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I Maya e uno scherzo che è la fine del mondo

di Martina Marotta

Chissà, magari i Maya avevano solo finito lo spazio dove scriverlo, o magari si erano impigriti dopo aver trascritto 5.125 anni sul loro calendario, fatto sta che secondo molti la fine del mondo sarebbe dovuta avvenire il 21 dicembre 2012.
E se la maggior parte delle persone si è messa a scherzare sull’apocalisse, non sono mancati all’appello i creduloni più spaventati (e ricchi) che si sono fatti costruire rifugi anti-atomici o arche pronte a far fronte a ipotetiche inondazioni colossali. In più c’è chi ha sfruttato la profezia a proprio vantaggio dichiarando le proprie località luoghi sicuri da qualsiasi catastrofe, ottenendo quindi un discreto successo turistico e monetario tra le persone più impaurite.
Oggi Google ha scherzosamente dedicato i sempre originalissimi Doodle di Google alla profezia Maya, mentre Fiorello ha postato il suo quotidiano video-meeting in edicola mostrando cornini siciliani ed esorcizzando la paura gridando “siamo ancora vivi!”. Anche il noto giornale scientifico Focus dà sul suo magazine online un ampio spazio all’argomento Maya, informando scherzosamente i propri lettori dell’orario della catastrofe ma che, stranamente, in Australia stanno tutti bene (e lì il 21 è quasi alla fine).
C’è chi, come il giornalista Paolo Attivissimo, si stupisce del fatto che i Maya siano i primi ad essere diventati famosi per un calendario che manca di donne nude.
E ancora: sul celeberrimo social network Facebook sono innumerevoli le pagine che hanno dedicato a questo giorno immagini e frasi sardoniche. Qualche esempio tra i più esilaranti?

E mentre c’è chi si gongola davanti a queste simpatiche prese in giro, in 50.000 hanno partecipato alle 12.21 al cosiddetto “Rebirth-Day”, interessante iniziativa lanciata dall’artista Michelangelo Pistoletto, formando una catena umana ribattezzata S.U.S.A., Sentiero Umano di Solidarietà Artistica, che ha collegato la città di Torino a Val di Susa: un gesto molto significativo di unione e speranza nel futuro.
Apocalisse? Ci si balla su: in Guatemala c’è stato uno spettacolo rituale in uno dei principali scenari della data. Si è infatti tenuto nella località di Tikal un rito che celebra il cambiamento e la fine ufficiale del calendario Maya, tra balli e costumi sgargianti, che ha attirato migliaia di curiosi.
E gli Stati Uniti? Già all’inizio dell’articolo si era parlato di qualche magnate particolarmente superstizioso che ha preso troppo sul serio la profezia e attrezzandosi di conseguenza: certo è che il cinema americano deve aver dato loro qualche succulento spunto su come fare a salvarsi da improvvise catastrofi globali. Come dimenticare il film 2012?
Qualche cinefilo su YouTube ha voluto omaggiare proprio questa fetta di cinema con un video su 38 pellicole riguardanti, ovviamente, la fine del mondo.
Sono finali che fortunatamente per ora non ci riguardano: alla faccia vostra, cari filo-apocalittici. Che poi, si sa, se la distruzione del mondo dovesse avvenire sul serio, per qualche strana regola dell’attrazione asteroidi, glaciazioni e maremoti si scaglierebbero sempre prima sull’America. Siamo salvi (per ora).

 

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