Tutti i colori dell’opera al nero: Alberto Burri (1915-1995) | T-Mag | il magazine di Tecnè

Tutti i colori dell’opera al nero: Alberto Burri (1915-1995)

di Stefano Di Rienzo

Attualmente presso la sede della Galleria dello Scudo a Verona (dal 15 dicembre 2012 al 31 marzo 2013) si sta svolgendo una mostra incentrata su un aspetto particolare dell’impegno artistico di Alberto Burri: la declinazione del nero nei cellotex (materiale povero anonimo di uso industriale formato da particelle di segatura e colla pressate insieme). L’esposizione è curata da Bruno Corà, autore dell’analisi critica delle opere esposte.
Il titolo della mostra “Opera al Nero” e volutamente ripreso dal capolavoro di Marguerite Yourcenar, in cui esplicito è il riferimento agli antichi trattati alchemici in cui si illustra il procedimento di separazione e dissoluzione della materia nelle sue varie componenti formative. Il concetto di “nigredo” o “nerezza” allude alla scomposizione di un corpo attraverso l’azione disgregante del fuoco, e al successivo processo di riaggregazione. “Opera al Nero” diviene in Burri il simbolo della creazione, il luogo segreto del fare dove alberga “il mistero oltre l’apparenza”.
Il cellotex che l’artista in precedenza ha impiegato come supporto per le altre composizioni, diviene ora il protagonista assoluto, ovvero “l’opera”, in un processo di graduale denudamento del mezzo espressivo in cui l’artista stesso giunge all’elemento base, al materiale che da sempre è stato concepito al servizio di altro, non diversamente da quando è avvenuto con le sue sperimentazioni più iconiche come i Sacchi, i Legni o le Plastiche combuste. La materia continua ad essere al centro del suo lavoro in grado di stabilire essa stessa al proprio interno regole ed equilibri inediti. Con i cellotex Burri giunge ad una suprema misura “classica” riscoprendo un rigore strutturale mai pervenuto prima.
Pur nel suo aspetto apparentemente disadorno ma in realtà essenziale ecco rivelarsi in Burri l’uso insistito del monocromo: più che un nero è il “suo” nero mai identico a se stesso, cambia forma, dimensione, crea uno spazio all’interno del quadro. Anche quando appare inalterabile nella sua fissità, l’immagine e tuttavia suscettibile di varianti imperniate su differenze minime in modo tale da porsi di volta in volta come un evento unico e irripetibile.
Attraverso una selezione di 30 opere realizzate nell’arco di un ventennio tra il 1972 e il 1992, suddivise in sei sezioni, l’esposizione offre uno sguardo sugli esiti espressivi che connotano il linguaggio dell’artista dopo gli anni 50 e 60 quando ormai si è imposto all’attenzione della critica internazionale.
La rassegna si apre con l’opera “Nero” del 1972 circa, ancora scarno nella strutturazione dello spazio con la linea dell’orizzonte alta, ondulata a introdurre un elemento di levità entro una struttura che non si irrigidisce mai in forme rigorosamente geometriche, insieme ad altri tre lavori databili tra il 1974 e il 1982 che scandiscono la prima sezione dal titolo significativo “La notte della pittura” in cui si manifesta il tema di fondo della mostra.
Seguono quattro dei sedici elementi che formano la serie “Monotex” del 1986 esposta per la prima volta l’anno dopo nella grande mostra all’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Di formato quadrato e imperniati sul medesimo modulo compositivo, documentano la metamorfosi dell’ocra su ocra del cellotex naturale, al nero su nero ottenuto con una sapiente ma al tempo stesso singolare stesura dell’acrilico.
Il nero torna a dominare in due grandi cellotex della serie “Annotarsi 2” del 1987. I sedici quadri dell’intero ciclo dopo l’esordio alla XLIII Biennale di Venezia nel 1988 vengono trasferiti tra Novembre e Dicembre 1988 alla Murray and Isabella Rayburn Foundation di New York imponendosi all’attenzione del pubblico americano proprio per la ripresa del nero come cifra peculiare del linguaggio dell’artista. Come in molti altri casi la dimensione tende al monumentale, a dimostrare come Burri voglia uscire dai confini pittorici per interagire prepotentemente con lo spazio stabilendo un ordine più o meno cadenzato nell’alternanza dei soggetti e dei diversi formati.
La serie “Assegai” e qui rappresentata da Nero A n.1 e Nero A n. 4 del 1987, dove l’artista perviene ad una sintesi estrema in cui la pittura azzera la varietà e la cura del dettaglio ma diviene essa stessa assolutezza formale e cromatica. Assegai e un termine che rimanda all’Africa, in cui Burri negli anni della guerra si trovava in veste di ufficiale medico.
Si giunge alla quinta sezione in cui sono riuniti quadri realizzati tra il 1987 e il 1992, durante i suoi soggiorni nella casa studio a Los Angeles. Le loro partiture formali appaiono analoghe a quelle dei primi lavori eseguiti tra il 1948 e il 1950 ricorrenti anche in opere successive, dimostrando come i collotex neri dell’ultimo periodo visualizzino andamenti spaziali costanti nell’intero arco della sua ricerca.
Chiude il percorso l’intera serie dei “Mixoblack” del 1990, dieci lavori ottenuti mediante un particolare processo calcografico: la mixografia, che permette la realizzazione di carte a rilievo grazie a matrici in polvere di sabbia e marmo su cellotex.
In occasione della mostra viene pubblicato un ricco catalogo dove e presente una sezione di Elena dalla Costa che ricostruisce il repertorio delle mostre di Burri tra il 1977 e il 2007 in cui i cellotex sono stati presenza esclusiva e prevalente, al fine di offrire uno strumento di documentazione e un dettagliato prospetto delle tappe in cui si articola la concezione e presentazione al pubblico dei singoli cicli di opere.

 

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