Beppe Grillo: l’uomo, il comico, il politico | T-Mag | il magazine di Tecnè

Beppe Grillo: l’uomo, il comico, il politico

di Mirko Spadoni

beppe_grillo“Grillo – diceva Indro Montanelli – non è un comico, non è un moralista, non è un predicatore: è tutte queste cose insieme”. Ma Montanelli, scomparso nel 2001, non poteva sapere che Grillo, un giorno, sarebbe diventato anche un politico. Lo poteva immaginare, forse. D’altronde nei suoi spettacoli, Grillo, ha sempre fatto della politica uno dei suoi argomenti preferiti. Ma il passo dal diventare comico al trasformarsi in un uomo politico non è brevissimo. Tre sono gli eventi che hanno influito a tale cambiamento: l’incontro con Gianroberto Casaleggio, l’esperto di informatica e comunicazione che cura il blog di Grillo, il V-Day, un evento che si è tenuto l’8 settembre 2007 nelle piazze di varie città italiane, lanciato da Grillo e organizzato interamente grazie al passa parola via internet e la nascita, nell’agosto del 2009, del Movimento 5 Stelle.
Una carriera da uomo politico fulminate, che lo ha portato in un tempo relativamente breve a formare un movimento in grado di catalizzare un’enormità di consensi. Un successo notevole, se si tiene conto del fatto che Grillo si è servito solo di Internet e dei comizi. Per rivolgersi agli italiani non si è mai servito di altri mezzi comunicativi. La televisione e i giornali ne hanno parlato, è vero. Ma solo perché faceva notizia.
Come cassa di risonanza delle proprie “idee” usa il blog. Una scelta che si è rilevata azzeccata ed anche una furbata, se volete. Quel che ha da dire, lo dice. Agli altri lascia solo la possibilità di commentare. Di qui nasce però un paradosso: Grillo sostiene che la rete rappresenti un utile strumento per la condivisione di migliaia di informazioni, un mezzo mediante il quale organizzare anche un movimento politico composto da centinaia di persone. Tutto ciò è verissimo, ma il leader penta stellato usa internet diversamente dai suoi “grillini”, il suo è un utilizzo unidirezionale: lui scrive, gli altri leggono e molto spesso commentano, ma alle repliche dei suoi lettori Grillo non risponde, al limite si serve di un altro post o registra un videomessaggio.
Tornando al suo blog, i post pubblicati vengono letti e condivisi da migliaia di persone. Capita, a volte, che scriva delle inesattezze, ma poco importa. Perché tutto finirà del dimenticatoio, cancellato da quanto scriverà la volta successiva. Molto spesso i toni sono aggressivi ed a ogni avversario politico ha affibbiato un nomignolo: Monti è diventato “Rigor Montis”, Silvio Berlusconi lo “Psiconano”, Pier Luigi Bersani “Gargamella” e così via. E tutto ciò piace molto, moltissimo al target del suo blog.

beppe_grillo_san_giovanniAlla tribuna politica televisiva preferisce un palco in una piazza. Grandi o piccoli centri urbani è indifferente, la gente accorre, curiosa di sentire cosa ha da dire. E lui, che un tempo faceva il comico, sa come far ridere anche parlando di cose serie. Ma il palco offre a Grillo altre opportunità: di stare a contatto con la gente (il che al politico non guasta mai) e, come sempre, di evitare ogni forma di dibattito.
Nei comizi è un fiume in piena, strilla, si agita e la folla ne resta affascinata. Ma Grillo sa cambiare, a seconda del proprio interlocutore, il tono: in piazza strilla e usa un registro linguistico che eufemisticamente potremmo definire colorito. Nelle interviste, in quelle poche che concede, non rinuncia alla battuta, ma usa toni paternalistici e, soprattutto, parla solo con i cronisti stranieri. Perché, accusa, quelli nostrani sono “collusi” con il potere. Quella dei media italiani “non è più informazione, ma – ha sentenziato dalle pagine del proprio blog – una forma di vilipendio continuato, di diffamazione, di attacco, anche fisico, a una nuova forza politica incorrotta e pacifica”.
Il successo del Movimento 5 Stelle nasce dalla rete, ma non deriva solamente da quello. Grillo ha scelto pochi temi (l’e-Democracy, l’ambientalismo, la descrescita, l’antipartitocrazia e l’anticorruzione) e li ha riproposti costantemente. L’attuale classe politica ha fatto tutto il resto. Prima ignorando i cittadini che chiedevano di essere ascoltati, poi rendendosi protagonista di scandali, episodi di corruzione e quant’altro. E allora per Grillo è stato tutto più semplice. Basta vedere l’ultima campagna elettorale.

beppe_grilloA bordo di un camper ha girato l’Italia e nei suoi comizi si è limitato a gridare un semplicissimo “via tutti”, facendo così breccia nell’elettorato convinto che la “casta” sia l’unico problema del Paese. Soluzioni vere e proprie per uscire dall’impasse in cui è caduto il Paese, Grillo non ne propone perché non ne ha. Parla di voler creare nuovi posti di lavoro e di voler garantire a tutti un reddito di cittadinanza, ad esempio. Ma per realizzare quello che promette servono tanti, tantissimi quattrini. “I soldi – replicherebbe lui a quest’ultima osservazione -, ci sono, basta toglierli ai finanziamenti pubblici ai partiti con effetto retroattivo. Noi sono tre anni che non prendiamo soldi e ora siamo il primo partito”. Ma anche così facendo, non ci sarebbero fondi a sufficienza per coprire tutte le spese (negli ultimi vent’anni i finanziamenti ai partiti ammontano a 2,7 miliardi di euro). Se Grillo questo lo sa, noi non lo sappiamo. Ma continua comunque a ribadire alle folle che l’unico cambiamento positivo possibile è il suo. Alle ultime elezioni ha ottenuto la fiducia di oltre otto milioni di elettori alla Camera e poco più di sette milioni al Senato. Insomma, parliamo di tanti, tantissimi consensi, che tra l’altro hanno reso il suo movimento il primo partito alla Camera e l’ago della bilancia per la formazione dell’esecutivo che dovrà succedere al governo Monti. Eppure, pur cambiando parere più volte al giorno, Grillo non ha alcuna intenzione di far votare ai suoi eletti la fiducia a nessun esecutivo. Una scelta strategica e politica, per costringere l’Italia a tornare di nuovo alle urne e per puntare a far man bassa di nuovi consensi. D’altronde, sottolineerebbe lui, se stiamo così la colpa è dei partiti. Ma così facendo Grillo dimostra di essere come gli altri, come la “casta”. E’ vero, gli eletti del Movimento 5 Stelle rinunciano agli stipendi faraonici dei deputati, non si fanno chiamare “onorevoli” e restituiranno allo Stato i rimborsi elettorali. Ma non basta, serve altro. In un momento in cui i consumi crollano, la disoccupazione schizza alle stelle e le famiglie italiane arrivano a stento alla fine del mese, serve responsabilità e stabilità. E’ necessario accantonare gli interessi di partito e smetterla con i giochini di potere, bisogna pensare unicamente al bene del Paese. Il tempo della propaganda politica, delle chiacchere e degli insulti è finito. Così come è finito da un pezzo il tempo delle risate. E sarebbe opportuno che persino i comici se ne rendano conto.

 

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