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#primarieparlamentari: il dibattito

Il 12 dicembre la segreteria nazionale del Pd ha annunciato per i prossimi giorni le primarie per i parlamentari al fine di aggirare il “Porcellum”, il sistema elettorale con cui saremo chiamati presto al voto. La decisione è stata presa a seguito di un vivace dibattito a cui sono seguite le solite, immancabili, polemiche, sia sulla data ipotizzata (29 e 30 dicembre) sia sulle regole che permetteranno agli elettori di recarsi ai seggi. In virtù di ciò, T-Mag ospita due diverse opinioni al riguardo.

L’ELITISMO ELETTORALE DEL PD
di Marco D’Egidio

Come il Pd possa permettersi l’elitismo elettorale in un momento di tale sbandamento del sentimento politico italiano è davvero un mistero. Si chiude (in anticipo) una legislatura fallimentare sotto ogni punto di vista, lo sdegno e la ripulsa per i partiti toccano vette raggiunte forse solo all’epoca delle monetine lanciate contro Craxi, eppure l’idea che sia la politica a dover fare il primo passo per riavvicinarsi ai cittadini e non viceversa stenta incredibilmente ad affermarsi. Anche il partito che più si vanta di aver mantenuto intatto il rapporto con il suo elettorato, se non di averlo addirittura rafforzato, anche il Pd, cioè, perservera orgogliosamente in un’apertura a metà alla grande massa dei votanti: primarie sì, ma con paletti alla partecipazione che in questo momento di smarrimento dell’opinione pubblica appaiono quanto mai fuori luogo.
La grande polemica sull’impossibilità, di fatto, di registrarsi al ballottaggio per chi non si era già “iscritto” al popolo di centrosinistra pare non sia stata vissuta come occasione di autocritica (se la quasi totalità di chi aveva presentato richiesta è stata respinta come se avesse prodotto una giustificazione falsa, forse qualche altezzosità di troppo si è manifestata). No: sembra che alle prossime primarie per la selezione dei candidati al Parlamento, che si terranno il 29 e 30 dicembre, saranno ammessi soltanto gli iscritti al Pd e coloro che si sono registrati alle primarie ultime scorse. Così almeno si legge sui giornali, in attesa delle decisioni sulle regole che saranno assunte dalla direzione del partito lunedì prossimo.
Passi il fatto che il 29 e 30 dicembre molti saranno in località turistica, d’altronde i tempi strettissimi impongono di stabilire un iter il più rapido possibile. Il punto è proprio la chiusura delle porte a quanti, in quest’ultimo mese, potrebbero essersi avvicinati al Pd, agli stessi respinti al ballottaggio che magari, non provenendo dal centrodestra, vorrebbero concedere un’ultima chance al partito verso cui sono più orientati, presentandosi a un appuntamento sbandierato dalla dirigenza come una grande risposta di apertura e democrazia al mantenimento del Porcellum. Quest’idea che l’elettorato sia fisso e immutabile nel tempo, che si debba cristallizzare ben prima del voto, dell’unico voto che istituzionalmente vale, l’adesione del popolo a un partito, in definitiva che il partito stesso non solo debba rinunciare ad aprirsi davvero all’elettorato tutto, ma debba guardare con diffidenza e con sospetto agli ingressi degli indecisi e dei delusi degli altri schieramenti, quest’idea di politica è arcaica oltre che autolesionista.
Nel caso delle primarie per i parlamentari, poi, entrano in gioco due ulteriori considerazioni. In primo luogo, le primarie non compensano perfettamente il deficit di democrazia insito nelle liste bloccate previste dal Porcellum. Alle elezioni politiche voteremo ancora una volta il simbolo del partito e la lista bloccata collegata: è quello il momento che davvero conta, che davvero lega rappresentanti e rappresentati. Chi vincerà le primarie, chi sarà ai primi posti delle liste potrà, in linea di principio, anche non fare campagna elettorale, dal momento che la sua futura elezione è certa. Questo slittamento del momento in cui si sancisce il legame di rappresentanza da un’elezione a suffragio universale ad un’altra sostanzialmente consistente in un affare di partito è già un difetto irriducibile di questo tentativo di compensazione. Alle primarie, quindi, sarebbe almeno il caso di aprire le porte a tutti, per poter dire a chi soltanto l’ultimo giorno deciderà di apporre la sua crocetta sul simbolo del Pd: “questi sono anche i tuoi rappresentanti, perché quello che conta è che avresti potuto sceglierli alle primarie”. Un discorso così può suonare sofisticato, ma in realtà non è altro che la differenza tra primarie a suffragio universale, che tra l’altro possono attirare molta più gente, e primarie ristrette, indubbiamente meno partecipate.
In secondo luogo, la paura di infiltrazioni destrorse, che pure poteva avere un senso con Renzi, stavolta non ha proprio motivo d’essere. Chi mai, fedelissimo del Cavaliere, potrebbe votare “per dispetto” il candidato parlamentare più debole o più “di destra” (il Renzi di Alessandria), se poi, il giorno dopo le primarie, quasi ci si dimenticherà di chi è entrato nelle liste bloccate e la campagna elettorale diventerà irrimediabilmente romanocentrica?
Speriamo che lunedì prossimo la direzione del Pd prenda una decisione che davvero possa dirsi la migliore risposta, sebbene comunque imperfetta, a un pesante fallimento di tutte le forze politiche come il mantenimento del Porcellum.

UNA SCELTA CORAGGIOSA E DIFFICILMENTE CRITICABILE
di Giacomo Rossi

La decisione del Partito democratico di indìre le primarie per scegliere i candidati al futuro Parlamento è una scelta coraggiosa e difficilmente criticabile.
L’avvio della crisi innescata dal Pdl sta portando alla fine del governo Monti e all’eventualità di un voto anticipato a febbraio. Monti stesso ha annunciato l’intenzione di dimettersi dopo l’approvazione della legge di stabilità. Dopodiché, le Camere si scioglieranno e molte delle leggi che dovevano essere approvate saranno spazzate via. Tra queste proprio quella che doveva evitare di tornare al voto con il diabolico Porcellum.
Le primarie dei parlamentari del Pd permetterà di aggirare le liste bloccate imposte dal Porcellum. I cittadini potranno scegliere direttamente i propri rappresentanti, senza che i nomi vengano imposti dall’alto.
La scelta delle date per le consultazioni è forse la decisione più opinabile presa dal partito ma, calendario alla mano, non c’erano alternative. Se verra confermata la data del volo al 17 febbraio le liste dei candidati andranno presentate entro il 14 gennaio. La Direzione nazionale del Pd che, secondo le regole interne deve approvare formalmente le liste, dovrà dunque riunirsi al massimo tra il 7 e il 9 gennaio. Di conseguenza le riunioni delle direzioni provinciali e regionali dovranno essere convocate per il 3 e il 4 gennaio. Le primarie dovranno svolgersi necessariamente entro il 29 e il 30 dicembre.
Le primarie del Pd si svolgeranno in un clima singolare e a poche settimane dal successo di partecipazione delle primarie di coalizione. Se poi si guarda al di fuori del partito guidato da Pier Luigi Bersani, il panorama è desolante. Da una parte il Movimento 5 Stelle, travolto dalle polemiche interne seguite all’insuccesso delle “parlamentarie” on line e dall’espulsione dei dissidenti Salsi e Favia; dall’altra un Pdl in perenne stato confusionale, con Berlusconi che lancia e ritira la sua candidatura quotidianamente. Per non parlare di un eventuale passo indietro del Cavaliere, nel caso in cui Monti decidesse di ricandidarsi. Lo stesso Monti, peraltro, a cui il Pdl ha negato la maggioranza in Parlamento.

 

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