Lavoro, Camusso: “Troppo poco in confronto alla domanda” | T-Mag | il magazine di Tecnè

Lavoro, Camusso: “Troppo poco in confronto alla domanda”

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parlando a Verona ha detto: “Il lavoro che c’è oggi nel nostro paese è troppo poco rispetto alla domanda dei giovani, delle donne, dei migranti.
Bisogna mettere assieme tutte le risorse possibili, non c’è lavoro. Tutto il resto è ingegneria creativà. Togliamoci dalla testa l’idea che un pezzo di flessibilità in più dovrebbe determinare chissà quali risultati.
Se allentassero il patto di stabilità per i Comuni e se facessero partire un po’ di cantieri, le infrastrutture contribuirebbero a creare nuovo lavoro.
La prima cosa che bisogna fare è un segnale di discontinuità rispetto a prima. Visto che siamo già tutti imballati a discutere della restituzione dell’Imu mi manca la discontinuità, non vedo un segnale di cambiamento. Vuol dire proporre sia delle cose di emergenza, sia un segnale di un tempo differente dinnanzi a noi”.
“Non si creano risorse restituendo l’Imu a chi ha tanti soldi e non ne ha nessun particolare bisogno. Bisogna invece prendere quelle risorse e cominciare a costruire un po’ d’investimenti e un po’ di orizzonti. Tra i tanti record nel nostro paese nella crisi del lavoro c’è anche quello di aver costruito una legge che ha distrutto del lavoro. Sarebbe bene per tutti non inseguire ancora quella strada lì”.
“E’ sempre più complicato – aggiunge – distinguere qual è l’area che ha più bisogno, perché la mancanza di lavoro attraversa tutte le fasce sociali e generazionali. La verità è che ogni operazione fatta in nome della flessibilità non è andata al cuore del problema. Cioè che c’è poco lavoro nel nostro paese. Abbiamo grandi e importanti aziende a partecipazione pubblica con le quali si potrebbe ragionare su quali investimenti fare. Ci sono scelte che possono riguardare le incentivazioni, le agevolazioni e la riduzione fiscale, però ci sono delle scelte che riguardano anche il terreno degli investimenti.
In Italia dal sistema produttivo è diviso in due: c’è una parte che ha investito nel tempo, che ha continuato ad esportare e ad essere competitiva, e c’è una parte che del sistema produttivo che non investe da vent’anni. E’ chiaro che ha passato il suo tempo a risparmiare sul costo del lavoro e della produzione, e oggi è in straordinaria difficoltà. E magari va anche a delocalizzare in giro per il mondo”.

 

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