La sfida (a sorpresa) di Benedetto XVI sul Financial Times | T-Mag | il magazine di Tecnè

La sfida (a sorpresa) di Benedetto XVI sul Financial Times

Natale “tempo di impegno nel mondo per i cristiani”. La sfida la lancia a sorpresa Benedetto XVI dalle colonne del Financial Times. Il quotidiano economico londinese gli aveva chiesto una riflessione sul Natale, e lui, con garbo e fermezza spariglia un’altra volta le carte. “Alla fine di un anno che ha significato privazioni economiche per molti, che cosa possiamo apprendere dall’umiltà, dalla povertà, dalla semplicità della scena del presepe?” Il Papa rifugge ogni intimismo e spiritualismo: “Nel Vangelo i cristiani trovano ispirazione per la vita quotidiana e per il loro coinvolgimento negli affari del mondo – sia che ciò avvenga nel Parlamento o nella Borsa”.
Allora come oggi c’è un impero in crisi – lo rappresentano bene le rovine che si trovano negli allestimenti dei presepi tradizionali -, allora come oggi assistiamo allo sgretolarsi di certezze e speranze. La sequenza di dati statistici giornalmente diffusi che parlano di un nuovo anno di recessione, disoccupazione, sofferenze per le famiglie, matrimoni (e figli) in calo. Non occorre andare lontano: aumentano dei pasti consumati in ufficio anziché al bar, il passaggio tra famiglie di vestiti per i bambini, le vacanze presso parenti. Fenomeni che riguardano la cosiddetta “classe media”. In Italia c’è fermento per il posizionamento dei cattolici alla prossime elezioni politiche, con fenomeni come Todi 2, la “strana alleanza” Bonanni-Casini-Montezemolo, lo smarcamento dei cattolici del Pdl da Berlusconi, la discesa in campo di personalità come il presidente (ormai ex) delle Acli, Andrea Olivero. E le parole del Papa dovranno trovare spazio nella costruzione degli scenari futuri, sia per quanto riguarda la politica strettamente intesa, sia per quanto riguarda l’impegno civile in ogni sua espressione.
“I cristiani non dovrebbero sfuggire il mondo; al contrario, dovrebbero impegnarsi in esso”. Un appello a sporcarsi le mani, dunque. Con un nota bene: “Il loro coinvolgimento dovrebbe trascendere ogni forma di ideologia”. Benedetto XVI è un antagonista degli “ismi”: povertà non è pauperismo, rispetto per il creato non è ecologismo, carità non è buonismo, dice a chiare lettere. E riporta l’etica – sbandierata dai cattolici e invocata dai laici – alla sua dimensione ontologica: “La fede cristiana nel destino trascendente di ogni essere umano implica l’urgenza del compito di promuovere la pace e la giustizia per tutti”. La piattaforma cristiana è aperta alla collaborazione di quanti – e sono molti – condividono tale impostazione. Ma senza cedimenti: “I cristiani danno a Cesare soltanto quello che è di Cesare, ma non ciò che appartiene a Dio. Quando i cristiani rifiutano di inchinarsi davanti ai falsi dèi proposti nei nostri tempi non è perché hanno una visione antiquata del mondo. Al contrario, ciò avviene perché sono liberi dai legami dell’ideologia e animati da una visione così nobile del destino umano, che non possono accettare compromessi con nulla che lo possa insidiare”.

M. B.

 

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