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L’endorsement vaticano a Monti e il voto cattolico

di Antonio Caputo

Ha fatto molto rumore, nei giorni scorsi (e non poteva essere altrimenti), l’esplicito appoggio di importanti esponenti del mondo cattolico al premier uscente (e ricandidato per i centristi) Mario Monti, in vista delle elezioni politiche. Rumore perché, da un lato, non si tratta di una figura proveniente dal mondo cattolico, essendo il premier un vecchio liberale (dunque un laico), dall’altro, soprattutto, perché mai il Vaticano si era così esplicitamente schierato in una competizione politica nella Seconda Repubblica (durante la Prima era ovvio l’appoggio alla Dc, ma nei venti anni trascorsi dalla fine del partito di De Gasperi e Don Sturzo, si erano avuti al massimo pronunciamenti soft in vista di elezioni politiche, come ad esempio pro Ulivo nel 1996, o pro centrodestra nel 2001, con una certa trasversalità nelle successive tornate; tra le poche eccezioni, l’appoggio a Renata Polverini alle regionali 2010 del Lazio – comunque una competizione amministrativa -, ma anche in quel caso piuttosto scontato, essendo, l’avversaria della governatrice dimissionaria, la leader radicale Emma Bonino).
Riepiloghiamo i fatti: alla vigilia dell’Immacolata, un primo editoriale di Avvenire, che esalta Monti ed il suo esecutivo (“Finalmente un governo che ci difende”), in cui si sottolineava il ricorso in appello, da parte del governo, alla Corte europea dei Diritti dell’uomo, contro una sentenza di primo grado della stessa, che condannava la legge italiana sulla fecondazione artificiale; quindi, dopo l’incoronazione di Monti da parte del Ppe, sempre più fitta da Oltretevere (oltreché dai settori politici centristi) si era fatta la pressione sul professore affinché scendesse in campo alla guida dei “moderati”. In particolare, verso metà dicembre, il monito del presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, a “non disperdere i sacrifici fatti dagli italiani”, un vero e proprio appello pro Monti. Infine, sciolte la settimana scorsa le riserve da parte del premier, ecco arrivare editoriali di sostegno dei quotidiani cattolici Avvenire ed Osservatore Romano, e l’esplicito pronunciamento a favore del professore, da parte del Cardinal Bagnasco oltreché del segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone. Mai, ribadiamo, durante la Seconda Repubblica, il Vaticano era sceso in campo con tutto il suo peso a favore di una parte politica.
Caustici, da sinistra e da destra, alcuni giornali di riferimento di quelle aree, spiazzate dall’evolversi della situazione e dal posizionamento così esplicito del mondo cattolico: dal Giornale a Pubblico solo per fare qualche esempio; ma già l’Espresso, un paio di settimane fa, aveva affidato ad un polemico editoriale di Michele Ainis il suo disappunto per il feeling che stava sbocciando (e che poi si sarebbe effettivamente compiuto) tra premier e Vaticano.
Ciò detto, un fedele è vincolato, nelle proprie scelte di voto, dal pronunciamento pur così autorevole di alcuni esponenti di primo piano del mondo cattolico? Assolutamente no: è il Magistero della Chiesa a dirlo. Al singolo è rimessa la libera scelta del voto alle elezioni, con dei criteri (vincolanti, sia chiaro, per chi intenda vivere coerentemente la propria Fede) di orientamento. In particolare, la Dottrina cattolica vieta il voto a partiti e candidati contrari alla Chiesa e alla sua Dottrina, specie in materia di Fede (la libertà religiosa, che nel contesto italiano si manifesta, ad esempio nell’insegnamento scolastico della religione, nel riconoscimento del ruolo delle scuole paritarie, nella difesa di feste – il riposo domenicale – e simboli religiosi, nell’obiezione di coscienza sulle leggi più delicate su vita e famiglia, nella libertà di espressione, che leggi come quella sull’omofobia potrebbero minare, in caso di sanzioni per chi critica – beninteso, senza insultare – l’omosessualità, giudicandola, dottrina alla mano, come contro-natura) e di morale (la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale – che si sostanzia nella contrarietà ad aborto, eutanasia, droga, fecondazione artificiale, clonazione, sperimentazione su embrioni, ad ogni forma di schiavitù, prostituzione compresa -; della famiglia naturale – eterosessuale – fondata sul matrimonio; la solidarietà, che si manifesta nell’accoglienza dell’altro e nel soccorrere alle sue necessità; la sussidiarietà ed il ruolo da protagonista – e non subordinato allo Stato – della società civile, in campo economico/sociale). A questo e solo a questo, il credente che voglia vivere coerentemente la propria Fede è tenuto ad uniformarsi in cabina elettorale. I pronunciamenti di questo o quel Cardinale a favore di un partito, restano autorevoli pareri, non vincolanti per il fedele.
Non così in caso di voto sulle singole scelte (cioè non sui partiti ma su temi concreti), come, ad esempio per deputati e senatori in Parlamento su leggi relative alle materie di cui sopra o, per il singolo, in caso di voto ad esempio ai referendum (come fu nel 2005, su fecondazione artificiale e sperimentazione sugli embrioni): in quel caso, vertendo il voto su temi di morale, il pronunciamento della Gerarchia (se in accordo col Papa) vincola moralmente il singolo.
Del tutto diverso il caso odierno: un credente non deve ritenersi obbligato a votare i centristi di Monti, in quanto in questo caso è il Vaticano, inteso come governo ecclesiastico (quindi in maniera non vincolante per i fedeli) ad essersi pronunciato, non la Chiesa, “ex Cathedra” (caso in cui, invece, sarebbe stato vincolante).

 

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