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L’ultima udienza generale di Benedetto XVI

di Marinella Bandini

Benedetto XVI si congeda dai fedeli e lascia “una Chiesa viva”: questa “è la mia fiducia, questa è la mia gioia”. Lo ha ripetuto più volte durante l’ultima udienza generale, davanti ai 150 mila accorsi da tutto il mondo per l’ultimo saluto pubblico. Un lungo giro in papamobile, quasi a volere salutare uno a uno. Benedetto XVI è stanco, molto commosso, felice per la giornata di sole, soprattutto grato e sereno, abbandonato “come un bambino nelle braccia di Dio”. È questo l’invito che fa ai fedeli, insieme all’augurio di essere “felici di essere cristiani”: “Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano”. Cita una preghiera: “Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano…” e la gente la recita con lui. “In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore. Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero”.
Torna per due volte al 19 aprile 2005, interrotto dagli applausi: “Otto anni dopo posso dire che il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza”. Ci sono stati giorni di gioia e momenti non facili, “ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore”. Poi il monito: “Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo”.
È la “gioiosa certezza” che Dio ci è sempre accanto: “Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro. Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino” grazie a “tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine”, a partire dal segretario di stato “che mi ha accompagnato con fedeltà”, i cardinali e la Curia, la sua diocesi, i tanti che lavorano “nel silenzio”. E “ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore”. A migliaia arrivano le lettere da tutto il mondo, e Benedetto XVI apprezza quelle di “persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto”, quelle che “non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce” ma “come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso”. È qui – continua – che “si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo” e questo “è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi”.
Ora Benedetto XVI lascia il ministero, ma non la Chiesa. Lo ha ripetuto ancora: “Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”. Ha ringraziato i fedeli “per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante” e chiede preghiere per Sé, per i cardinali e per il suo successore. “Sempre chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa”. Un “sempre” che “è anche un ‘per sempre’ – non c’è più un ritornare nel privato. Non ritorno alla vita privata, non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che orrei vivere sempre”.

 

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