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I Cubisti e il Cubismo. Raccontare l’internazionalità del movimento

di Stefano Di Rienzo

cubisti_cubismoAttualmente presso la sede del Complesso del Vittoriano a Roma si sta svolgendo una mostra dal titolo “Cubisti Cubismo” (dall’8 marzo 2013 al 23 giugno 2013) in cui vengono esposte le opere dei grandi autori cubisti.
L’esposizione curata da Charlotte Eyerman con la collaborazione di Simonetta Lux e di Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia, espone oltre 200 opere tra oli, disegni e sculture, filmati, oggetti di design, costumi e documenti che illustreranno al grande pubblico la forza di rottura del movimento creato da Picasso e Braque in Francia tra il 1907 e il 1914, capace di influenzare la cultura di un’epoca. Il cubismo si diffuse a macchia d’olio nell’arco di tre anni coinvolgendo non solo l’Europa ma anche Russia e Stati Uniti. La sua fama si deve al modo in cui esso si proponeva di rispecchiare il forte cambiamento sociale e politico che stava avvenendo nei primi del Novecento: movimento, dinamismo e simultaneità.
La rassegna presenta opere degli spagnoli Pablo Picasso e Juan Gris, dei francesi Georges Braque, Fernand Leger, Albert Gleizes, Jean Metzinger, del pittore americano Marsden Hartley, dell’artista messicano Diego Rivera, della russa Natalia Goncharova, degli italiani Gino Severini e Ardengo Soffici, degli artisti inglesi Wyndham Lewis, Vanessa Bell. Le opere sono tutte accomunate da un unico e grande interesse: quello di mostrare una realtà diversa da quella che solitamente crediamo, una realtà che si basa sulla conoscenza dell’oggetto e non semplicemente della sua visione.
Il Cubismo è un’espressione con cui si è soliti designare una corrente artistica ben riconoscibile, distinta e fondativa rispetto a molte altre correnti e movimenti che si sarebbero successivamente sviluppate. Tuttavia il cubismo non è un movimento capeggiato da un fondatore e non ha una direzione unitaria, il termine “cubismo” è occasionale: nel 1908 Matisse osservando alcune opere di Braque composte da “piccoli cubi” le giudicò negativamente e Louis Vauxcelles l’anno dopo le chiamò “bizzarrie cubiste”. Da allora le opere di Picasso, Braque vennero denominate cubiste.
I primi pittori propriamente cubisti sono considerati per le opere che separatamente crearono nello stesso lasso di tempo (durante il 1907), George Braque in quell’anno visitò la retrospettiva su Paul Cézanne presentata in occasione del Salon d’Automne ed ebbe modo di conoscere Picasso che stava lavorando al quadro “Les Demoiselles d’Avignon.” Nel 1911 lavorando insieme i due pittori realizzarono opere molto simili: “Ma Jolie” (1911-12) e “La Portoghese” (1911), essendo frammentate e definite in forme geometriche le due figure non erano più praticamente riconoscibili. Oltre a questi due indiscussi geni, Daniel-Henry Kahnweiler, che fu loro gallerista include nel novero dei “quattro grandi” ma in generale unici cubisti: Juan Gris e Léger. Oltre a loro ne hanno fatto parte: Guillaume Apollinaire, Robert Delaunay, Marcel Duchamp, suo fratello Raymond Duchamp, Francis Picabia, gino Severini.
La mostra segue un ordine cronologico e geografico, la difficoltà nell’allestirla è dichiarata anche dalla curatrice che ammette mancanze all’interno del percorso dovute principalmente ad alcune opere che non sono state date in prestito da importanti musei.
Una prima sezione presenta al pubblico “La Letteratura Cubista” parole e immagini per raccontare la stretta collaborazione tra poeti, pittori e scrittori. Qui non possono mancare i testi di Guillame Apollinaire teorico del movimento e di Geltrude Stein, amata di Picasso, presente anche nelle copie dell’artista spagnolo. Oltre alle pubblicazioni una serie di litografie, incisioni e disegni di Braque, Leger e Picasso. Poco avanti protagonista è la poesia che insieme alla musica accompagnano il pubblico verso la sezione pittorica. L’impatto è notevole: immediatamente ci si trova di fronte ai padri del movimento: “Busto” (1962) di Picasso e “Parco a Corrières-Saint Denis” (1909) di Braque si affiancano mostrando la loro affinità, tonalità monocromatica, scomposizione del soggetto e rigidità geometrica.
Nella sala successiva ecco quindi affiancarsi le opere di artisti più o meno affermati, possiamo ammirare Braque con la sua opera “Il Violinista” (1911) e Picasso con “Chitarra e Violino” (1912-13) opera data in prestito dall’Ermitage. Nonostante i pannelli esplicativi scarseggino, il tutto sembra ben comprensibile grazie al soggetto che nonostante scomposto mostra al visitatore la sostanza che lo compone, invitando così tutti allo studio di ciò che la natura ed il mondo ci offrono.
Al piano successivo si ha una panoramica d’estensione del movimento: e qui infatti che architettura, arti applicate, teatro, cinema si riuniscono per presentare le molte sfaccettature del Cubismo. Del cinema i cubisti possono ritenersi gli iniziatori, deriva in parte dai papiers collès (accostamento di pezzi di carta di giornale o carta da parati) creati da Picasso e Braque nel 1912 l’idea del montaggio fotografico e cinematografico, la sua collisione o sovrapposizione dinamica di forme e motivi che influenzò negli anni successivi il lavoro dei Futuristi e Dadaisti. Il Cubismo è una realtà a 360 gradi, un vero e proprio stile di vita, e ciò lo mostrano le fotografie stesse che parlano di mobili cubisti, poltrone cubiste, edifici cubisti ed abiti cubisti.
Interessanti in tal senso sono le foto che ritraggono l’artista Sonia Delaunay al lavoro: dalle sue mani nascono opere alla portata di tutti, perché il lavoro dell’artista non deve essere considerato un lavoro per il lusso e non deve essere estraneo alle arti pratiche. Si diffonde così la moda cubista con abiti che presentano motivi geometrici che si ripetono lungo i molti tipi di stoffe utilizzate nei lavori di Sofia.
Una mostra nel complesso esaustiva che permette al grande pubblico di trovarsi a stretto contatto con i grandi capolavori che ci permette di crescere e conoscere la realtà in cui viviamo.

 

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