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Fonti rinnovabili ed efficienza energetica per far ripartire il Lazio

di Piergiorgio Liberati*

Fonti rinnovabili ed efficienza energetica: due leve alle quali il Lazio e l’Italia intera non possono rinunciare per far ripartire l’economia. E soprattutto per far sì che si metta in moto un cambiamento culturale che conduca il cittadino a prestare sempre più attenzione alle tematiche dello sviluppo sostenibile.
Purtroppo, come dimostrano tutti gli studi, per primo il World Energy Outlook presentato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia alla fine del 2012, gas e carbone continueranno ad avere un ruolo predominante nei prossimi anni. Questo, però, non significa che le cose non stiano cambiando. L’incidente di Fukushima, in Giappone, ha definitivamente chiuso il capitolo nucleare non solo qui in Italia, dove l’atomo è stato bocciato per la seconda volta da un referendum, ma anche nel resto del mondo. La green economy, intesa come il giusto apporto di fonti rinnovabili ed efficienza energetica, può oggi legittimamente candidarsi a sostituire questa fonte di energia, soprattutto se la maturazione tecnologica delle reti di trasmissione e degli accumuli per quanto riguarda l’energia intermittente (fotovoltaica ed eolica) consentiranno di sfruttare al massimo le potenzialità di sole, vento, ma anche dell’acqua con i cosiddetti pompaggi.
Il processo è iniziato: nel giro di pochi anni, due per l’esattezza, dal 2010 al 2012, il fotovoltaico è passato da poco più di 3.400 MW agli attuali 16.000 MW di potenza installata, con un salto che ha triplicato il numero di impianti presenti in Italia, passati da 155.000 ai 470.000 di oggi. Anche l’eolico ha subito una medesima crescita, passando da 5.800 MW di potenza nel 2010, ai quasi 7.500. Ovvio che tutto questo è stato possibile solo grazie all’iniezione di incentivi statali, senza i quali uno sviluppo così dirompente non si sarebbe verificato. Ora, però, i tempi sono maturi affinché le imprese possano ramificarsi in una vera e propria filiera industriale, in grado di guardare a un futuro fatto di grid parity, e cioè la parità del costo del kWh prodotto da fonti rinnovabili con quello prodotto da fonti fossili.
Il Lazio, quale seconda regione d’Italia con 172 miliardi di Pil nel 2011, deve giocare la sua parte e impegnarsi affinché possa migliorare la sua posizione nello scacchiere rinnovabile italiano, che oggi la vede attestarsi, anche se di poco, entro le prime dieci regioni per numero di impianti installati. Nel Lazio ci sono più di 18.000 impianti a fonte rinnovabile, che producono circa 2.400 GWh. Ed è da qui che dobbiamo ripartire, puntando anche sulla filiera dell’efficienza e delle rinnovabili termiche, se vogliano garantire alla nostra Regione uno sviluppo sostenibile che, secondo gli studi più accreditati, porta in dote non solo un grosso potenziale per la ricerca, ma anche un numero di occupati nell’ordine di decine di migliaia di addetti. E, inoltre, lo dobbiamo fare nel rispetto degli obiettivi europei. Il cosiddetto burden sharing, cioè la ripartizione regionale dell’obiettivo italiano al 2020 in tema di produzione di energia da fonti rinnovabili, prevede che la Regione Lazio, entro 7 anni (nel 2020), raggiunga la quota di 11,9% di consumi energetici coperti da energia rinnovabile. è un obiettivo ambizioso, ma realizzabile, se si mettono in campo diversi strumenti e una buona politica, che spazi da provvedimenti per il contenimento dei consumi ed efficienza energetica, che passano anche per una programmazione e un piano di sviluppo di lungo respiro, semplificazione normativa dei processi autorizzativi e programmi di formazione. Ed è proprio questo uno dei temi che mi piacerebbe affrontare in Consiglio regionale, se i cittadini me ne daranno la possibilità.

*Candidato al Consiglio regionale del Lazio, nella Lista civica per Zingaretti www.piergiorgioliberati.it

 

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