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Fratelli Grimm: 200 anni da fiaba, ma per grandi

di Martina Marotta

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta”, recitava Antoine de Saint-Exupéry. E tutti i bambini conoscono i fiabeschi racconti della buonanotte, o almeno la versione censurata di ognuna di esse. Già, perché dietro ogni favola folkloristica entrata nell’immaginario collettivo, per lo più grazie ai lungometraggi d’animazione Disney, si nasconde una violenta e talvolta sanguinaria metafora della vita.
Due degli autori e ri-elaboratori più importanti di fiabe folkloristiche sono stati i fratelli Grimm, che giovedì Google ha voluto ricordare, a 200 anni dall’uscita della prima edizione loro libro “Kinder- und Hausmärchen” (in Italia “Fiabe”), con un Doodle speciale sulla fiaba di Cappuccetto Rosso: storia che il motore di ricerca ha voluto rendere più soft rispetto all’originale, nella quale al lupo viene squartato il ventre per liberare Cappuccetto Rosso e la nonna.
E’ importante ricordare che prima di essere scrittori, Jacob Ludwig Karl Grimm e suo fratello Wilhelm Karl Grimm erano linguisti e filologi tedeschi.
Nati in provincia di Francoforte, a Hanau, i Grimm divennero in età adulta professori presso l’Università di Gottinga e si batterono contro l’abrogazione della costituzione liberale dello stato di Hannover imposta dal re Ernesto Augusto I: i due e gli altri cinque professori che avevano preso parte alla protesta vennero licenziati, tuttavia dopo quest’episodio si guadagnarono la simpatia e la solidarietà del popolo e ancora oggi vengono considerati i promotori del movimento democratico tedesco.
Ciò che però li rese immortali, letterariamente parlando, fu appunto la loro raccolta di fiabe folkloristiche tedesche e francesi, che essi trascrissero e rivisitarono. A leggere il loro famoso libro si rimane però sconcertati nell’apprendere che di fiabe per bambini non ce n’è neanche l’ombra: tutte le storie, infatti, sono piene di elementi inquietanti e oscuri che dimostrano cosa è possibile che accada se non si rispettano le regole imposte, e quale sia il giusto comportamento da seguire per avere una vita lunga e felice.
Basti pensare alla fiaba ripresa oggi da Google, Cappuccetto Rosso: per molti studiosi, Charles Perrault incluso, la fiaba non è altro che la metafora della sessualità di una donna, con il famoso mantello rosso a simboleggiare le mestruazioni, il bosco la femminilità, e il lupo l’uomo.
Quello che contraddistingue i Grimm rispetto ad altri autori e linguisti “fiabeschi”, come già detto in precedenza, sono i contenuti altamente gore e sanguinolenti ma talvolta ridimensionati sull’argomento sesso, il cui rimando in certe opere è più sottinteso e meno esplicitato rispetto alle storie originali tramandate per via orale. Anche il tema della religione è particolarmente ricorrente, ed è solo questo tipo di racconti che è diretto anche ad un pubblico infantile.
E così nella fiaba di Cenerentola le sorellastre, pur di far calzare la scarpetta di cristallo, vengono obbligate dalla madre a tagliarsi le dita dei piedi, in Biancaneve la matrigna viene costretta dalla principessa e suo marito ad indossare delle scarpe di ferro arroventate e a ballare fino a che non cade morta, ne Il pifferaio magico di Hamelin il pifferaio attira dentro una caverna tutti i bambini del villaggio e li lascia lì a morire: fiabe che, piuttosto che sollecitare il sonno ai più piccoli, farebbe venir loro tremendi incubi.

 

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