Le prospettive per l’economia italiana. Nel 2013 Pil a -1,4% | T-Mag | il magazine di Tecnè

Le prospettive per l’economia italiana. Nel 2013 Pil a -1,4%

ocse Il quadro internazionale
Crescita ancora lenta per l’area euro
Dallo scorso autunno il quadro economico internazionale è stato caratterizzato da un miglioramento della performance delle economie emergenti e dalla stabilizzazione delle condizioni dei mercati finanziari. Nell’area dell’euro la pressione sui titoli sovrani europei si è ridotta e gli spread si sono attestati a livelli vicini a quelli di due anni fa, mentre negli Stati Uniti è stato parzialmente scongiurato il rischio di una forte restrizione del bilancio pubblico. Nei primi mesi del 2013 nelle economie dei paesi emergenti si è confermato, in particolare in Cina, il rafforzamento ciclico già in corso dalla seconda metà del 2012.
Nei paesi avanzati, nel biennio 2013-2014 la ripresa continuerà a presentare ritmi eterogenei. Negli Stati Uniti, gli indicatori anticipatori segnalano una crescita sostenuta nel breve termine. Il tasso di espansione del Pil rimarrebbe appena al di sotto del 2% quest’anno, per poi accelerare verso il 3% nel 2014. Nell’area dell’euro, l’attività economica dovrebbe ridursi anche nel 2013 (-0,4%). L’inversione di questa tendenza alla diminuzione del Pil è prevista nel secondo semestre dell’anno corrente, per proseguire in misura contenuta nel 2014 (+1,0%). Il perdurare dei processi di consolidamento della finanza pubblica, il clima di incertezza e le difficili condizioni del mercato del lavoro non favorirebbero una ripresa più robusta di consumi e investimenti. L’andamento più dinamico dell’economia statunitense rispetto a quella dell’area euro, in particolare nel 2014, determinerebbe un leggero apprezzamento del dollaro (circa dell’1%), dopo la sostanziale stabilizzazione del 2013.
Paesi emergenti in ripresa
Nei paesi emergenti ci si attende un rafforzamento dell’espansione economica per l’anno in corso e una accelerazione nel 2014, per effetto della ripresa della domanda delle economie avanzate e del perdurare di condizioni macroeconomiche favorevoli (bassi tassi di interesse, forti afflussi di capitale dall’estero, elevati prezzi delle materie prime). Il Pil crescerebbe del 5,3% nel 2013 e del 5,5% nel 2014.
Alla graduale ripresa ciclica internazionale si accompagnerebbe una più vivace dinamica degli scambi mondiali. L’anno corrente si chiuderebbe con un tasso di espansione medio in termini reali del 3,6% cui seguirebbe una consistente accelerazione del 6,2% nel 2014.
Previsioni dell’economia italiana
La caduta congiunturale del Pil iniziata nel terzo trimestre del 2011 dovrebbe proseguire, con intensità più contenute, almeno fino al terzo trimestre del 2013.
Nel 2013 le famiglie continuerebbero a sperimentare un’ulteriore riduzione del reddito disponibile, con inevitabili conseguenze negative sulla spesa per consumi rispetto all’anno precedente. La fase di deterioramento del potere di acquisto dovrebbe arrestarsi solo nel 2014. Il miglioramento delle condizioni di liquidità derivante dalle misure recentemente adottate per favorire il pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche nei confronti dei creditori privati, sarebbe destinato prevalentemente a ricostituire i livelli di risparmio. L’incidenza delle famiglie in grado di effettuare risparmi è infatti ormai ai livelli della crisi del 2009. Allo stesso tempo, la ripresa della propensione a investire da parte delle imprese appare poco probabile a causa dei livelli minimi di capacità utilizzata e della perdurante debolezza della domanda interna. Nel 2014 il miglioramento delle condizioni di liquidità, quale eventuale risultato della restituzione dei crediti alle imprese da parte delle amministrazioni pubbliche, può favorire la ripresa degli investimenti privati.
Moderata crescita nel 2014
Nel 2013 l’attività economica sarà contrassegnata da una flessione dell’1,4% in media d’anno, a causa di un contributo marcatamente negativo della domanda interna (-2,0 punti percentuali, al netto delle scorte), solo in parte compensato dalla domanda estera netta (1,1 punti percentuali). A causa dell’incertezza sulle aspettative di ripresa l’apporto delle scorte risulterebbe negativo (-0,5 punti percentuali).
Nel 2014, il Pil aumenterebbe dello 0,7%. La domanda interna al netto delle scorte tornerebbe a fornire un contributo positivo (0,7 punti percentuali) che si accompagnerebbe a un aumento marginale della domanda estera netta (0,1 punti percentuali).
Export in crescita
Le esportazioni sono previste in moderata espansione nel 2013, con tassi di crescita vicini a quelli osservati nella media dello scorso anno (+2,3% l’aumento in volume). Una più significativa accelerazione dovrebbe registrarsi nel 2014 (+3,9%), a seguito di un consolidamento della crescita nelle principali economie avanzate e dell’atteso miglioramento delle condizioni di domanda nell’area euro. Le vendite all’estero dell’Italia sarebbero trainate soprattutto dalla componente dei beni, che beneficerebbe della più sostenuta domanda proveniente dai mercati esterni all’Unione europea. Tuttavia, i principali mercati di destinazione delle produzioni italiane continuerebbero a crescere a un ritmo inferiore a quello del commercio mondiale, in particolare nel 2014. Ne seguirebbe un’ulteriore flessione della quota di mercato in volume delle esportazioni dell’Italia.
Nel 2013 la flessione prevista delle importazioni (-1,5%) rifletterebbe il perdurante deterioramento dei consumi privati e degli investimenti fissi lordi. La graduale ripresa delle vendite all’estero costruirebbe il principale fattore a sostegno di un recupero delle importazioni che sono previste in recupero nel 2014 (+3,8%). Il saldo positivo della bilancia dei beni e servizi si consoliderebbe attestandosi a circa il 2,7% del Pil in ciascun anno del periodo di previsione (più del doppio di quello registrato nel 2012). Inoltre il saldo del conto corrente ritornerebbe in avanzo per la prima volta dopo circa un decennio.
Spesa per consumi ancora in calo
La caduta del reddito disponibile, l’elevato clima di incertezza percepito dai consumatori e il tentativo di ricostituire livelli di risparmio precedentemente erosi continuerebbero a penalizzare i consumi privati. Le persistenti difficoltà nel mercato del lavoro e l’orientamento restrittivo delle politiche di bilancio, limiterebbero la possibilità di un aumento significativo dei consumi nel 2014.
Come conseguenza di questi fattori, la spesa privata per consumi registrerebbe nell’anno in corso una contrazione dell’1,6%, cui seguirebbe una lieve ripresa nel 2014 (+0,4%), inferiore alla crescita del Pil.
Investimenti in recupero nel 2014
Il perdurare dell’incertezza relativa alle prospettive di miglioramento della domanda interna, i bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva e le continue difficoltà nell’erogazione del credito alle imprese da parte del sistema finanziario influenzerebbero negativamente le spese per investimenti nell’anno in corso.
Nel 2013, gli investimenti fissi lordi risulterebbero ancora in contrazione (-3,5%), per effetto di una riduzione della spesa delle imprese in macchine e attrezzature, mezzi di trasporto e costruzioni. Nel 2014, il miglioramento delle prospettive di crescita determinerebbe il ritorno a tassi di accumulazione positivi (+2,9%) che costituirebbe uno dei principali fattori a supporto della crescita del Pil. La ripresa degli investimenti privati dovrebbe beneficiare degli effetti della restituzione dei crediti commerciali da parte della pubblica amministrazione, concentrandosi prevalentemente nella componente delle macchine e attrezzature e in quella dei beni immateriali. Nel 2014, per effetto del graduale miglioramento delle condizioni della domanda interna, è prevista una interruzione della caduta degli investimenti in costruzione.
Mercato del lavoro in sofferenza
Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di debolezza. La caduta dell’occupazione, misurata in termini di input di lavoro, proseguirà per tutto il 2013 (-1.0%), mentre nel 2014, è prevista una graduale ripresa (+0,1%) a seguito del moderato miglioramento delle condizioni generali dell’economia. L’aumento delle persone in cerca di occupazione determinerà una crescita sostenuta del tasso di disoccupazione nel 2013 (+1,2 punti percentuali rispetto al 2012, raggiungendo il livello dell’11,9% in media d’anno). Ciò avrà inevitabili effetti di trascinamento anche nel 2014 con il tasso di disoccupazione previsto al 12,3% nonostante la crescita positiva del Pil. Tale persistenza è associata al ritardo con il quale il mercato del lavoro si adeguerebbe alla ripresa economica e ai fenomeni di allungamento della durata della disoccupazione.
Date le condizioni di debolezza del mercato del lavoro, le retribuzioni per dipendente mostrerebbero una dinamica moderata (+1.0%, nel 2013 e +1,3% nel 2014). Come risultato di questi andamenti la produttività del lavoro diminuirebbe ulteriormente nel 2013 per tornare a crescere debolmente nel 2014. In base a questo scenario il costo del lavoro per unità di prodotto risulterebbe in decelerazione durante l’intero periodo di previsione.
Dinamica inflazionistica moderata
Nei primi mesi del 2013 il processo di rientro dell’inflazione ha subito un’accelerazione. In base all’indice nazionale per l’intera collettività, la crescita annua dei prezzi al consumo in aprile ha raggiunto l’1,2% con una riduzione di 2,1 punti percentuali in un anno. Tale risultato rispecchia da una parte il riassorbimento degli effetti degli aumenti delle aliquote relative alle imposte indirette per effetto della manovra di finanza pubblica del settembre 2011, dall’altra, la riduzione delle spinte al rialzo provenienti dalle materie prime. Larga parte della discesa dell’inflazione è, infatti, ascrivibile al rallentamento dei prezzi delle voci connesse con i ribassi delle quotazioni del petrolio, in atto dalla metà di febbraio. L’apporto alla disinflazione dei prodotti alimentari è viceversa rimasto contenuto, risentendo dell’accelerazione registrata a inizio 2013 dalla componente dei prodotti non trasformati.
Nei prossimi mesi, in presenza di andamenti moderati delle componenti interne dei costi, la riduzione del tasso di inflazione potrebbe essere frenata dall’aumento di un punto (dal 21 al 22%) dell’aliquota ordinaria dell’IVA previsto, a normativa invariata, per luglio 2013. La mancanza di segnali di recupero per la domanda di consumo potrebbe, tuttavia, rappresentare un ostacolo alla immediata e completa traslazione dell’incremento dell’aliquota sui prezzi finali. Nella media del 2013 il deflatore della spesa per consumi finali delle famiglie è previsto aumentare dell’1,8%, un punto percentuale in meno rispetto al risultato del 2012. Nel 2014, in presenza di un moderato recupero dei costi di approvvigionamento delle materie prime energetiche e di un quadro macroeconomico in modesto miglioramento, che conterrà le pressioni sulle componenti endogene, il processo inflazionistico dovrebbe stabilizzarsi con una crescita del deflatore dei consumi pari all’1,7%.
Incertezze dello scenario di previsione
Lo scenario di previsione è connotato da diversi elementi di incertezza relativi sia al quadro internazionale, sia alla possibile evoluzione dei provvedimenti di finanza pubblica.
A fronte del perdurare della debolezza delle componenti interne di domanda, un elemento determinante per l’economia italiana è rappresentato dall’andamento del commercio mondiale, a sua volta fortemente dipendente dall’evoluzione del ciclo economico internazionale. Al momento, i rischi sono rappresentati da un andamento meno dinamico delle economie emergenti e, negli Stati Uniti, dal possibile taglio di spesa pubblica automatico e lineare previsto come conseguenza del possibile superamento del tetto ai livelli del debito pubblico.
Un ulteriore elemento di incertezza che caratterizza lo scenario di previsione è rappresentato dalle implicazioni macroeconomiche dei provvedimenti di finanza pubblica. Nello scenario qui presentato si ipotizza che la restituzione dei crediti alle imprese da parte del settore pubblico induca a comportamenti di ricostituzione dei risparmi delle famiglie e al rafforzamento patrimoniale delle imprese. Solo in parte, quindi, la maggiore disponibilità di liquidità porterebbe all’avvio di nuovi investimenti e all’aumento della spesa per consumi contribuendo a rafforzare la crescita del Pil nel 2014.
Tuttavia, i comportamenti delle imprese e delle famiglie sono influenzati dalle aspettative sul futuro dell’economia e dalla credibilità delle politiche pubbliche. In un contesto caratterizzato da un miglioramento delle aspettative e del clima di fiducia, l’immissione di liquidità nel sistema economico potrebbe rafforzare i consumi e gli investimenti del settore privato in misura superiore a quanto ipotizzato nello scenario di previsione qui presentato.
Revisioni
Analizzando le differenze tra l’attuale quadro di previsione e quello presentato a novembre 2012, il tasso di crescita del Pil italiano è stato rivisto al ribasso per nove decimi di punto nel 2013. Tale differenza è in parte dovuta alle nuove ipotesi sul commercio mondiale e alla revisione delle serie di contabilità nazionale e per la parte restante a una contrazione maggiore di quanto inizialmente atteso dei consumi privati. Nel complesso, le previsioni attuali rientrano all’interno dell’intervallo di confidenza delle previsioni presentate a novembre 2012.

(fonte: Istat)

 

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