione sociale diversa da quella socio-sanitaria: queste unità, che sono classificate come socio-assistenziali3, ammontano a 7.135 e dispongono complessivamente di 115.754 posti letto, il 27% dei posti letto complessivi.
I servizi di tipo socio-assistenziale, seppure non del tutto sprovvisti di prestazioni medico sanitarie, sono prevalentemente destinati a fornire accoglienza e tutela a persone in condizione di svantaggio sociale e svolgono funzioni diverse in risposta ai molteplici bisogni assistenziali dei loro ospiti.
Il 49% dei posti letto destinati all’offerta socio-assistenziale si colloca in “unità di servizio” orientate a fornire prevalente accoglienza abitativa, offrendo ospitalità, assistenza e occasioni di vita comunitaria a una utenza composta soprattutto da anziani, stranieri e adulti con disagio. A questa tipologia di offerta si aggiungono i servizi rivolti all’accoglienza di emergenza, che dispongono di circa il 9% dei posti letto e hanno lo scopo di rispondere con immediatezza ai bisogni urgenti dei propri ospiti (immigrati, senza fissa dimora, terremotati e altre categorie di ospiti che necessitano di ospitalità immediata in attesa di soluzioni mirate).
I servizi di tutela e assistenza educativa di carattere professionale coprono il 22% dell’offerta socio-assistenziale e sono indirizzati prevalentemente a ospitare utenti al di sotto dei 18 anni.
La disponibilità di posti letto scende al 17% nei servizi che svolgono prevalente funzione tutelare finalizzata a supportare l’autonomia dei propri ospiti all’interno di contesti protetti. L’utenza a cui si rivolgono risulta costituita soprattutto da anziani (64%), minori (11%), adulti con disagio sociale (8%) e disabili (8%). La parte residuale dell’offerta socio-assistenziale fornisce servizi educativo- psicologici, destinati ad accogliere prevalentemente anziani, persone con problemi di dipendenza e minori.
La distribuzione dell’offerta socio-assistenziale in relazione al livello di assistenza sanitaria erogata evidenzia come questo tipo di servizi non siano del tutto privi di prestazioni sanitarie. Le “unità di servizio” che svolgono attività di tipo educativo-psicologico, infatti, forniscono spesso un livello di assistenza sanitaria medio-alto, mentre nelle altre tipologie di servizi le prestazioni medico- infermieristiche sono il più delle volte assenti o di medio livello.
I servizi residenziali presenti sul territorio, oltre a differenziarsi per il tipo di assistenza erogata e per la tipologia di utenti cui si rivolgono, differiscono in relazione al carattere della residenzialità definita in base alle dimensioni e al tipo di organizzazione adottato. Oltre il 93% dei posti letto si colloca in “unità di servizio” di medie o grandi dimensioni con un’organizzazione di tipo comunitario. I mutamenti normativi, introdotti dalla Legge 28 marzo 2001, n.149 “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”, hanno previsto l’incremento di unità residenziali di piccole dimensioni con organizzazione di tipo familiare; tali unità dispongono soltanto del 5% dei posti letto complessivi, ma la quota aumenta al 27% se si considerano le sole residenze per minori.

Forti squilibri territoriali nell’offerta di posti letto
La più alta disponibilità di offerta si riscontra nel Nord, dove si concentra oltre la metà dei posti letto complessivamente rilevati. In quest’area del Paese si rilevano 10 posti letto ogni 1.000 residenti. Man mano che si scende nelle regioni del Mezzogiorno l’offerta decresce: i valori minimi si registrano in Campania e in Puglia, rispettivamente con 2,7 e 3,3 posti letto per 1.000 abitanti. Abruzzo e Molise risultano disallineati con il quadro che si configura nel Sud, registrando tassi rispettivamente di 5,5 e 7,4 posti letto ogni 1.000 residenti.
Le regioni del Nord presentano la più alta disponibilità di posti letto a carattere socio-sanitario, con 8 posti letto ogni 1.000 residenti, contro un valore inferiore a 2 nelle regioni del Mezzogiorno. La distribuzione territoriale di posti letto dedicati alle funzioni di tipo socio-assistenziale segue, invece, un andamento meno diversificato e si assesta su valori molto più bassi in tutte le ripartizioni territoriali a eccezione delle Isole, dove l’offerta assistenziale risulta prevalere su quella sanitaria.
Il divario tra le regioni si riscontra anche in relazione alla tipologia di utenza assistita. La maggiore concentrazione di posti letto destinata ad anziani si registra al Nord, con tassi di circa 37 ogni 1.000 residenti, mentre nelle altre ripartizioni la quota di posti letto destinata a utenti con più di 64 anni risulta molto inferiore e raggiunge il suo valore minimo al Sud con circa 12 posti letto ogni 1.000 residenti. Le Isole si caratterizzano per la più ampia proporzione di posti letto dedicata ad accogliere stranieri (9 posti letto ogni 1.000 residenti stranieri), scostandosi nettamente dal dato nazionale che si attesta su valori di 1,6 per mille stranieri residenti.

Tre ospiti su quattro sono over 65
Gli ospiti assistiti nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari sono 394.374. Circa 295 mila sono anziani con almeno 65 anni di età e costituiscono il 75% degli ospiti complessivi; poco più di 80 mila sono adulti con un’età compresa tra i 18 e i 64 anni e circa 19 mila sono minori con meno di 18 anni, rispettivamente il 20% e il 5% degli ospiti totali.
In Italia, circa 24 anziani su 1.000 sono ospiti delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio- sanitarie e circa 219 mila sono in condizione di non autosufficienza (18 ogni 1000 anziani residenti).
Tra gli ospiti anziani la componente femminile risulta prevalere su quella maschile, costituendo circa il 75% dell’intero collettivo: su 1.000 donne residenti con oltre 64 anni, 31 sono ospitate nei presidi, mentre tra gli uomini il rapporto è di 14 ogni 1.000. Sale di poco (77%) la quota delle donne tra gli ospiti non autosufficienti.
Gli anziani stranieri ospiti dei presidi residenziali ammontano a poco più di 1.000 e costituiscono soltanto lo 0,35% degli anziani complessivi (10 ogni 1.000 stranieri residenti). Anche in questo caso si riscontra una prevalenza di donne straniere.
La distribuzione degli ospiti anziani sul territorio è in linea con il quadro di offerta descritto in precedenza. Oltre il 42% degli anziani è ospite nelle residenze del Nord-ovest, dove il tasso di ricovero raggiunge il valore di 36 ospiti ogni 1.000 residenti e supera la soglia di 44 nelle province autonome di Trento e Bolzano. Nel Sud il tasso subisce una forte riduzione, raggiungendo un valore di 11 per 1.000 e toccando i livelli più bassi in Campania dove, ogni 1.000 anziani residenti, circa 9 sono ospiti dei presidi residenziali.
Le differenze territoriali sono più evidenti per le donne anziane non autosufficienti, le quali, nel 79% dei casi, sono accolte nelle strutture del Nord. In quest’area del Paese sono ricoverate 38 anziane non autosufficienti ogni 1.000 residenti della stessa età. I più alti livelli del tasso di ricovero si riscontrano nelle regioni del Nord-ovest, in particolare nelle province autonome di Trento e Bolzano, dove sono ricoverate oltre 54 donne anziane non autosufficienti ogni 1.000 residenti. Nelle altre ripartizioni il tasso di ricovero per questa categoria di ospiti subisce un forte calo, con valori di 13 per 1.000 residenti nel Centro, del 9 per 1.000 nelle Isole e soltanto del 7 per 1.000 nel Sud.
Oltre due terzi degli anziani assistiti nelle strutture residenziali (73%) ha superato la soglia degli 80 anni, quota che sale al 75% per i non autosufficienti e si riduce al 66% per gli anziani autosufficienti. Il tasso di ricovero per gli anziani con meno di 75 anni è pari a 6 ogni 1.000 residenti e cresce gradualmente con l’aumentare dell’età, raggiungendo quota 88 per 1.000 tra gli ultraottantacinquenni. Per questa classe d’età il tasso di ricovero cresce considerevolmente nelle regioni del Nord e supera la soglia di 167 per 1.000 residenti nelle province autonome di Trento e Bolzano.
Le “unità di servizio” che ospitano gli anziani sono per lo più di medie o grandi dimensioni, con un’organizzazione di tipo comunitario. Le strutture che accolgono questa tipologia di utenza sono il più delle volte in grado di fornire prestazioni medico-infermieristiche di elevato livello. Il 74% degli ospiti ultrasessantacinquenni, infatti, viene accolto in “unità di servizio” caratterizzate da un livello di assistenza sanitaria medio-alto, mentre la quota sale all’85% tra gli anziani non autosufficienti.

Tra gli ospiti adulti prevalgono gli uomini con problemi di disabilità o patologie psichiatriche
Gli adulti ospiti dei presidi residenziali sono 80.138, circa 2,1 persone ogni 1.000 residenti di età compresa tra i 18 e i 64 anni; di questi poco meno di 50 mila sono maschi (il 61,4%, pari a 2,6 ogni 1.000 uomini residenti) e circa 31 mila femmine (il 38,6%, pari a 1,6 ogni 1.000 donne residenti). Il numero di ospiti di altra nazionalità nelle strutture è pari a 9.441, con un tasso che si attesta a circa 2,7 ogni 1.000 cittadini stranieri di pari età, valore significativamente più alto rispetto al resto della popolazione italiana. Tra gli stranieri ricoverati la quota dei maschi è pari al 70,9%.
Il tasso di ricovero più elevato si registra nel Nord-ovest con 2,7 adulti ogni 1.000, il più basso nelle regioni del Sud con l’1,3 per 1.000. Le province autonome di Bolzano e Trento sono quelle che fanno registrare il più alto tasso di ricovero, rispettivamente pari a 4,6 e 4 per 1.000. I valori più bassi si riscontrano in Campania e Puglia, rispettivamente 1 e 1,3 ogni 1.000 abitanti di pari età. Alta la presenza di stranieri in Sicilia 14,1, mentre tassi inferiori all’1 per 1.000 si registrano in Veneto, Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Puglia.
Tra le persone con età compresa tra i 45 e i 64 anni, il tasso di ricovero è pari al 2,6 per 1.000 e resta sotto l’1,8 nelle due classi di età precedenti (18-24 e 25-44). Nella provincia autonoma di Bolzano si riscontra il tasso più elevato di ospiti di età compresa tra 18 e 24 anni, circa 5,8 ogni 1.000 residenti, valore molto elevato se si considera che il dato medio nazionale è 1,6.
La tipologia di disagio prevalente riscontrato tra gli ospiti adulti è legato alla disabilità e a patologie psichiatriche: 55.662 individui, circa il 69% degli ospiti adulti, presentano queste tipologie di problemi e oltre la metà è composta da uomini. Gli ospiti con disabilità sono 1,5 ogni 1.000 abitanti: tra gli uomini la quota sale a 1,7 e tra le donne si attesta a 1,3. Nel Nord-ovest il tasso raggiunge l’ 1,9 per 1.000, mentre al Sud raggiunge appena l’1 per 1.000. Il Molise registra il tasso di persone con disabilità istituzionalizzate più elevato con circa 3,1 ogni 1.000, mentre in Campania tale valore si attesta allo 0,8. Tra la popolazione straniera il tasso di persone con disabilità assistito dalle strutture è sempre inferiore allo 0,5 per 1.000.
Gli ospiti adulti sono accolti prevalentemente in “unità di servizio” con carattere comunitario, infatti ogni 1.000 adulti di età compresa tra i 18 e i 64 anni 1,9 è ricoverato in questa tipologia di unità; l’1,3 è assistito in contesti con livello di assistenza sanitaria medio-alta, nelle regioni del Nord- ovest e nelle Isole tale quota supera l’1,7 per 1.000, mentre nelle le altre ripartizioni si registra un valore dell’1,1 per 1.000. Il 62% degli ospiti è accolto presso unità di servizio di tipo socio- sanitario, il 18,2% in accoglienze prevalentemente abitative o di emergenza.

Tra gli oltre 19 mila minori prevalgono i ragazzi con disagio in famiglia
I minori di 18 anni ospiti nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari sono 19.323, pari a 1,9 ogni 1.000 abitanti di pari età, dei quali 10.931 maschi (il 57%, circa il 2,1 per 1.000) e 8.392 femmine (43% del totale, pari all’1,7 per 1.000). Il numero di ospiti minori stranieri si attesta a 5.544 unità (di cui il 63% maschi), corrispondenti a 6,8 ogni 1.000 residenti stranieri e pari al 28,7% del totale dei minori ospiti dei presidi.
Il tasso di minori ospiti dei presidi è abbastanza stabile sul territorio, attestandosi intorno al 2 per 1.000 abitanti in tutte le ripartizioni, a eccezione del Sud dove si registra un tasso di 1,4 minori accolti nelle strutture ogni 1.000 abitanti. Il valore più basso si rileva in Abruzzo dove non raggiunge l’1 per 1.000. Tra la popolazione straniera di età inferiore a 18 anni il tasso più elevato si riscontra nella provincia autonoma di Trento con 12,1 ogni 1.000 stranieri residenti, con una notevole prevalenza di maschi (il 14,6 per 1.000). Tassi superiori all’8 per 1.000 si registrano anche in Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia (9,1, 9,9, 8,2 e 8,1 per 1.000).
Il tasso di minori ospiti delle strutture residenziali cresce progressivamente dopo i 5 anni:è pari all’1,3 per 1.000 (poco meno di 4 mila ragazzi) nella fascia compresa tra 6 e 10 anni e arriva a 4,2 per 1.000 tra i 15 e i 17 anni (circa 7 mila minori).
Oltre la metà degli ospiti con meno di 18 anni (11 mila minori) non presenta problemi specifici; quasi 5.000 ragazzi ( il 25% dei minori ospiti) hanno problemi di tossicodipendenza, alcolismo o presentano altri tipi di disagio e poco più di 3.000 minori (il 15,7% del totale) risultano avere problemi di salute mentale o disabilità.
Il motivo d’ingresso nelle strutture è legato prevalentemente a problemi riconducibili al nucleo familiare: quasi la metà degli ospiti con meno di 18 anni (47%) viene accolto nelle strutture residenziali per problemi economici, incapacità educativa o problemi psico-fisici dei genitori. Per la rimanente quota di minori, le motivazioni che determinano l’ingresso in strutture residenziali sono diverse: più di 3.200 minori (il 17% dei minori ospiti) entrano nelle strutture perché accolti insieme al genitore; circa 1.600 ragazzi (il 9%) sono stranieri privi di assistenza o rappresentanza da parte di un adulto; oltre 1.300 (il 7% dei minori ospiti) sono vittime di abuso e maltrattamento, mentre circa 3.600 minori (il 19 %) vengono accolti per altri motivi. Per la residua quota, il 2,3%, il dato sul motivo d’ingresso risulta mancante.
Tra i ragazzi con meno di 18 anni accolti nelle strutture residenziali soltanto una piccola quota, l’8% (poco meno di 1.400 minori), risulta in condizione di adottabilità; quasi 10 mila minori (il 57% del totale) sono invece dichiarati non adottabili; per la residua quota la condizione risulta essere non nota o non specificata.
Per ricostruire il percorso di reinserimento dei minori ospiti delle strutture residenziali è utile analizzare la destinazione degli ospiti dimessi nel corso dell’anno 2010, che ammontano complessivamente a 14.029 (1,4 ogni 1.000 residenti). La quota maggiore di minori dimessi, il 41%, risulta rientrata in famiglia di origine, mentre una piccola proporzione (11%) è stata data in affido o adottata. Complessivamente i minori reinseriti in una famiglia ammontano a 7.255. A essere resi autonomi sono soltanto il 7% dei dimessi, circa 1000 ragazzi.
Per gli altri minori il percorso di recupero non risulta concluso: quasi 2.800 (il 20% dei dimessi) sono stati trasferiti in altre strutture residenziali e 1.339 (il 10%) si sono allontanati spontaneamente dalla struttura residenziale.
Anche i minori sono accolti prevalentemente in “unità di servizio” con carattere comunitario, mentre soltanto il 25% dei ragazzi alloggia in residenze di piccole dimensioni con organizzazione di tipo familiare. Il livello di assistenza sanitaria erogata nelle strutture che ospitano minori è il più delle volte basso o assente: circa il 74% degli ospiti con meno di 18 anni risiede in “unità di servizio” sprovviste di prestazioni medico-sanitarie o in grado soltanto di garantire l’assistenza sanitaria di base. Se si considera la distribuzione degli ospiti minori per tipo di funzione di protezione sociale, si osserva che la quota più ampia di ragazzi con meno di 18 anni è ospite in unità di servizio che svolgono una funzione di tipo socio-educativo (il 61%).

Sono in maggioranza gli enti non profit a gestire i presidi residenziali
La gestione dei presidi residenziali è affidata prevalentemente a organismi di natura privata (53% dei casi), soprattutto di tipo non profit; il 15% delle residenze è gestita da enti di natura religiosa; al settore pubblico spetta la gestione di circa il 20% dei presidi. I principali enti gestori del settore pubblico sono le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza (IPAB), cui compete la gestione di circa il 7% delle strutture residenziali (pari al 13% dei posti letto complessivi). A livello territoriale, il Sud si caratterizza per la più alta quota di strutture a gestione privata (65%).
La titolarità delle strutture è in carico a enti non profit nel 46% dei casi, a enti pubblici nel 24% e a entri privati for profit in circa il 18% dei casi. In oltre i due terzi delle residenze sono gli stessi titolari a gestire direttamente il presidio.
Gli enti non profit titolari delle strutture affidano la gestione, nella quasi totalità dei casi, a imprese non profit o a Enti religiosi, con una percentuale che va dal 88% registrato nel Nord-ovest al 96% nel Centro.
Nelle regioni del Nord, il titolare pubblico affida la gestione delle strutture più frequentemente a un altro ente di natura pubblica (in particolare nel Nord tale circostanza si verifica nel 53% dei casi); circa un terzo delle strutture è affidato a una impresa non profit (37% nel Nord-ovest, 39% nel Nord-est); al privato for profit è affidato solo il 9% dei presidi nel Nord-ovest e il 7% nel Nord-est.
Nelle regioni del Centro, il titolare pubblico affida le strutture a un altro ente pubblico nel 43% dei casi e nel 45% a un’impresa non profit; sale al 9% la quota di strutture affidate al privato for profit.
Nelle regioni del Sud gli enti pubblici fanno un maggiore ricorso al privato per la gestione delle strutture, infatti sono il 19% gli affidamenti al settore for profit e il 64% al settore privato non profit. Nelle Isole si registra la quota più bassa di strutture a titolarità pubblica gestite da altri Istituzioni di natura pubblica (11%) e la percentuale più elevata di affidamento a enti religiosi (6%).

 

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