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La campagna elettorale online/2

di Fabio Germani

“La verità è che in questa campagna elettorale un ruolo troppo importante spetta ancora alla televisione. Le dinamiche online, escluso qualche evento eccezionale, mi sembrano del tutto insufficienti”. Il commento laconico è di Guido Scorza, avvocato e professore di Diritto delle nuove tecnologie. Lo incrociamo martedì, alcuni istanti prima della presentazione della piattaforma Google Elezioni in collaborazione con La7 e La Stampa e amichevolmente gli chiediamo un parere. Che se non è una bocciatura, poco ci manca.
Il progetto, che di per sé basterebbe a esprimere un giudizio più lusinghiero, nasce da un concetto semplice: “In un’epoca in cui aumentano gli strumenti di condivisione delle informazioni e delle esperienze, i cittadini chiedono alla politica non solo maggiore trasparenza, ma anche maggiore interazione”. Provate a spiegarlo ai politici, però. I quali – ed è tutta qui, forse, “l’internettizzazione” della campagna elettorale – esauriscono le risorse online alla stregua, per dirla con Sara Bentivegna, di una personale agenzia di stampa. In altri termini, esclusi i soliti casi eccezionali, ciò sta a significare toni talvolta esasperati, contenuti in compenso vuoti.
Ma non confondiamo l’informazione con la politica: nel primo caso gli strumenti si utilizzano e spesso bene, nel secondo qualche lacuna è purtroppo evidente.
In soldoni, il progetto che accomuna La7, La Stampa e Google prevede una compartecipazione di cittadini e politici tramite gli hangout, una sorta di videochat in grado di coinvolgere più persone. Tutto, ovviamente, moderato da professionisti del settore. “Non si poteva non tentare di proporre nuovi ambiti in grado di favorire il bisogno di condivisione”, spiega Marco Bardazzi, digital editor della Stampa. “Serve un elemento di intrattenimento per catturare l’attenzione di quei cittadini che si sono allontanati dalla politica”, gli fa eco Gianni Riotta.
E dunque via al primo hangout, proprio lì, dal vivo. C’è l’ex ministro Brunetta che ammette di essere un fan di una delle ultime mode: “La bolla mediatica favorevole al governo Monti mi ha spinto verso un’opera di verifica e controllo e ho sviluppato un tessuto di discussione tramite il fact checking”. Ma il fact checking, gli ricorda Andrea Romano, “lo hanno fatto in realtà gli italiani un anno fa sul governo in carica dal 2008”. E più in generale, dirà più tardi Giuseppe Civati, gli elettori lo fanno il giorno del voto.
In questo senso, sostiene Civati, il web è uno strumento sì potente, ma alleato delle consuetudini: “Il Pd ha acquisito un database imponente grazie alle primarie, ma è opportuno associare strumenti diversi. Che ci sia una convergenza culturale”.
Tuttavia, vogliamo campagne elettorali online e intanto l’agenda digitale scompare dal dibattito pubblico. “La crescita digitale – chiosa Romano – non può essere derubricata a politica industriale finanziata dallo Stato. Servono politiche che incentivino strategie mirate, come ridurre la pressione fiscale e favorire l’impresa giovanile. Questa è la vera sfida della prossima legislatura”.
Le promesse, alcune più vicine alla realtà, altre più grossolane, viaggiano anche online. E al momento, registra La Stampa, il più social tra i politici italiani è – udite, udite – Mario Monti. A seguire Pier Luigi Bersani, Beppe Grillo, Oscar Giannino e Nichi Vendola. Indovinate chi vince in tv?

Puoi leggere anche:
La campagna elettorale online – intervista a Sara Bentivegna

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